Superata l’assemblea Delfin del 30 giugno gli otto azionisti che si dividono il 12,5% a testa della cassaforte tornano a prepararsi in vista di settembre quando si dovrebbe riaprire il dossier del riassetto. Ognuno gioca la sua partita. A cominciare da Leonardo Maria Del Vecchio, il giovane imprenditore della Lmdv Capital che in questi giorni starebbe affrontando il rifinanziamento della sua esposizione che complessivamente ammonta a una cifra superiore a un miliardo erogata a suo tempo da Unicredit (650 milioni) e Indosuez (350 milioni) più 110 milioni di leasing.
L’obiettivo sarebbe duplice. Primo, sostenere le sue partecipazioni industriali. Secondo, farsi trovare pronto nel caso in cui ci fossero le condizioni per acquistare quello 0,4% che il fratello Rocco Basilico aveva chiesto di spostare in un veicolo personale ad hoc — o magari vendere ad altri azionisti — dopo che il Tribunale del Lussemburgo aveva stimato in 149 milioni il valore di quella quota.
Leonardo Maria è proprietario del 12,5% di Delfin, una realtà il cui valore netto di mercato (nav) è superiore ai 40 miliardi ma le cui azioni non possono essere date in garanzia in base allo statuto. In questi giorni, dopo le interlocuzioni con le banche che si trovano a dover affrontare equilibri tra esposizione e margine operativo delle sue partecipazioni, Leonardo Maria ora avrebbe avviato interlocuzioni con fondi di debito. Primo fra tutti Apollo già sondato ai tempi del maxi prestito da 10 miliardi che Leonardo Maria aveva provato ad allestire per rilevare il 25% messo in vendita dai fratelli Luca e Paola Del Vecchio. Un tentativo fatto in extremis, dopo che le banche avevano chiesto più garanzie per erogare il prestito. Non se ne era fatto niente ma i rapporti con Apollo sono rimasti.
Da qui i nuovi dialoghi. Per erogare nuova finanza, il fondo di debito dovrebbe sostituire per intero anche le posizioni degli attuali creditori, cosa che consentirebbe al giovane erede di avere subito liquidità anche se a un costo più elevato.
Non è detto che Leonardo Maria voglia per forza rendere esecutivo l’esercizio dell’opzione di acquisto su quello 0,4% di Rocco Basilico, al quale ha peraltro fatto causa sulla legittimità di quella quota. Ma anche tutti gli altri azionisti hanno mostrato come lui interesse verso quel pacchetto di azioni.
La partita è aperta. Ora l’attesa è che il Tribunale del Lussemburgo si esprima in successione sulla richiesta di spostare in veicoli propri le quote in Delfin da parte di tutti i soci. Intanto continua riemergere la proposta di distribuire le quote in Mps, Generali e Unicredit agli azionisti attraverso la scissione di Delfin. E’ il vecchio progetto della creazione di una Delfin Uno che presidierebbe la quota strategica del 32,4% in Essilorluxottica e di una Delfin Due che consentirebbe agli azionisti di cedere senza vincoli le partecipazioni bancarie e assicurative per fare cassa e procedere al riassetto della cassaforte.
Nello stesso tempo, alcuni eredi stanno cercando di trovare un super consulente, forse un giurista con un profilo super partes che possa trovare il consenso, se non della totalità dei soci almeno dell’ampia maggioranza di essi per disegnare un percorso verso un accordo su assetti e governance. Anche per chiudere una successione non ancora conclusa dopo 4 anni.
22 luglio 2026, 09:10 - Aggiornata il 22 luglio 2026 , 09:10