Economia

Cerisano, il borgo-campus che in Calabria batte lo spopolamento attirando talenti

Cerisano, il borgo-campus che in Calabria batte lo spopolamento attirando talenti

C’è un momento preciso in cui capisci che un paese sta scivolando verso il silenzio: quando l'ultimo negozio abbassa la saracinesca e tra i vicoli di pietra non si sente più il rumore dei passi dei ragazzi. Per anni, la condanna dei piccoli borghi italiani è sembrata scritta in questo silenzio rassegnato, in una fuga inevitabile verso le grandi città. Ma a Cerisano, 3mila anime adagiate sulle colline cosentine, hanno deciso che la rassegnazione non è un destino. La risposta allo spopolamento non è arrivata dall'assistenzialismo o dalla svendita nostalgica delle case a un euro, ma da un patto d’amore e di futuro stretto direttamente con le nuove generazioni e l'università.

Qui, le antiche mura di Palazzo Sersale non sono state restaurate per rimanere un museo vuoto. Sono diventate un rifugio di idee, una casa aperta. Attraverso il successo di progetti come "Percorsi del Contemporaneo", nato dalla sinergia con l'Università della Calabria e finanziato dal PNRR, il borgo ha lanciato una sfida che parla a tutta Italia. Mentre nelle metropoli il diritto allo studio viene soffocato dal caro-affitti, Cerisano offre alloggi e ospitalità completamente gratuiti a studenti e ricercatori da tutto il Paese. È uno scambio alla pari che profuma di dignità: il borgo regala accoglienza, i giovani restituiscono vita, intelligenza e futuro.
La cultura che si fa lavoro quotidiano

Questa non è un'iniziativa isolata, ma un piano organico per ridisegnare l'economia locale. Sotto il nome di "Cerisano Factory", l’Università della Calabria ha portato nel borgo una didattica stabile, con master e laboratori che durano tutto l’anno. Non si vive di solo turismo estivo. La presenza costante di studenti e accademici sostiene i negozianti, riapre i bar, riaccende le luci delle case. «Con questo progetto, portiamo nel cuore del paese l’alta formazione, i linguaggi del teatro, della musica, della comunicazione e dell’innovazione digitale - spiega il Sindaco di Cerisano, Lucio Di Gioia - È un investimento sulle competenze, sulle nuove generazioni e sulla capacità di un borgo di dialogare con il mondo. È così che immaginiamo Cerisano: un paese che genera cultura, che attira talenti, che diventa caso di studio nazionale e che continua a crescere grazie alla forza delle idee».

Ma come possono l'arte e la comunicazione salvare un borgo dall'oblio? La risposta di Cerisano è poetica e pragmatica al tempo stesso: l'arte non è intesa come semplice decorazione o intrattenimento estivo, ma come una vera e propria "tecnologia umana" capace di ricostruire le relazioni. Attraverso il teatro, i linguaggi performativi e lo storytelling digitale, gli studenti e gli artisti hanno lavorato fianco a fianco con gli abitanti, raccogliendo le loro storie e trasformandole in una narrazione universale. La comunicazione ha fatto il resto, rompendo l'isolamento del paese e posizionando Cerisano sulla mappa internazionale dell'innovazione sociale. Così, la cultura cessa di essere un costo e diventa un'infrastruttura di sviluppo, capace di generare lavoro e restituire orgoglio a una comunità intera.

A guidare l’officina di idee sul campo è il professor Carlo Fanelli, docente e ricercatore di Discipline dello Spettacolo all'Università della Calabria (Unical), «Con "Percorsi del Contemporaneo" abbiamo voluto abbattere le mura invisibili che spesso separano l'accademia dalla realtà quotidiana. Portare i ragazzi a vivere e formarsi dentro il borgo significa trasformare la teoria in carne viva, in relazioni, in progetti capaci di generare micro-economie reali. I nostri studenti non sono stati ospiti passivi, ma attivatori sociali: hanno studiato il territorio, ne hanno mappato le fragilità e hanno restituito alla comunità strumenti concreti per raccontarsi e per immaginare un futuro lavorativo qui. Questa è la vera terza missione dell'università: essere un'infrastruttura di speranza e di riscatto contro lo spopolamento».

Affinché i giovani del posto decidano di non andarsene, e quelli arrivati da fuori vogliano restare, il Comune ha investito tutto sui servizi essenziali: un asilo nido comunale d'avanguardia, un decoro urbano curato nei dettagli e una filosofia verde a "rifiuti zero". Perché per sconfiggere lo spopolamento bisogna prima di tutto rendere dolce e possibile la quotidianità delle famiglie.

E il futuro di cui parla il progetto ha già i volti e le storie di chi ha scommesso sul territorio. Ne è un esempio Ernestina Bilotto, expat di ritorno dall’America e anima del progetto "La Cuoca Calabrese", che proprio a Cerisano e nei borghi limitrofi ha costruito un ponte tra la tradizione culinaria locale e il turismo internazionale. Bilotto non si limita a tramandare le antiche ricette delle "nonne calabresi" agli ospiti che arrivano da oltreoceano, ma accompagna fisicamente i discendenti degli emigrati alla riscoperta delle proprie origini familiari. Una forma di "turismo delle radici" che si sposa perfettamente con la filosofia di Cerisano Factory: trasformare l'identità e la memoria storica in un'opportunità di sviluppo economico e culturale contemporaneo. «Il segreto di questa terra è che nei nostri piatti mettiamo esattamente ciò che siamo», spiega Ernestina , «In fondo, chi attraversa l'oceano per venire qui cerca solo una connessione con le proprie origini: l'emozione indimenticabile di sedersi a tavola e sentirsi, finalmente, accolti a casa della nonna».

24 lug 2026 | 15:15

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