SpaceX è pronta al lancio della più grande quotazione della storia, in programma venerdì 12 giugno. Rompendo con le consuetudini di Wall Street, Elon Musk ha fissato un prezzo «prendere o lasciare» per le azioni del gruppo di Starlink, dei razzi Falcon e di xAI: 135 dollari. Considerato che SpaceX ne emetterà 555,6 milioni, la raccolta sarà di 75 miliardi di dollari e la valutazione di 1.780 miliardi.
Se questi numeri saranno confermati dalla domanda degli investitori, SpaceX diventerà la settima azienda per capitalizzazione a New York. Supererà di oltre 400 miliardi anche l’altra creatura di Musk, Tesla, nonostante numeri di bilancio molto più modesti. SpaceX ha chiuso il 2025 con ricavi per 18,7 miliardi, un quinto di Tesla, e in perdita per quasi 5 miliardi. La maxi-valutazione di 1780 miliardi per il gruppo aerospaziale poggia però sulle stellari prospettive di crescita delineate dalle banche d’affari incaricate di attrarre fondi per l’ipo.
Secondo il Financial Times, Goldman Sachs ha prospettato agli investitori un aumento del fatturato di SpaceX dai 18,7 miliardi del 2025 ai 474 miliardi del 2030. Il grosso di questo incremento sarà frutto non delle telecomunicazioni di Starlink, dei viaggi spaziali, della colonizzazione di Marte. Bensì, forse più banalmente, del boom dell’intelligenza artificiale. Stando alle proiezioni della banca, il giro d’affari di xAI si moltiplicherà per 100 nel giro di cinque anni, passando da 3,2 miliardi a 322 miliardi, anche grazie ai futuristici piani di costruzione di data center in orbita. Più che conquistare lo spazio cosmico, insomma, SpaceX mira a rubarne nel portafoglio degli investitori agli altri due giganti dell’Ai in predicato di quotazione: Anthropic e OpenAI.
Ce la farà? Sarà un test importante per Wall Street e per le 23 banche d’affari al lavoro sull’ipo, che riceveranno commissioni per decine, se non centinaia, di milioni e non stanno perciò lesinando sul marketing. Persino il grande capo di JpMorgan, Jamie Dimon, è pronto a scendere in campo per presentare l’operazione ai più facoltosi clienti dell’istituto in 50 Paesi.
Tanto impegno potrebbe non servire. SpaceX — come Tesla e le altre aziende della galassia — potrà beneficiare del «premio Musk», ossia della fiducia (talvolta, quasi della fede) che uno stuolo di investitori ripone nelle capacità dell’imprenditore sudafricano. D’altronde, chi nel 2010 ha creduto nella capacità di Musk di creare un mercato per le auto elettriche e ha comprato titoli di Tesla in quotazione oggi si troverebbe in mano un pacchetto azionario con un valore di 260 volte superiore. Riuscirà SpaceX a ripetere le stesse performance, partendo però da un base molto più alta?
Il tempo dirà se il gruppo sarà all’altezza delle attese e delle proiezioni. Nel frattempo, la quotazione dei record di SpaceX creerà un buon numero di nuovi milionari e miliardari fra i dipendenti del gruppo, gli azionisti della prima ora e quelli arrivati in un secondo momento. Titolare «solo» dello 0,63% di SpaceX, per esempio, il principe saudita Alwaleed vedrà la sua fortuna lievitare di 11 miliardi all’indomani dell’ipo. Alphabet, casa-madre di Google, vedrà il valore della sua quota del 7% salire a quasi 125 miliardi (con un ritorno da capogiro sui 900 milioni investiti nel 2015).
Lo sbarco di SpaceX a Wall Street creerà anche il primo trilionario della storia: Musk. L’imprenditore manterrà il 12,3% del capitale, ma potrà aumentare la sua partecipazione grazie a una serie di bonus legati al raggiungimento di obiettivi come l’installazione di data center in orbita e di un milione di coloni su Marte. Soprattutto, grazie ad azioni speciali di classe B, Musk deterrà l’85% dei voti in assemblea e sarà di fatto impossibile da licenziare. Per rimuoverlo dall’incarico di ceo o presidente di SpaceX, servirà infatti il voto favorevole della maggioranza delle azioni di classe B. Cioè, di Musk stesso.
5 giu 2026 | 07:29