Economia

Scaffali vuoti o quasi, distributori a secco: la protesta del Sud crea disagi anche a Nord e nel Lazio

Scaffali vuoti o quasi, distributori a secco: la protesta del Sud crea disagi anche a Nord e nel Lazio

La protesta degli autotrasportatori, partita dalla Puglia, sta producendo effetti ben oltre i confini del Mezzogiorno. Nel Sud Italia i disagi sono già evidenti: scaffali vuoti, prodotti freschi introvabili, distributori di carburante a secco e consegne sempre più difficili. Ma le conseguenze della mobilitazione cominciano a farsi sentire anche nel resto del Paese, soprattutto nel Lazio e in Lombardia, dove arrivano con maggiore difficoltà i prodotti ortofrutticoli provenienti dal Sud. A mancare nei supermercati sono soprattutto i prodotti che hanno bisogno di consegne frequenti: frutta, verdura, latte, latticini, carne, pane e salumi.

In Puglia, dove la protesta ha avuto origine, i problemi sono ormai visibili da giorni. Nel Foggiano in numerosi supermercati gli scaffali sono rimasti quasi completamente vuoti. Alle difficoltà della grande distribuzione si aggiungono quelle dei carburanti: alcuni distributori sono rimasti senza benzina o gasolio e le autocisterne dirette alle stazioni di servizio sono state in alcuni casi scortate dalle forze dell’ordine per garantire i rifornimenti. Nei giorni scorsi Eni aveva segnalato in Puglia oltre 50 impianti senza carburante su circa 300 stazioni di servizio, in una situazione resa più complicata anche dalle difficoltà legate alla raffineria di Taranto.

La fotografia è la stessa anche in Sicilia, Calabria, Abruzzo e Molise. E anche in Campania dove a preoccupare è anche il possibile rallentamento nelle forniture di farmaci e il rischio che le isole del Golfo restino progressivamente isolate. Da Napoli a Salerno, da Caserta a Benevento, passando per l’Irpinia, gli effetti della protesta degli autotrasportatori sono ormai evidenti. I supermercati della grande distribuzione stanno lavorando ad esaurimento scorte per quanto riguarda i prodotti a lunga conservazione, mentre i freschi sono terminati quasi ovunque. Scarseggiano soprattutto uova, carne e tutti quei prodotti che necessitano della catena del freddo. «Nei supermercati della Campania — ha detto il presidente regionale di Confesercenti, Vincenzo Schiavo — entro domani non ci sarà nulla, nessun prodotto fresco. Si rischia la paralisi anche per le farmacie e le persone che hanno bisogno di prodotti importanti per la propria salute forse non li troveranno». La situazione più complessa si registra a Ischia e Procida, dove le ultime forniture di alimenti freschi sono arrivate venerdì scorso. I presidi degli autotrasportatori impediscono le normali operazioni di carico e scarico e le merci destinate alle due isole restano ferme da giorni nelle piattaforme logistiche della terraferma. La nave cisterna che avrebbe dovuto portare il carburante non è riuscita a partire e le pompe di benzina sono rimaste a secco, così come iniziano a svuotarsi le cisterne dei sistemi di riscaldamento. Comincia inoltre a scarseggiare il carburante necessario ai traghetti.

 «Abbiamo difficoltà negli approvvigionamenti di carburante — ha spiegato Vincenzo Ponti, dirigente Caremar — e credo le abbiano anche le altre società di navigazione del Golfo di Napoli. Per questo già stamattina abbiamo proposto un piano emergenziale alla Regione e alla Prefettura, ma al momento non abbiamo ottenuto risposte. Andiamo avanti come se niente fosse, ma da domani inizieranno sicuramente dei disservizi».
Il problema, però, non si ferma più al Sud. Nel Lazio, e in particolare nell’area romana, iniziano a mancare alcune produzioni ortofrutticole che quotidianamente arrivano da Puglia, Campania e Sicilia. Al Centro agroalimentare di Roma vengono segnalate difficoltà per prodotti come peperoni, melanzane, uva da tavola e pomodori. Anche in Lombardia iniziano a manifestarsi le prime conseguenze. Qui non si vedono ancora gli scaffali completamente vuoti del Mezzogiorno, ma alcune tipologie di frutta e verdura provenienti dal Sud arrivano con ritardo o in quantità ridotte.
La difficoltà negli approvvigionamenti rischia di avere un effetto sui prezzi. Le stime parlano di possibili rincari fino al 20% su alcune categorie di prodotti. Le prime tensioni sono evidenti in Puglia: le zucchine oltre i 3 euro al chilo, banane sopra i 2,5 euro e pomodori che in alcuni supermercati hanno raggiunto 10 euro al chilo. Ed è davanti a una cassetta vuota di pomodori, a un banco frigorifero spento o a un distributore senza gasolio che una protesta nata sulle strade della Puglia diventa un problema per l’intera filiera distributiva.

20 ott 2026 | 23:18

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