Economia

Piazza Affari, da Tenaris a StM ecco le azioni che possono correre con l’America

Piazza Affari, da Tenaris a StM ecco le azioni che possono correre con l’America

Il dollaro ha ripreso slancio nella seconda metà di giugno. Il cambio con l’euro, che all’inizio del mese si attestava a 1,1646, si è spostato a 1,1340-1,1342 tra il 24 e il 25 giugno, perdendo addirittura l’8% dai massimi di inizio anno e tornando sui minimi dal 2025. Il detonatore è stato la riunione di metà giugno del Fomc: il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha mantenuto i tassi invariati, ma con un tono più restrittivo del previsto. Intesa Sanpaolo Research stima un cambio a 1,155 nel secondo trimestre, con un recupero graduale verso 1,173 nel quarto trimestre, ma lontano dai massimi. Per Peter Kinsella di Union Bancaire Privée, «il dollaro dovrebbe continuare a mostrare un profilo solido, il che non lascia spazio a un suo indebolimento significativo».

Banca Akros ha mappato le blue chip del l’Ftse Mib con vendite Usa superiori al 15% del fatturato, distinguendo il translation risk, per chi opera localmente negli Usa, e il transaction risk, per chi esporta con ricavi in dollari superiori ai costi nella stessa valuta. Il caso di maggiore intensità è StMicroelectronics: le vendite negli Usa pesano solo il 16% dei ricavi, ma circa il 90% del fatturato è denominato in dollari, con una quota rilevante dei costi in euro. Banca Akros stima che una variazione del 10% del tasso di cambio può spostare il risultato operativo dell’esercizio di 400 milioni di dollari: il titolo segna un +194% dall’inizio dell’anno.
In questo contesto, L’Economia del Corriere ha mappato le società di Piazza Affari esposte alla riscossa del dollaro. Tenaris ha il profilo più nitido tra i beneficiari strutturali: circa metà dei ricavi è in dollari e l’attività si svolge quasi interamente in Nord America con costi anch’essi in dollari, così che il biglietto verde forte si traduce in una rivalutazione diretta del fatturato consolidato in euro. Segna +50,8% dall’inizio dell’anno, pur avendo ceduto il 7,3% nell’ultimo mese. Sul titolo si è espressa Intesa Sanpaolo che ha alzato da 22,8 a 24,3 euro il prezzo obiettivo confermando la raccomandazione neutral.

Ferrari è il caso in cui la leva sul dollaro è più pronunciata nel lusso: vetture prodotte a Maranello a costi in euro e vendute negli Usa, circa il 25% delle consegne, a prezzi in dollari, con un backlog che supera i 24 mesi su diversi modelli. Sul titolo Jefferies ha da poco alzato il target price a 380 dollari da 350 dollari, con rating buy. Gli esperti hanno leggermente rafforzato le loro ipotesi a medio termine sia sulle consegne sia sui prezzi medi di vendita, tenendo conto che l’apprezzamento di valore di rivendita dei modelli precedenti dovrebbe ancorare il potere di determinazione dei prezzi nei nuovi lanci. Il titolo segna +8,3% nell’ultimo mese, ma -3,5% dall’inizio dell’anno, dopo la presentazione del primo modello elettrico, Luce.

15 lug 2026 | 18:57

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