Economia

Poste, semestre record: utile a 1,2 miliardi e ricavi a 6,8 miliardi. Ora il mercato guarda alla sfida Tim

Poste, semestre record: utile a 1,2 miliardi e ricavi a 6,8 miliardi. Ora il mercato guarda alla sfida Tim

Poste Italiane chiude il primo semestre del 2026 con un nuovo record di redditività e si prepara ad aprire un capitolo strategico destinato a ridisegnare il perimetro del gruppo. Nei primi sei mesi dell’anno l’utile netto ha raggiunto 1,2 miliardi di euro, in crescita del 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i ricavi hanno toccato il massimo storico di 6,8 miliardi, con un incremento del 5,9%. Il risultato operativo adjusted si è attestato a 1,8 miliardi, in aumento del 7%.

È il quinto semestre consecutivo di risultati record per il gruppo guidato da Matteo Del Fante, che conferma la guidance standalone per l’intero esercizio 2026 e la politica dei dividendi. Nel secondo trimestre l’utile netto è stato di 594 milioni di euro, in crescita del 3,8% su base annua, a fronte di ricavi per 3,4 miliardi, in aumento del 3,9%.

I numeri mostrano una crescita distribuita su tutte le principali aree di attività. Nei servizi di Corrispondenza, Pacchi e Distribuzione i ricavi semestrali sono arrivati a circa 2 miliardi di euro, in aumento del 6,4%. A sostenere il comparto sono stati soprattutto pacchi e logistica, mentre nella corrispondenza hanno avuto un ruolo le azioni di repricing, cioè gli interventi di adeguamento delle tariffe.

Il cuore della redditività resta però l'attività finanziaria. I ricavi dei servizi finanziari hanno raggiunto 3 miliardi di euro, con una crescita del 4,4%, sostenuti dalla performance commerciale e dal portafoglio di investimenti. La raccolta netta sui prodotti di investimento è stata positiva per 2,7 miliardi di euro, mentre i depositi della clientela retail hanno mostrato una sostanziale stabilità. Il risultato è un totale di attività finanziarie investite pari a 613 miliardi di euro.

Anche il comparto assicurativo ha contribuito alla crescita, con ricavi pari a 983 milioni di euro, in aumento dell’8,6%. La dinamica positiva ha interessato sia il ramo Investimenti vita e previdenza sia quello della Protezione. Continua inoltre la progressione di Postepay, che nel semestre ha registrato ricavi per 860 milioni di euro, in aumento del 7,3%. La società mantiene così il proprio percorso di crescita nei pagamenti e nei servizi collegati, mentre procede il progetto di integrazione nel nuovo polo finanziario del gruppo. La strategia comprende anche lo sviluppo delle attività nel settore delle telecomunicazioni e dell’energia.

La crescita dei ricavi si accompagna a un aumento più contenuto della base dei costi. Nel semestre i costi complessivi del gruppo sono saliti del 4,1%, a 5,5 miliardi di euro. I costi ordinari del personale hanno raggiunto 2,9 miliardi, con un incremento dello 0,9%. Nel secondo trimestre, in particolare, l'aumento è stato limitato allo 0,3%, anche per effetto degli incrementi salariali previsti dal rinnovo del contratto collettivo.

È proprio il rapporto tra crescita dei ricavi e controllo dei costi a spiegare la progressione dell’utile operativo. Il risultato adjusted di 1,8 miliardi, in aumento del 7%, evidenzia infatti una dinamica della redditività più sostenuta rispetto a quella dei ricavi. «Per il quinto semestre consecutivo abbiamo raggiunto un risultato record», ha commentato l’amministratore delegato Matteo Del Fante, sottolineando la crescita del 6% dei ricavi, l’Ebit adjusted a 1,8 miliardi e l’utile netto a 1,2 miliardi. Per il manager, i risultati confermano «la solidità e la resilienza del modello di business» del gruppo.

Poste guarda intanto alla prossima fase della propria trasformazione. Sul fronte del risparmio postale, Del Fante ha annunciato che è stato concordato con Cassa Depositi e Prestiti un term sheet relativo all’accordo per la distribuzione del Risparmio Postale per il periodo 2027-2030. Un’intesa che, secondo l’ad, dovrebbe assicurare maggiore visibilità sugli economics futuri del servizio. La riorganizzazione societaria coinvolgerà anche Poste Vita. L’allocazione della compagnia assicurativa all’interno di BancoPosta è prevista entro il 2027 e rappresenta la seconda fase del riassetto delle business unit del gruppo.

Intanto, l’assemblea degli azionisti di Poste Italiane, insieme all’assemblea straordinaria di PostePay, ha approvato la riorganizzazione societaria che prevede la scissione parziale di PostePay. L’operazione comporterà l’assegnazione del compendio scisso a Poste Italiane e la contestuale destinazione parziale al Patrimonio BancoPosta. Una volta trascorsi i termini previsti dalla legge, si procederà alla stipula dell’atto di scissione.

Ma è soprattutto l’operazione Tim a rappresentare il passaggio più rilevante sul piano strategico. Il mercato, secondo il direttore finanziario di Poste Italiane Camillo Greco, ha accolto positivamente l’operazione. Dall’annuncio, ha spiegato nel corso della conference call con gli analisti, il valore dell’offerta ha registrato un rialzo del 21%, portando il prezzo implicito per azione a 7,6 euro. La società risultante dalla fusione, ha aggiunto Greco, avrebbe una capitalizzazione di mercato pro forma di circa 46 miliardi di euro, con un flottante di 23 miliardi, elemento che dovrebbe garantire una significativa liquidità del titolo.

Il calendario dell’operazione prevede la chiusura l’11 settembre, con un possibile periodo di riapertura dei termini tra il 21 e il 25 settembre. L’obiettivo di Poste è accelerare l’integrazione e iniziare a cogliere rapidamente le sinergie e le opportunità di creazione di valore. Il piano industriale della nuova entità combinata dovrebbe essere presentato nel primo trimestre del 2027.

È qui che si concentra la sfida della prossima fase. I conti del primo semestre mostrano una macchina operativa capace di generare crescita e redditività attraverso un modello diversificato, che mette insieme servizi postali e logistici, risparmio, assicurazioni, pagamenti e servizi digitali. L’operazione Tim porta però il gruppo su un terreno nuovo, con l’ambizione di costruire un polo di dimensioni molto più rilevanti e con un diverso profilo industriale. Per ora, Del Fante conferma la guidance standalone per il 2026 e la politica dei dividendi, definendole una testimonianza della «resilienza del modello di business» e della qualità della redditività. Il vero banco di prova sarà però la capacità di trasferire questa solidità finanziaria nella nuova fase di crescita, senza compromettere il profilo di remunerazione degli azionisti.

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