Dopo mesi di ostilità, Friedrich Merz concede una timida apertura alla fusione Unicredit-Commerz. «Non stiamo impedendo questa fusione o questa acquisizione, né abbiamo mai tentato di farlo», ha affermato il cancelliere tedesco nel corso della Bundespressekonferenz, la tradizionale conferenza stampa dell’esecutivo prima della pausa estiva politica.
«Quello che abbiamo sempre sostenuto è che le modalità con cui Commerzbank è stata presa di mira non incontrano la nostra approvazione», ha precisato il capo del governo, per poi aggiungere: «Ciò che possiamo valutare è il modo in cui tutto questo è avvenuto. Lo abbiamo ritenuto inopportuno e, sotto alcuni aspetti, aggressivo».
Il governo federale tedesco «possiede ancora circa il 12% di Commerzbank. Siamo stati tra coloro che non hanno accettato l’offerta di vendere quelle azioni. E, al momento, non è in discussione alcun cambiamento di questa posizione», ha ribadito Merz. «Al di là di questo, dobbiamo accettare che una quota significativa degli azionisti di Commerzbank abbia preso una decisione diversa. Ma è così che funziona un'economia di mercato». L’Ops lanciata dal ceo Andrea Orcel si è infatti conclusa con Piazza Gae Aulenti che è salita al 47,59% del capitale dell’istituto di Francoforte. «Riteniamo inoltre legittimo interrogarsi sul modello di business, perché Commerzbank svolge un ruolo importante nel finanziamento delle piccole e medie imprese tedesche. Sarei molto riluttante a vedere che questo ruolo non venga più svolto in futuro».
La mossa di Unicredit - da quando nel settembre 2024 acquistò il 10% di Commerzbank - ha incontrato una forte opposizione in Germania, con il
Ministero delle Finanze che ha definito inaccettabile l’«approccio aggressivo e ostile» della banca italiana e un sindacato dei lavoratori bancari che ha messo in guardia dal rischio di «caos». Ma le parole del cancelliere sembrano indicare una volontà, da parte di Berlino, di cercare delle assicurazioni da parte di Orcel. Merz ha affermato di concordare sul fatto che «l’Europa abbia bisogno di banche grandi e competitive, in grado di competere con i principali istituti statunitensi» e che siano gli azionisti a decidere la struttura proprietaria di una società, non il governo.
Unicredit dal canto suo continua a essere favorevole a colloqui diretti con il governo tedesco riguardo a Commerzbank, per affrontare le preoccupazioni di Berlino ed esplorare la strada migliore da seguire. L’istituto di credito italiano continua inoltre a ritenere convincenti le proprie proposte strategiche per la banca tedesca. Nel piano di Orcel, Commerz dovrebbe raggiungere un utile netto di circa 5,1 miliardi di euro nel 2028, ossia 600 milioni di euro in più rispetto a quanto previsto dal consensus. Questo perché la banca italiana proporrebbe misure strutturali, ha spiegato il banchiere ad aprile, sottolineando che l’istituto di credito tedesco è «eccessivamente focalizzato sui risultati di breve termine» e che, quindi, «una ristrutturazione sarà inevitabile nel lungo periodo». Grazie alla combinazione delle due banche (la fusione sarebbe tra Commerz e la controllata tedesca Hvb), nel 2030 si arriverebbe a un utile netto del gruppo di circa 21 miliardi di euro, per effetto di ricavi pari a circa 45 miliardi di euro e di risparmi di costi per 14,5 miliardi di euro. La banca italiana poi avrebbe messo in contro 6mila esuberi spalmati in cinque anni, tutti tramite scivolo, mentre i sindacati tedeschi parlano di 15.000 possibili uscite. A maggio 2021 Commerzbank ha raggiunto un accordo per 10.000 fuoriuscite, pari a un terzo del proprio organico tedesco, e lo scorso anno ha annunciato il taglio di altri 3.900 dipendenti mentre a primavera la ceo Bettina Orlopp ha aggiunto un taglio di altre 3mila persone.
16 lug 2026 | 07:14