È stata una giornata intensissima per il governo. Le reazioni all’okay dall’Europa per uno sforamento del rapporto deficit/Pil sull’energia purché in investimenti e non per le bollette; il primo sì della Camera alla legge per il ritorno al nucleare; il via libera al patto di migrazione e asilo, grande battaglia del governo che — annuncia il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi — ci si sta preparando a recepire, visto che la direttiva Ue arriverà il 13 giugno. E ancora: il provvedimento sulle accise rimandato ad un decreto ministeriale (no ai voucher per l’opposizione della Lega, discussione in corso nella maggioranza su come proseguire con gli aiuti: il taglio delle accise sarà valutato una volta conosciuto l’extragettito Iva sui carburanti). L’ultima rata del Pnrr erogata (da 12,8 miliardi). E, in consiglio dei ministri, un nuovo caso che esplode sulla Corte dei Conti.
A fine giornata, soddisfazione viene espressa dalla premier Meloni, ma non dal vicepremier Matteo Salvini, che ha una spina nel fianco: il generale Vannacci. Mettiamo in fila le cose.
Come noto, l’Ue ha detto sì ad una flessibilità per i costi della crisi energetica. Ma non potranno essere utilizzati per il taglio delle accise. Lo spiega il ministro Giancarlo Giorgetti: quelli già previsti scadono domani ma il governo interverrà per decreto. Per il resto, sulla possibilità di sforare «valuteremo con calma come usarla, non possiamo sbagliare».
Intanto, la Camera ha approvato l’avvio della procedura che ci permetterà di utilizzare nel prossimo decennio l’energia nucleare, come spiega il ministro Gilberto Pichetto Fratin, annunciando leggi delega che il governo dovrà approvare. Se l’opposizione insorge, i vicepremier Salvini e Tajani si rallegrano, chiaro che il percorso sarà lungo ma «ci consentirà di avere autosufficienza».
È poi arrivato il sì all’ennesima rata del Pnrr, e Giorgia Meloni esulta: «Siamo il primo paese d’Europa», perché è vero che l’Italia è riuscita ad ottenere i soldi messi a disposizione nella loro totalità. Ma Salvini frena. Mentre Roberto Vannacci parla di «solenne presa in giro» da parte dell’Ue, il vicepremier frena: «Avevamo detto che non era possibile che l’Ue ci permettesse di spendere miliardi per armi e non per sostenere famiglie e imprese in difficoltà. Ci viene concesso, bene. Mi sembra il minimo sindacale». Posizione diversa da quella di Giorgetti: «Non è che si è vinto un derby ma sono soddisfatto di aver lavorato per portare questo risultato a famiglie e imprese».
In consiglio dei ministri invece si apre un nuovo caso. Su richiesta del sottosegretario Alfredo Mantovano si è deciso di chiedere chiarimenti alla Corte dei conti in merito alla delibera di promozione a presidente di Sezione di dieci magistrati, a fronte di nove posti disponibili. Dal punto di vista formale i provvedimenti di promozione sono legittimi, ma secondo l’esecutivo c’è un tema di opportunità. Ovvero, non si tiene conto della legge di riforma che prevede la riduzione delle posizioni dirigenziali. La Corte poi sostiene l’urgenza dell’interpello, pubblicato pochi giorni prima dell’entrata in vigore della nuova legge, che però contrasta con il fatto che uno dei dieci magistrati promossi è fuori ruolo. Infine la Corte ha un rapporto di 1 a 5 di figure apicali rispetto alla Giustizia amministrativa che ha un rapporto di 1 a 1 0 .