Tutto come previsto o quasi: nelle cronometro non si inventa nulla. Ieri nei 26 chilometri tra Évian e Thonon-Les-Bains il più forte specialista al mondo, Remco Evenepoel, ha distanziato di 28” il più forte ciclista del mondo, Tadej Pogacar. Il resto (del mondo) li ha visti solo di spalle: 64” al danese Skjelmose, 1’16” al baby fenomeno francese Seixas, 1’24” al suo omologo messicano Del Toro. Bravo Cattaneo, sesto, stanco e poco motivato Ganna, mai in corsa e solo undicesimo.
Il Tour de France si avvicina all’epilogo con Pogi saldamente in giallo, Evenepoel felice di un secondo posto (a 4’32”) che difficilmente — vista l’ottima salute del belga — potrà essere avvicinato da Del Toro (+6’51”) o Seixas (+7’11”), liberatisi a dire il vero in modo un po’ cruento del tedesco Lipowitz, che cadendo ha distrutto, nell’ordine, una transenna e una clavicola. Alle spalle dei quattro di testa, distacchi da corse di inizio Novecento: il decimo a 25’, il ventesimo a un’ora e un quarto, gli ultimi trenta a una tappa abbondante di distacco.
La polemica sui controlli notturni di sabato su Pogacar e sul (ritirato) Vingegaard si stempera nel grottesco: il regolamento li motiva solo in casi di «evidente sospetto sugli atleti», l’agenzia che li esegue per conto dell’Unione Ciclistica ha testato almeno altri dieci corridori e in un comunicato precisa la «necessità di rafforzare i test per garantire la pulizia del Tour». Onestamente non abbastanza per tirar giù dal letto alle due di notte un povero cristo che il giorno dopo dovrà pedalare sei ore. Le squadre professionistiche hanno emesso un comunicato in cui minacciano di non pagare più l’antidoping e pongono ai vampiri federali una sola domanda: svegliereste un atleta alla vigilia di un match di Wimbledon o di una finale mondiale di calcio? Nessuna risposta, ovviamente.
Dopo la frazione interlocutoria di oggi nell’Isère, il Tour è atteso dalle due tremende frazioni consecutive sull’Alpe d’Huez dove una stanza di albergo costerà come un cinque stelle a Montecarlo. Enormi, intanto, anche le difficoltà del ciclismo italiano che da ieri rischia l’implosione a livello politico. La Federazione ha deciso infatti di commissariare la Lega del Ciclismo Professionistico affidandola a un generale dei carabinieri. I motivi non sono noti, la Lega, che non si ritiene commissariabile, annuncia ricorsi e denunce mentre l’azzurro più atteso al Tour, Antonio Tiberi, annaspa a due ore da Pogacar.
22 lug 2026 | 07:07