Economia

Montezemolo (Italo): «Con più concorrenza si costruisce l’Europa. Berlino ora apra sui treni»

Montezemolo (Italo): «Con più concorrenza si costruisce l’Europa. Berlino ora apra sui treni»

«Noi siamo stati sempre un Paese aperto. È giusto che anche la Germania e non solo, lo sia. È anche così che si fa l’Europa». Luca Montezemolo si appresta a una nuova avventura. Che quasi mai per lui sono esclusivamente di puro business. Quando, dopo la scomparsa di Giovanni e Umberto Agnelli, fu chiamato alla presidenza della Fiat permise a Sergio Marchionne di avviare quel lavoro di risanamento che rimise in gioco il gruppo di Torino nel pieno di un processo di salvataggio e rilancio con il sostegno delle maggiori banche italiane. E alla guida della Ferrari impose il made in Italy oltre che sui mercati anche in quella Formula uno che grazie al Cavallino e con campioni come Niki Lauda e Michael Schumacher divenne man mano uno sport sempre più popolare e amato. E poi il passaggio in Confindustria quando il Paese sembrava andare verso la polarizzazione anti impresa. Oggi, come spiega l’autorevole quotidiano tedesco Faz, è il volto simbolo, se non quello operativo, dello sbarco di Italo in Germania.

Una nuova avventura...
«Ma sì perché ascolti Draghi, ascolti il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, e tutti dicono in fondo una cosa sola: il tempo delle teorie è durato abbastanza ora si deve fare l’Europa con i fatti».

Bè non è che con un treno in Germania cambi chissà cosa...
«Si sbaglia. Intanto non è un treno ma alla Siemens ne ordineremo 30. E sa quanto costa un treno?».

No, immagino qualche milione...
«Svariate decine di milioni. Ma vede, a snocciolare cifre sono bravi in tanti. Quello che conta, ripeto sono i fatti».

E quali sarebbero questi fatti?
«Intanto stiamo parlando di Alta velocità tedesca, non di tutte le ferrovie».

Quanto è importante che si tratti di Alta velocità?
«Pensi all’Italia. A quanto è stato importante Italo. Da quando abbiamo iniziato nel 2012 i prezzi dei biglietti nel nostro Paese sono scesi del 40%. Mentre cresceva la qualità. Tutte le ricerche internazionali lo affermano: in Italia l’Alta velocità è un benchmark mondiale in termini di servizi offerti. E di mercato che è più che raddoppiato con una crescita del 120%. A dimostrazione che c’era e c’è spazio per tutti. Anzi, l’ex monopolista se ne avvantaggia».

Addirittura...
«È innegabile che grazie a Italo la qualità del servizio Alta velocità sia cresciuta. Anche del Frecciarossa che ha aumentato oltre al livello del servizio, frequenze, ricavi».

Certo, in Italia ma...
«Ma lei se lo ricorda quando non volevano fare arrivare Italo alla Stazione Termini di Roma? La concorrenza non piace a nessuno. Ma quando ti ci abitui tutti ne godono, è una sfida continua. E noi italiani siamo campioni in questo».

In che senso? Siamo campioni di concorrenza? Non mi pare.
«Perlomeno non ci spaventa, altrimenti non saremmo diventati tra i leader mondiali dell’export. E abbiamo aperto la porta a tutti».

E infatti c’è chi dice che non abbiamo fatto bene a cedere pezzi e aziende intere...
«Questo lo vedremo. Ma Lufthansa ha comprato Ita e sono sicuro che ne avrà e avremo vantaggi reciproci. La tedesca Mannesmann comprò a suo tempo Vodafone nata a Ivrea come Omnitel. Molte banche francesi hanno comprato in Italia, vuole che le faccia l’elenco?».

No, no, lo conosciamo bene, Bnl diventata Bnp, Crédit Agricole in questo è campione ma anche noi non siamo da meno, guardi cosa sta facendo Unicredit in Germania con Commerzbank.
«Ma certo. Smettiamola anche con questa retorica degli italiani piccoli che non sanno fare nulla. Il nostro maggiore azionista, Msc, è leader mondiale nella logistica e sempre in Germania ha investito molto nel porto di Amburgo. E dove andiamo facciamo crescere mercati, economie, occupazione».

