In Italia, la spesa per il welfare ha raggiunto i 693 miliardi di euro nel 2025, pari al 60,0% della spesa pubblica complessiva. Quasi metà delle risorse (49,5%) viene assorbita dalla previdenza. Se proseguissero le dinamiche di crescita degli ultimi dieci anni, nel 2037 la spesa per lo Stato sociale potrebbe superare il trilione di euro. È quanto emerge dal Rapporto 2026 del Think Tank «Welfare, Italia», promosso da Unipol in collaborazione con Teha Group (The European House Ambrosetti).
Nel confronto europeo, l’Italia registra un’incidenza della spesa previdenziale sul PIL del 16,3%, superiore alla media dell’Eurozona (12,5%), mentre le risorse destinate a sanità (6,6%), politiche sociali (4,8%) e istruzione (4,0%) risultano inferiori alle rispettive medie dell’Eurozona (7,5%, 7,3% e 4,6%).
In Italia, a fronte di crescenti bisogni sociali, l’offerta di servizi di welfare continua a essere diseguale, a seconda dei territori. Nell’ambito dei
servizi educativi per la prima infanzia, al Sud ci sono appena 19,3 posti ogni
100 bambini tra 0 e 2 anni, contro i 37,9 del Nord e i 40,4 del Centro. Mentre la spesa comunale per interventi e servizi sociali nel Nord raggiunge 185 euro pro capite, rispetto ai soli 111 euro del Mezzogiorno. E ancora al Sud ci sono solo 17,2 strutture residenziali socioassistenziali e sociosanitarie ogni
100.000 abitanti nel Mezzogiorno, contro 27,3 nel Nord.
La sostenibilità del sistema di welfare italiano è messa sotto pressione dalla
crescita del debito pubblico, come evidenzia il rapporto del Think Tank «Welfare, Italia». Nel 2025, il debito pubblico italiano ha raggiunto 3.096 miliardi di euro, rispetto ai 2.289 miliardi del 2016, registrando una crescita media annua del 3,4% nell'ultimo decennio. Parallelamente, il rapporto tra debito pubblico e Pil si è attestato al 137,1% nel 2025, in aumento di 2,4 punti percentuali rispetto al 2024 (134,7%). E secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale è destinato a crescere ancora, raggiungendo il 138,2% nel 2026.
20 ott 2026 | 12:33