Economia

Petrolio e gas, perché torna il panico dei mercati: prezzi su del 43%. La partita si gioca su Yanbu

Petrolio e gas, perché torna il panico dei mercati: prezzi su del 43%. La partita si gioca su Yanbu

Niente di tutto questo era imprevedibile, eppure molte grandi economie europee e i mercati mondiali dell’energia reagiscono come fossero stati presi alla sprovvista. Con l’effetto di destabilizzare le quotazioni del petrolio subito e far entrate potenzialmente ancora più in tensione quelle del gas nei prossimi mesi. Sarebbero allora inevitabili gli effetti a cascata per l’Italia, che si lascia sorprendere da questa ennesima crisi con uno dei più alti livelli al mondo di dipendenza proprio dal metano per la propria produzione elettrica.

Certo non era imprevedibile che l’Iran, attraverso la milizia yemenita degli Houthi, avrebbe ripreso a cercare di chiudere lo stretto di Bab el-Mandeb (che collega l’Asia con Suez attraverso il Mar Rosso). Non lo era, semplicemente perché è già successo e poi è già stato annunciato di nuovo. Dalla fine 2023 fino al 2025 inoltrato gli Houthi, spinti dall’Iran, avevano preso di mira alcune navi dai promontori della penisola araba sulle acque di Bad el-Mandeb; da allora il traffico in quello stretto è crollato e non si è mai ripreso oltre il 40% dei livelli di prima, perché molti mercantili fra l’Asia e l’Europa preferiscono circumnavigare l’Africa malgrado le due settimane di mare in più.

Si era poi giunti a una tregua garantita dai pedaggi “informali”, che gli armatori sauditi e altri avrebbero iniziato a versare agli Houthi per usare il Mar Rosso indisturbati. Anche per questo l’oleodotto da Est a Ovest dell’Arabia Saudita ha potuto aumentare il trasporto di greggio da 1,4 a circa cinque milioni di barili al giorno dopo la chiusura di Hormuz. Il tubo sfocia nel porto di Yanbu sul Mar Rosso, da cui partiva per Bab el-Mandeb e poi per le raffinerie asiatiche. Era un rimedio, parziale, alla paralisi del Golfo indotta dalla guerra. Ma la chiusura della rotta alternativa di Bab el-Mandeb era nell’aria almeno da due settimane: da quando l’ex presidente russo Dmitry Medvedev ne aveva parlato rientrando verso Mosca dai funerali dell’ayatollah Ali Khamenei (si veda il Corriere del 9 luglio). All’uomo di Vladimir Putin lo avevano senz’altro detto esponenti vertici della Repubblica islamica a Teheran.

Ora la ventata di panico nei prezzi del greggio, osserva Giovanni Staunovo di Ubs, riflette i timori che il quadro peggiori ulteriormente. In teoria il greggio saudita potrebbe ancora viaggiare da Yanbu sul Mar Rosso verso nord attraverso il Mediterraneo, Gibilterra e il resto del mondo. Ma il problema non è solo che il viaggio costa molto di più. È soprattutto che l’Iran e gli Houthi adesso possono bombardare il porto saudita di Yanbu (che ha sistemi antimissile) e le stazioni di pompaggio di tutto l’oleodotto dal Golfo al Mar Rosso (che non ne hanno), benché il tubo in sé corra tutto sottoterra per 1.200 chilometri. Lo hanno già fatto prima della tregua di metà giugno e minacciano di tornare a farlo in ogni momento: ieri proprio gli Houthi hanno mandato un’email a tutte le grandi compagnie internazionali avvertendo che le loro navi si stare alla larga dai porti sauditi per restare al sicuro. L’aumento del Brent del 43% da inizio mese, a 100 dollari a barile, non è dunque affatto irrazionale.

Non lo è neanche il fatto che il prezzo europeo del gas naturale (il Ttf indicato dalla borsa di Amsterdam) negli ultimi due giorni abbia superato i picchi recenti toccati nella prima fase della guerra del Golfo: ieri a 62 euro a megawattora. In questo, è già più in tensione del greggio anche a causa della prospettiva di un blocco prolungato del metano liquido qatarino. Pesa però anche l’impreparazione dei Paesi europei, nota l’ex capo di McKinsey per Power & Gas in Europa, Africa e Asia Antonio Volpin: non c’è stato alcun tentativo di eseguire acquisti di metano congiunti, per evitare aste al rialzo. Germania, Olanda e l’Europa in genere si fanno sorprendere con scorte al punto più basso dal 2022, poco sopra il 50% con l’inverno da preparare. L’Italia in questo è ben più pronta, ma ha una dipendenza dal gas ancora elevatissima al 47% del suo mix elettrico. Senza una tregua nel Golfo, ci sono le condizioni per nuove impennate dei prezzi almeno fino a gennaio.

24 lug 2026 | 07:01

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