Sì ma Deutsche Bahn dice che voi volete scegliervi le tratte e che la concorrenza c’è già in Germania...
«Guardi io non voglio entrare in polemica con nessuno. Come sa, non è nella mia natura. Ma tutti sanno che sull’Alta velocità c’è concorrenza in Spagna, in Francia, in Italia dove noi stessi assieme a Trenitalia dovremo fare ulteriore spazio ai francesi che stanno arrivando. Perché la Germania deve restare l’unico Paese dove non c’è?».

Ci penserà l’Europa con le sue direttive...
«Di sicuro. I mercati devono essere aperti e devono integrarsi. Ma vede, è nelle cose più che nelle direttive o nelle imposizioni che si deve affermare un principio sano e naturale come quello della concorrenza».

Sì ma se la Germania si oppone?
«La Germania o i tedeschi? Perché non mi pare che i treni in Germania godano di così buona opinione. Anzi, mi sembra che la richiesta sia di forte cambiamento come dimostrano le scelte della nuova dirigenza. Noi siamo pronti, certo non compriamo treni senza sapere se potremo usarli. Si tratta di miliardi di investimenti».

Addirittura miliardi...
«Sì miliardi».

Quanti?
«3,6 miliardi per essere precisi e senza contare l’indotto».

3,6 miliardi per fare cosa?
«Gliel’ho detto, ordineremo una trentina di treni alla Siemens ai quali aggiungeremo un’opzione per altri 14, più un contratto di manutenzione per 30 anni. Tutto questo assicurerà nuovi posti di lavoro per il Paese. E non è finita, se vuole continuo nell’elenco».

Certo.
«Solo di pedaggio pagheremo 250 milioni l’anno a Infrago che è la società che gestisce la rete tedesca. Questo significa 1.000 assunzioni a tempo indeterminato che faremo noi, più tutto l’indotto (1.500) legato al catering sui treni, alla pulizia delle vetture e via dicendo».

Ma al momento dalla Germania non sembrano molto propensi a darvi via libera.
«Noi aspettiamo. Infrago e l’Authority dovranno dare una risposta. Noi abbiamo programmato 56 corse giornaliere. Vorremmo mantenere i nostri impegni con Siemens che non possono rimanere in stand by all’infinito».

Ma è ottimista o pessimista?
«Ottimista, ottimista... Sa, abbiamo tra i nostri azionisti la maggiore compagnia d’Europa che si chiama Allianz ed è tedesca. L’Unione deve uscire dal territorio delle parole...».

Ho capito ma se la Germania non vuole, guardi con Orcel e Commerzbank...
«Appunto. Mi pare che Unicredit proceda. I mercati o processi come quelli della mobilità che non danneggia l’ambiente sono difficilmente ostacolabili. Da Parigi si va a Londra, Bruxelles e Ginevra, e ci si va in treno. In Francia da Parigi si andava a Lione in aereo adesso sembra perlomeno eccentrico. Anzi, sotto un certo limite l’aereo non si usa più in Paesi come la Francia. Il futuro della mobilità europea è con il treno. In termini di sostenibilità ambientale, economica. Anche il tipo di mercato che è stato aperto chiede questo».

Quale mercato?
«Quello di chi viaggia per lavoro. Oggi col treno si arriva nel centro delle città. Ci si può muovere senza tempi morti».

Un bel cambio di passo per lei che è stato presidente anche di Alitalia...
«Per fortuna il mondo evolve. Aerei e treni possono e devono essere complementari così come il trasporto su gomma, non a caso abbiamo creato Itabus. Di questi tempi l’unica cosa da non fare è prendere decisioni ideologiche. Più mercato, più concorrenza, e mi lasci dire più Europa. Credo che chiunque sia disposto a sottoscrivere questi pochi quanto basilari principi per poter crescere e svilupparsi».

Ultima domanda, ma si chiamerà Italo anche in Germania?
«No. Sarà un treno bellissimo, blu. Ma non si chiamerà Italo, per il nome ci sentiamo più avanti...».

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