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Spalletti e la crisi della Juventus: «Non so se la squadra mi segue ancora». Luciano non è in discussione, Conte tornerebbe a Torino anche in corsa

Spalletti e la crisi della Juventus: «Non so se la squadra mi segue ancora». Luciano non è in discussione, Conte tornerebbe a Torino anche in corsa

Più che una crisi passeggera, è un incubo ricorrente: Luciano Spalletti è il sesto allenatore della Juve negli ultimi otto anni (senza contare Montero e Brambilla), e alla fine si arriva sempre qui. Un gioco che si sfilaccia, idee sempre più rarefatte, classifica scricchiolante e — vale per chi va in campo — troppe personalità da fuggiaschi. Per dire, a richiamare i giocatori sotto la curva prima e a presentarsi in conferenza stampa poi, è stato il buon Guglielmo Vicario, che non era né il capitano (Bremer) né il vice (McKennie). Un loop che ha reso Madama una signorina esposta agli eventi. Con «il futuro scritto dal caso, se siamo questi qui» (copyright Lucio). C’è del marcio in Danimarca, qualcosa che va oltre le scelte di un tecnico, una sfida persa e gli infortuni, pur pesanti e condizionanti. Toccherà all’ad Giovanni Carnevali e al dt Frederic Massara, chiamati con missione da 118, dopo l’onta della mancata Champions. «Fiducia in Spalletti», è l’indicazione del club, che mai ha alzato il telefono per un successore, linea che dovrà essere cementata dai risultati.

La situazione è grave, ancor più della classifica, come ha ammesso l’altra notte Spalletti: «La squadra mi segue ancora? Fino alla vigilia avrei detto di sì, ora non lo so». Pausa: «Penso di sì, ma devo ripensare a quello che ho fatto». Onesto ma preoccupante. S’è smarrito quel filo — di gioco, intenzioni, prestazioni soprattutto — che i bianconeri avevano sempre seguito, pur quando il raccolto era stato negativo. C’era una Juve che giocava (a tratti pure bene) anche quando pareggiava o perdeva. Nel frattempo, il gruppo si sta sbriciolando: dal botta e risposta tra Bremer e l’allenatore («Nelle sconfitte non si salva nessuno») alla reazione di Conceicao alla sostituzione di Vigo. Passando per il mistero di Andrea Cambiaso: da «calciatore moderno, che dà tante soluzioni» (Spalletti, meno di un anno fa) a «giocatore per il quale il tecnico non stravede» (scritto da chi ha raccolto i pensieri dell’allenatore). All’incasso restano i 65 punti fatti su 108 a disposizione, per una media di 1,81 a partita: Thiago Motta chiuse a 1,79, Tudor a 1,76. Sullo sfondo, c’è l’opzione Pioli e il sogno (dei tifosi) Antonio Conte, che — giura chi lo conosce — tornerebbe pure a stagione in corso.

20 ott 2026 | 07:06

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