Il problema è il solito: trovare posto. Soprattutto d’estate, al mare, in montagna, anche all’assemblea dell’Abi. Mercoledì scorso, 15 luglio, a Roma, all’Auditorium della Tecnica, l’associazione bancaria ha riunito i propri soci che hanno confermato, per acclamazione, il presidente Antonio Patuelli anche per i prossimi anni. Prima dell’inizio dei lavori, tra saluti e strette di mano, si è aperta la caccia al posto: dove sono io, dove sei tu? Così Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo è andato dritto verso la postazione che gli era stata assegnata. Posto 20. E l’ha trovato occupato. Luigi Lovaglio, amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena, era seduto lì, proprio al suo posto. Un piccolo errore, una distrazione. Infatti, anche Lovaglio aveva diritto al posto 20, ma in un’altra fila, che dopo un breve imbarazzo è andato subito ad occupare. Scusami, non volevo, figurati... Così Lovaglio ha lasciato il posto a Messina (notare la valenza figurativa) ed è andato a sedere al posto 20 della fila giusta, trovando già seduto al suo fianco Giuseppe Castagna, amministratore delegato di Banco Bpm. Tre dei grandi protagonisti del riassetto bancario nazionale erano così spalla a spalla in un paio di metri quadrati. Battute, ringraziamenti, qualche parola sottovoce. Spazio agli inni, si inizia.
Sarebbero bastate poche ore per convertire sorrisi e cordialità di quel momento particolare in un denso comunicato di sei pagine, che il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena, dopo averlo approvato all’unanimità, ha diffuso giovedì 17 in serata. Un comunicato interamente dedicato alle considerazioni preliminari sull’offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da Intesa sul Monte e alla analisi della proposta di aggregazione avanzata da Banco Bpm verso la banca senese.
La sintesi? Il prezzo proposto da Intesa non va bene (quasi cinque argomentate pagine), tanto che guardiamo anche all’iniziativa di Banco Bpm (meno di una paginetta).
La battaglia per il controllo della banca più antica al mondo è solo all’inizio. L’offerta vera e propria partirà probabilmente nella seconda metà di ottobre, tre mesi da adesso, e gli step autorizzativi da affrontare in questo arco di tempo sono molti e impegnativi. Poi, il 10 settembre, ci sarà l’assemblea dei soci di Intesa e solo dopo il loro voto si entrerà nel vivo. Servono autorizzazioni bancarie, assicurative, di mercato, di tutela della concorrenza prima di arrivare al dunque, che è quel prezzo a cui il consiglio di Mps ha dedicato tutta la propria attenzione giovedì 17. Se è vero, come riconosciuto da entrambe le parti, che la reazione del mercato e quindi l’ampliarsi o il ridursi di quella forbice di prezzo denominata premio andrà misurata solo a ridosso del lancio dell’offerta vera e propria, ci sono temi legati all’Antitrust e alla tutela della concorrenza che vanno affrontati immediatamente. Il realizzarsi del disegno di Intesa porterebbe ad alcuni effetti significativi. In primis, il leader sul mercato bancario italiano diverrebbe ancora più forte in casa propria. Per anni si è detto che Ca’ de’ Sass non poteva più crescere sul mercato domestico, tanto che nel 2000, acquisendo Ubi, fu chiamata a cedere un numero importante di agenzie a Bper. Ora, aumenterebbe la propria rete di almeno seicento sportelli. Qualcosa non torna. Nella prossima pronuncia del rinnovato Antitrust conteranno solo le agenzie e i premi Vita, come parametri di tutela della clientela, o anche le masse gestite, i prestiti erogati, i mutui accesi, il credito al consumo? Sarà interessante scoprirlo.
I premi del settore Vita poi, sono un tema di interesse strategico, anche in una nazione sotto-assicurata come l’Italia. Prendendo Mps, Intesa diverrebbe infatti il primo azionista di Assicurazioni Generali attraverso Mediobanca, quindi la compagnia di Trieste, leader nel settore, avrebbe come primo azionista il suo primo concorrente, Intesa Sanpaolo Assicurazioni.
Strategicamente il risultato per Intesa sarebbe però straordinario: non solo avrebbe la prima quota di Generali, ma otterrebbe anche il ridisegno della piazza domestica. Con le 635 filiali che si trasferirebbero a Unipol e da qui a Bper, banca oggi guidata da Gianni Franco Papa, Unicredit attualmente primo concorrente in Italia di Intesa finirebbe al terzo posto, proprio dietro a Bper. Una prospettiva di segno contrario al mandato ricevuto da Orcel, chiamato a Milano per rafforzare il ruolo del gruppo sul mercato domestico. Questa è la molla, carica, che fa pensare che qualcosa potrà ancora accadere tra Unicredit, Banco Bpm, Fineco e Banca Generali. È un’estate che continuerà ad essere molto calda, alla ricerca del posto giusto per tutti.
23 luglio 2026, 14:47 - Aggiornata il 23 luglio 2026 , 14:47