La settima giornata è stata un anticipo di primavera, quando i turni di campionato cadono in mezzo a due gare di coppa, e ha prodotto risultati potenti, non separabili dal contesto europeo. Le posizioni di Allegri e Spalletti sono in discussione, come del resto — più o meno esplicitamente — quelle di Sarri, Runjaic e De Rossi in una stagione che ha già visto quattro cambi di panchina in due mesi. L’instabilità è diffusa, ma occhio: a parte il fulminante debutto di Nicola a Venezia, nessun avvicendamento ha ancora portato al salto di qualità. Una linea guida ci sentiamo di suggerirla, specie ai dirigenti dei club impegnati in Europa: al ritmo di una gara ogni tre giorni, le decisioni vanno posticipate al 9 novembre, prossima pausa nazionali. Fatevi forza davanti alla valanga di #out che sommerge gli allenatori (e ovviamente coinvolge anche voi), e concedete ancora loro questo tempo estremo.
Allegri non ha capito che Conte s’era chiamato fuori dal Napoli perché considerava la rosa decotta («non accompagno un morto»), e così si ritrova in mano un garbuglio che può chiudere la sua carriera ad alto livello: dopo il ritorno infelice alla Juve e il crac finale al Milan, un esonero a Napoli ne segnerebbe il declino. Si parla di De Bruyne ma l’uomo che più gli manca oggi è Vergara in quanto sangue fresco, e destabilizzante, dentro a un inconcludente trantran. Il Bodo è pericoloso pure in trasferta e questa gara è un dentro o fuori.
Spalletti giovedì affronta il Rennes, ed è già chiaro come l’Europa League — dove ha fatto 6 punti su 6 — sia la stella polare di un’altra stagione difficile. La Juve in campionato ha segnato 9 reti, nella classifica dei gol è finita a destra, e ribadire che Kolo Muani è forte non serve più a niente. A gennaio ci vuole la punta sicura, oggi è opportuno ricordare l’attenuante della mancanza di Yildiz e con lui della personalità connessa alla classe.
I due allenatori più acclamati del momento sono Gasperini, che stasera «deve» battere lo Slovan per prendere il passo della Champions, e Fabregas, che domani può aggiungere alla giovane collezione del Como lo scalpo del Manchester United e così avvicinare la sponda del playoff. Il ritorno al gol di Nico Paz è un annuncio di bella stagione, il fatto che Malen abbia forzosamente rifiatato in campionato senza che la Roma perdesse punti è un toccasana.
L’Inter in Champions dev’essere «hungry e foolish» per competere al massimo livello, ma per battere lo Shakhtar può permettersi anche una versione più equilibrata di se stessa, visto che a oggi il suo problema è questo. I tre punti sono indispensabili, ma le rimonte — al di là delle circostanze — segnalano una squadra capace di convivere con l’ansia.
Non gettare a mare Amorim è stata una scelta saggia, il Milan è in crescita e va detto che il periodo di scolarizzazione non ha provocato danni gravi alla classifica. Il tecnico sta aggiungendo minuti alla sua scherma incisiva, e in Rabiot ha trovato un leader. Non ancora tutti i minuti, da cui la quasi rimonta dell’Atalanta, ma abbastanza per fare risultato a Bournemouth rimettendosi in bolla anche in coppa.
20 ott 2026 | 07:13