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Briatore: «Portare Gucci in F1, un colpo mai visto. Basta criticare Sinner, lui e Antonelli stanno salvando l'Italia»

Briatore: «Portare Gucci in F1, un colpo mai visto. Basta criticare Sinner, lui e Antonelli stanno salvando l'Italia»

MONTECARLO Flavio Briatore guarda il porto e sorride. «Dormo qui sulla barca-hospitality Explora, ci metto poco ad arrivare…». È contento perché l’Alpine sta crescendo, perché ha appena chiuso un maxi-accordo che porterà Gucci come title sponsor del team dall’anno prossimo.

Moda e Formula 1 sono nel suo destino.
«Già, siamo partiti anni fa con la Benetton, i costruttori ridevano, ci chiamavano “fabbricanti di t-shirt”, poi hanno smesso di ridere. Questa è un po’ la stessa storia in un contesto completamente diverso: si tratta di un accordo con uno dei marchi più importanti al mondo, un simbolo italiano. Luca De Meo è appassionato di F1 ma Pinault (il proprietario del gruppo Kering, ndr) no, ora lo sta diventando, ha partecipato a ogni fase delle negoziazioni, l’intesa darà un’immagine di lusso alla squadra. È una delle operazioni più smart mai condotte in F1, il ritorno avuto dopo l’annuncio è stato enorme e tutti ne hanno parlato bene».

Magari arriveranno altri brand di lusso in altri team.
«Più in alto di così non potevamo arrivare. E  gli altri brand di lusso sono spettatori nell’arena, noi siamo dentro l’arena con Gucci. Non è stato semplice per loro accettare di diventare main sponsor di un team, ne abbiamo parlato parecchio. La Formula 1 ora è l’unico sport globale al mondo. Stefano Domenicali e gli altri hanno fatto un gran lavoro. La guardavano i settantenni, ora la guardano tutti i giovanissimi».

Con un marchio così aumentano le responsabilità. Quali sono gli obiettivi?

«Tornare a vincere, abbiamo dimostrato di saperlo fare con Benetton e Renault e non abbiamo mica perso il libretto delle istruzioni. Sono contento perché vedo una squadra concentrata e coesa, è cambiata nell’ultimo anno e mezzo, finalmente sono tutti motivati. Ma dobbiamo migliorare, ci mancano 6-7 decimi. L’accordo per avere i motori Mercedes è stato fondamentale. È stato solo il primo step. Almeno adesso pensiamo a telaio e aerodinamica, delle power unit non dobbiamo più occuparci».

E i suoi piloti, Gasly e Colapinto?
«A Franco dico: “Ma chi guidava l’anno scorso, tuo fratello?”. Aveva una pressione enorme, ha milioni di tifosi in Argentina e in tutto il Sud America anche se non ha vinto un cavolo: l’ho protetto e difeso quando tanti volevano farlo fuori, ora scopriremo quanto talento ha. Sta andando bene. Pierre è un’altra sorpresa, conoscendolo lo apprezzi per l’impegno straordinario. Con Franco ci aiutano a spingere il team anche dal punto di vista commerciale».

Antonelli, leader del Mondiale a 19 anni. Sorpreso?
«Aria fresca. Un ragazzo con i piedi per terra e con una famiglia solida dietro, fa bene alla F1 e allo sport italiano. Con il calcio ridotto a pezzi, siamo fuori dai Mondiali per la terza volta e non frega niente a nessuno, in Italia ci sono due idoli: Kimi e Sinner hanno calamitato tutta l’attenzione che normalmente avrebbe la Nazionale».

Lei chi sceglierebbe come allenatore della Nazionale?
«Il problema non è l’allenatore. Bisogna cambiare il regolamento, serve un commissario. Qualunque presidente della Figc venga eletto non cambierà niente, il calcio italiano va rifondato.Servirebbero poteri straordinari per 2-3 anni e poi si ricomincerebbe sul serio».

Torniamo alla F1. Ha fatto bene Leclerc a restare alla Ferrari?
«Decisione sua, ormai si identifica con la Ferrari per cui ha fatto bene a rinnovare e dall’altra parte hanno fatto bene a confermarlo: gran pilota, veloce e intelligente».

Lei ha battuto la Ferrari degli anni d’oro. Perché a Maranello non vincono un Mondiale da quasi vent’anni?
«Non è mica colpa mia… La Ferrari compete contro i migliori al mondo, però secondo me dovrebbe almeno arrivare a giocarsi il titolo alle ultime gare».

Crede che questo campionato sia aperto?

«Certo, fra Antonelli e Russell… è apertissimo. Io spero che la Ferrari arrivi davanti a McLaren e Red Bull, la Mercedes mi pare troppo avanti e le concessioni del regolamento incideranno poco, parliamo di millesimi. Ma io penso all’Alpine, a come avvicinare i primi quattro team e a tenere dietro quelli che ci vogliono superare».

Antonelli può vincere il Mondiale?
«Sì, mi aspettavo che fosse competitivo ma non a questo livello».

Nella seconda parte di stagione ci sarà un livellamento dei valori?
«Lo spero. Ma il punto è un altro: oggi si vince grazie alla stabilità, la Mercedes ha cambiato poco. Non basta avere il pilota: se io avessi Verstappen mi darebbe 3 decimi in più ma sarei sempre quinto».

Alonso e Hamilton, quarantenni in griglia.
«Fernando non ha una macchina competitiva, ma appena ha un’opportunità è lì a giocarsela, appena può lo dimostra. Lui come Hamilton sono dei veri brand che fanno bene alla F1 accanto a tutti gli altri idoli dei ragazzini».

Suo figlio Nathan Falco vuole lavorare in F1?
«No. Vuole lavorare nel food & beverage e l’università gliela faccio io».

Con Sinner vi vedete qualche volta qui a Montecarlo. Che cosa la colpisce di più di Jannik?
«La personalità e la serietà. È un ragazzo normale, evita tv show o cose simili, la gente si aspetta ogni giorno qualcosa di più da lui. Ha creato un movimento fantastico, e sul tennis Binaghi ha fatto un super-lavoro, parlano i risultati, basta vedere Cobolli in finale del Roland Garros. Il calcio dovrebbe seguire l’esempio, sono 12 anni che non vediamo un Mondiale. In Spagna era successo con Alonso: con lui campione avevano aperto 100 scuole di kart, ora in Italia giocano tutti a tennis. E poi con Jannik abbiamo avuto una fortuna pazzesca: per 5 km non è nato in Austria».

Però basta un passo falso e si scatenano le critiche. 
«Bisogna lasciarlo stare. Dobbiamo solo ringraziare di avere campioni come Jannik o Antonelli, non possiamo pensare che debbano fare tutto ciò che ci piace. E non dimentichiamoci che Jannik ha 24 anni, all’età sua ero un imbranato»

6 giu 2026 | 06:25

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