Economia

Elon Musk, ovvero come perdere mille miliardi in Borsa (e non sentirlo): chi paga per il crollo di SpaceX

Elon Musk, ovvero come perdere mille miliardi in Borsa (e non sentirlo): chi paga per il crollo di SpaceX

Il tredicesimo lancio di Starship, il primo dalla quotazione di SpaceX a Wall Street, era previsto per il 16 luglio da Starbase, in Texas. Un test importante per il razzo spaziale che dovrebbe abbattere il costo di portare materiale nello spazio da tremila a cento dollari al chilogrammo. Alle 18,45 era tutto pronto, diretta streaming compresa. Poi, pochi minuti prima del via, qualcosa è andato storto, probabilmente un problema ai motori: lancio abortito; rinviato solo di una settimana, ha rassicurato Elon Musk. Ma non è bastato a evitare un’altra giornata di tregenda per SpaceX in Borsa.

Dopo aver toccato le stelle, il gruppo aerospaziale è tornato pesantemente sulla terra. Planata a Wall Street a 135 dollari, l’azione è ascesa fino a 225 dollari in pochi giorni per poi scivolare lunedì a 121 dollari, sotto il prezzo di debutto sul listino. Un vuoto d’aria del 46% che, in termini di capitalizzazione, vale circa 1.200 miliardi di dollari, l’equivalente dell’intero valore di Borsa Italiana. SpaceX era infatti arrivata a sfiorare i 3.000 miliardi a New York, ora ne vale poco più di 1.700. Musk, che controlla il 42% di SpaceX e detiene oltre l’80% dei diritti di voto, ha visto il suo patrimonio ridursi di oltre 300 miliardi. Il tutto nel giro di un mese, con un andamento da montagne russe che ha lasciato di stucco gli analisti.

Fra fondi passivi, gestori algoritmici, piattaforme di trading con caratteristiche da casinò, chi frequenta la Borsa è ormai abituato a movimenti razionalmente inspiegabili, come il crollo da 70 miliardi di Ibm dopo un taglio dei ricavi di 600 milioni. Ma un’oscillazione da un trilione in 30 giorni, senza che siano accaduti avvenimenti eccezionali, pare davvero troppo. Chi ha ragione? Il mercato o gli esperti che ancora assegnano a SpaceX valutazioni superiori ai 3.000 miliardi?

Dietro al flop di SpaceX, ci sono anche motivi tecnici. Pur raccogliendo la cifra record di 86 miliardi, con la quotazione il gruppo ha messo sul mercato pochi titoli, circa il 5% del capitale. È rimasta così insoddisfatta una porzione enorme della domanda degli investitori che, quindi, si sono precipitati ad acquistare azioni sul mercato nei giorni successivi al debutto a Wall Street. Gradualmente, questa pressione rialzista si è esaurita, portando il titolo a riassestarsi intorno al prezzo dell’Ipo. 

Difficile che possa tornare con altrettanto vigore, anzi potrebbe affievolirsi ancora. Secondo i calcoli di Reuters, infatti, ad agosto scadranno gli impegni a non vendere di molti dipendenti e investitori storici che riverseranno sul mercato oltre 900 milioni di azioni SpaceX. Ce ne sarà abbastanza per soddisfare l’appetito pantagruelico del mercato americano che, anzi, rischia un’indigestione prima che sulla tavola arrivino le quotazioni altrettanto faraoniche di OpenAi e Anthropic.

La performance deludente di SpaceX a Wall Street potrebbe peraltro diventare un freno all’onda dell’Ipo negli Stati Uniti e nel mondo. Molto dipenderà da come si comporterà il titolo nelle prossime settimane. Venendo meno le spinte finanziarie, il futuro andamento di Borsa dipenderà dai dati di bilancio del gruppo. Quelli attuali — 5 miliardi nell’ultimo anno — non giustificano certo la valutazione passata di 3.000 miliardi, ma a ben vedere neanche quella attuale di 1.700 miliardi. Tutto si gioca sui numeri prospettici di SpaceX che, secondo le banche che l’hanno quotata, andranno in su a razzo. Goldman Sachs ha prospettato un aumento del fatturato dai 18,7 miliardi del 2025 ai 474 miliardi del 2030, trainato dalla moltiplicazione per cento in cinque anni dei ricavi da intelligenza artificiale.

Gli analisti più ottimisti — fra cui quelli di Bank of America che valutano i titoli 235 dollari — ripongono invece grande fiducia nella capacità di SpaceX di monetizzare il suo monopolio dello spazio. Il gruppo ha completato oltre 650 lanci di razzi Falcon, 165 dei quali nel 2025, registrando un tasso di successo elevatissimo. La possibilità di riutilizzarli fino a 65 volte ha consentito di abbattere i costi di trasporto a 2.700 dollari contro i 18.500 dei concorrenti. Motivo per il quale l’80% del materiale approdato in orbita negli ultimi anni ci è arrivato a bordo di SpaceX. Musk ha sfruttato questo predominio commerciale per costruire una rete di quasi 10 mila satelliti, l’ormai famigerata Starlink che, a detta di BofA, ha il potenziale per cambiare il mondo delle telecomunicazioni, specie nelle aree dove le reti fisse e mobili non arrivano o sono deboli. Il recente accordo fra SpaceX e Fastweb-Vodafone per provare a portare la connessione di Starlink ai cellulari negli Appennini potrebbe essere il primo di una lunga serie.

Nei primi giorni di quotazione a Wall Street alcuni analisti pronosticavano che il gruppo potesse arrivare a 5.000 miliardi di capitalizzazione, altri vaticinavano che valesse al massimo 1.000. D’altronde, il valore di SpaceX, così come quello di Tesla, dipende più di tutto dal «premio Musk»: dalla convinzione — o dalla fede — di molti azionisti che Musk sia il Michelangelo del XXI secolo, genio eclettico in grado di superare missioni impossibili. A volte Musk, in effetti, ci è riuscito: chi avrebbe mai osato creare da zero un’azienda spaziale in grado di riutilizzare i razzi e di soppiantare la potente agenzia pubblica Nasa?

Quando invece ha fallito qualche obiettivo, Musk ha trovato uno stuolo di investitori fedeli e disposti ad aperture di credito pressoché infinite: chi ricorda più la Tesla economica che avrebbe dovuto arrivare su strada nel 2023? Oppure la quantità di volte in cui dal 2013 a oggi l’imprenditore sudafricano ha annunciato il lancio di robotaxi autonomi? Non è ancora successo a causa di infinite sfide tecniche che, forse, SpaceX potrebbe risolvere con la sua connessione satellitare e la sua intelligenza artificiale. È opinione diffusa, infatti, che la prossima sfida di Musk sia la fusione di SpaceX e Tesla per portare sotto il suo controllo un impero che va dall’Ai alle auto, dai satelliti ai robot. Il tracollo di SpaceX in Borsa rischia però di non far tornare più i numeri.

22 luglio 2026, 09:36 - Aggiornata il 22 luglio 2026 , 09:39

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