La nuova serie A nasce in un momento complicato. Lo stato dell’arte: siamo fuori dal Mondiale per la terza volta di fila e la Figc è senza presidente e senza ct. E ancora, l’Aia è in ginocchio e molti club, non l’Inter campione, sono in fibrillazione o, peggio, in affanno. Soprattutto il Milan, azzerato e confuso, nelle mani di Ibra, che è il primo colpevole del fallimento della stagione appena conclusa e con Cardinale che vuole tornare all’allenatore giochista dimenticando quanto poco è rimasto al suo posto Fonseca. La Juve per mesi ha inseguito Vlahovic e ora è senza centravanti.
Il Napoli ha scelto Allegri, ma non può ancora annunciarlo. È difficile azzardare previsioni sulle 38 giornate messe in fila dall’intelligenza artificiale perché il mercato deve ancora entrare nel vivo. Siamo però curiosi di vedere come Max, a caccia di riscatto dopo esperienze non esaltanti con Juve e Milan (forse non è il caso di tornare dove si è fatto bene) sfrutterà la scia di Conte e una squadra con un alto potenziale. A Torino la prima volta c’è riuscito alla grande, stavolta basterà aspettare le prime 5 giornate, tutt’altro che banali: Genoa in trasferta, Como al Maradona, il duello a San Siro con l’Inter e poi Bologna (in casa) e Fiorentina (fuori).
Max deve partire forte come ha fatto negli ultimi anni senza perdersi nel girone di ritorno. Siamo anche intrigati dalla prima Roma interamente di Gasperini e da come Sarri modellerà l’Atalanta che viene da 10 anni di un calcio diverso. Il Milan, che comincerà in casa del Torino, farà bene a risolvere in fretta i suoi dilemmi perché rischia di perdere (oltre alla faccia) quei pochi giocatori buoni che ha e il riferimento non è a Leao. La Juve, che parte da Frosinone, deve fidarsi di Spalletti e Chiellini e consigliamo a Comolli di lasciar perdere gli algoritmi. Il campionato è disegnato. Rendiamolo competitivo e appassionante.