Economia

La cucina italiana vale 253 miliardi di euro ed è la più attrattiva per gli investitori: dove si trovano le maggiori opportunità di crescita

La cucina italiana vale 253 miliardi di euro ed è la più attrattiva per gli investitori: dove si trovano le maggiori opportunità di crescita

Negli ultimi anni, la ristorazione italiana è stata protagonista di diverse operazioni finanziarie, oltre che di riconoscimenti internazionali come quello ricevuto dall’Unesco. Dalla famiglia Cerea, che ha ceduto il 40% del gruppo Da Vittorio alla holding della famiglia Ruffini, Ou(r) Group, e ha sviluppato partnership con Lvmh, a Leonardo Maria Del Vecchio, che con Triple Sea Food investe nella ristorazione di lusso. Da Cvc Capital che ha acquisito La Piadineria, fino All’Antico Vinaio, che dopo la fine dell’accordo commerciale con la famiglia Percassi è (probabilmente) alla ricerca di nuovi soci per portare avanti la propria crescita. Un dinamismo che si riflette anche nei numeri: secondo il Deloitte Foodservice Market Monitor 2026, il report della società di consulenza che fotografa il valore del settore foodservice e le sue tendenze a livello globale, la cucina italiana nel mondo ha raggiunto i 253 miliardi di euro di valore nel 2025 e si conferma la più attrattiva per gli investitori.

Secondo lo studio, inoltre, il foodservice italiano - ovvero il mercato della ristorazione e dei consumi alimentari fuori casa -, vale 84 miliardi di euro si colloca al sesto posto nel ranking mondiale. Con delle peculiarità: il nostro Paese rimane caratterizzato da una forte preferenza di full service restaurant (con servizio al tavolo), che rappresentano il 50% del valore complessivo, mentre le catene hanno una penetrazione molto limitata, dell’11% contro il 35% della media mondiale. Le opportunità di sviluppo maggiori si trovano proprio in quest’ultimo segmento: nel periodo 2019-2025 le catene sono cresciute del 7,2%, contro lo 0,6% degli operatori indipendenti. Le catene quick service restaurant (fast food e simili), in particolare, crescono al +10,5%, quasi il doppio della media globale (+6,1%), guadagnando il 6,2% della quota di mercato. «È questo il segnale più chiaro di un fenomeno che il settore definisce "chainization", ovvero il processo attraverso il quale i format organizzati e scalabili sostituiscono progressivamente la ristorazione indipendente. Un fenomeno che in Italia sta avanzando a un ritmo superiore rispetto alle principali aree geografiche mondiali» ha commentato Tommaso Nastasi, strategy and value creation leader di Deloitte.

La cucina italiana nel mondo rappresenta oggi il 19% del mercato globale dei full service restaurant, confermandosi la categoria più ricercata a livello internazionale. Il mercato delle fusioni e acquisizioni nel foodservice italiano registra una netta accelerazione: 34 operazioni nel periodo 2022-2025 contro i 20 del 2016-2019, con un incremento medio di 3,5 di deal annui. La cucina del nostro Paese si conferma così la più attrattiva per gli investitori, rappresentando il 39% di tutti i deal italiani, di cui il 21% legato alle pizzerie: fast food e healthy food rappresentano ciascuno il 18% degli affari post-Covid. «Il report Deloitte di quest’anno fotografa un settore in via di stabilizzazione, ma con dinamiche di crescita sempre più concentrate nei format scalabili e nelle catene organizzate - ha detto Nastasi -. La velocità di espansione del segmento quick service restaurant italiano e l’accelerazione delle operazioni di M&A segnalano che gli operatori con modelli di business scalabili stanno cogliendo opportunità in un mercato storicamente frammentato».

A livello globale, il mercato globale del foodservice ha raggiunto i 2.981 miliardi di euro nel 2025 (+2,2%), segnando un ritorno ai tassi di crescita pre-pandemici (+2,1% nel periodo 2016-2019). A livello regionale, l'Europa guida la crescita con il +6%, la performance più alta tra tutte le aree geografiche, il Nord America consolida la propria posizione con un +4% di quota rispetto al 2019, mentre si stima che l'area Asia-Pacifico tornerà a guidare l'espansione nel periodo 2025-2030, sebbene abbia perso il 5% di quota rispetto al 2019. Sul fronte dei format, i quick service restaurant guidano la crescita anche a livello globale (+4,6% nel periodo 2019-2025), raggiungendo il 33% di quota di mercato l’anno scorso (+4% dal 2019).
La trasformazione strutturale più rilevante riguarda i canali di consumo: il delivery ha guadagnato il 15% di quota dal 2019, con i ricavi generati attraverso delivery, asporto e altri canali off-premise (modalità di acquisto di cibo che viene consumato poi altrove) che rappresentano ora il 45% del valore totale del foodservice globale.

22 lug 2026 | 17:54

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