La presidente dei Giovani di Confindustria Maria Anghileri - imprenditrice dell’acciaio, profondo Nord, nata a Lecco nel 1987, chief operating officer di Eusider, l’azienda di famiglia - ha aperto il consueto convegno di Rapallo dell’associazione con una relazione che chiama alla riscossa i giovani e l’Europa.
«C’è una bella differenza tra chi si impegna per costruire la pace e chi scommette sulla guerra, magari sfruttando informazioni privilegiate per investire in Borsa con ritorni milionari», dice Anghileri. E il riferimento a Trump è puramente voluto. D’altra parte «è tempo di passare da una unione di consumatori indifesi a una potenza politica e industriale integrata. Solo così i 450 milioni di cittadini e i 26 milioni di imprese europee diventano un asso da giocare al tavolo della competizione globale. L’Europa ha anche la responsabilità di riaffermare i valori su cui è stata fondata».
Non c’è traccia nella relazione di Anghileri delle critiche all’Europa che invece hanno caratterizzato la relazione del presidente di Confindustria Orsini alla recente assemblea. C’è spazio addirittura per un apprezzamento: «Il 28esimo regime europeo che consentirà un nuovo tipo di società europea va sostenuto, non annacquato, perché semplificare la vita alle imprese oggi è una necessità».
Anghileri lamenta uno squilibrio nelle politiche pubbliche: «I giovani non ci sono da vent’anni: ci sono gli over60, non ci sono gli over40». Nel 2024 su oltre 1.100 miliardi di spesa pubblica solo 99 sono andati a istruzione, ricerca e sviluppo, 33 a sostegno delle giovani famiglie e alla natalità. In tutto 132 miliardi. Dall’altra parte, quasi 400 milioni sono stati assorbiti dalla spesa previdenziale e assistenziale. In Italia il rapporto tra passato e futuro è di quasi 3 a 1».
Anghileri fissa un obiettivo: «Riportare al lavoro 4 milioni di giovani e donne inattivi di cui l’Italia ha bisogno» oltre a trattenere i cervelli in fuga (100 mila l’anno come sottolineato da Bankitalia).
Anghileri dice di avere già incontrato i responsabili delle sezioni giovanili di tutti i partiti. Propone un «Indice futuro» per misurare l’impatto delle politiche per i giovani e avverte: «Se non lo farete voi ci penseremo noi, e sulla base di questo faremo scelte consapevoli alle elezioni». Lamenta la mancata possibilità di votare per 5 milioni di fuori sede. E rilancia: «Ci serve un impegno concreto da tutte le forze politiche per cui sta iniziando una lunga campagna elettorale: fare le riforme che servono per far ripartire la crescita in Italia».
«Lo Stato deve togliere il giogo che ha messo sulla schiena a noi e ai nostri dipendenti - chiede Anghileri - continuare a utilizzare le imprese e i lavoratori dipendenti come una miniera da cui estrarre l’80% del gettito fiscale è ingiustificabile». Come Orsini, anche Anghileri cerca (e trova) punti di contatto con il sindacato. E rilancia la trattativa in corso sulla rappresentanza: «Le maggiori organizzazioni sindacali e datoriali devono assumersi la responsabilità di fare un accordo sulla rappresentanza che tolga ogni dubbio su chi siano i soggetti più rappresentativi e quali i contratti da usare come standard».
Alla prova della verità delle proposte per aiutare i giovani, Anghileri si rivolge principalmente alle tasche dello Stato. Chiedendo uno sconto Irpef per i giovani distribuito a scalare su 5 anni: dal 100% del primo anno al 20% del quinto. Chiede inoltre «Borse per l’imprenditorialità» da 1.500 a 2.500 euro al mese per nove o 12 mesi destinate ai giovani che si vogliono mettere in proprio. Infine, un portale unico per chi avvia un’impresa in modo da ridurre la burocrazia.
5 giugno 2026, 16:01 - Aggiornata il 5 giugno 2026 , 16:08