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Stefania Sandrelli, quattro volte vent'anni

Stefania Sandrelli, quattro volte vent'anni

Se la vera natura degli artisti è quella di restare sempre autenticamente giovani, Stefania Sandrelli appartiene sicuramente a questa categoria e il 5 giugno per lei non saranno affatto ottant'anni, ma quattro volte venti. Il suo segreto? Forse sta tutto in questa sua frase: "Bisogna continuare a stupirsi, altrimenti si smette di vivere". Di fatto quest'attrice continua a portare con sé qualcosa che il tempo non è riuscito a scalfire: la leggerezza, l'ironia e quella libertà, da autentica ragazza, che fa sì che ogni sua azione sia imprevedibile.

Nata nel 1946 a Viareggio, studentessa modello anche se un po' irrequieta, a quindici anni partecipa ad un concorso di bellezza, Miss Viareggio, e lo vince. Paolo Costa, fotografo per il settimanale Le Ore, le dedica un servizio: è l'inizio di tutto.

A sedici anni recita in piccole parti in 'Gioventù di notte' e 'Il federale' e poi viene chiamata dal regista Pietro Germi per 'Divorzio all'italiana' dove la nota Gino Paoli ed è subito amore. Nel 1964 nasce Amanda, ma la loro relazione piena di tempeste finisce dopo pochi anni, nel 1968. Arrivano per lei, attrice generosa e dal fascino popolar/aristocratico, film di successo come 'C'eravamo tanto amati', 'Il conformista' e 'Quelle strane occasioni'.

 

La Sandrelli in 'Novecento' lavora poi con Gerard Depardieu con cui ha un flirt, cosa che provoca subito una crisi nel suo matrimonio con Nicky Pende, con cui ha avuto il figlio Vito.

Per la Stefania Sandrelli degli anni 70 e inizio anni 80 c'è una vera e propria deriva erotica. Arriva così nel 1983 'La chiave' di Tinto Brass che esalta le sue rotondità. Qui inizia anche la relazione con Giovanni Soldati, assistente di Brass, che porta l'attrice su registri recitativi più ordinari e casti: da 'Speriamo che sia femmina' a 'La famiglia' fino a 'Il piccolo diavolo'. E fatta eccezione per un fugace flash back verso l'erotico nel 1992 con 'Prosciutto, prosciutto' di Bigas Luna, l'attrice si specializza sempre di più in pellicole d'autore, commedie leggere e compare anche in numerose serie tv.

 

Il segreto della sua carriera? Probabilmente il non essersi mai lasciata imprigionare da un'immagine. Certo era anche capace di sedurre, ma senza mai prendersi sul serio, senza perdere i suoi vent'anni. Lei stessa una volta ha detto: "Se dovessi prendermi sul serio come seduttrice, mi metterei a ridere".

 

A ottant'anni la Sandrelli continua a rappresentare così una rara combinazione di eleganza, vitalità, fascino ed innocenza e ad essere ancora una presenza più che vitale nel cinema italiano. È una delle poche attrici che riescono a evocare contemporaneamente memoria e presente. Quello che resta è la sensazione che abbia conservato il bene più prezioso: la libertà di scegliere, di cambiare, di sorprendersi ancora. La frase che meglio la rappresenta? È quella sgangherata e poetica del film 'C'eravamo tanto amati' di Scola in cui lei nei panni di Luciana Zanon dice: "Avevamo dei progetti: sposarsi, comprarci una Lambretta, fare dei bambini, non necessariamente in quest'ordine". 
   

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