Economia

Protesta degli autotrasportatori, il governo promette un miliardo ma i blocchi al Sud continuano

Protesta degli autotrasportatori, il governo promette un miliardo ma i blocchi al Sud continuano

Da un lato, ci sono gli autotrasportatori siciliani del Cts che al quinto giorno di serrata dei camion in tutta la Sicilia ieri hanno deciso di revocare i blocchi dopo l’incontro a Milano del loro leader Salvatore Bella con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, «ma le aziende restano in stato di agitazione fino alla completa risoluzione degli ultimi nodi aperti». Dall’altro, in Campania ma anche in Basilicata, Calabria, Molise e in alcune città della Puglia, la protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti continua con i camionisti in presidio lungo l’autostrada A1 Roma-Napoli, sulle Statali e le strade consolari del Sud, pronti «ad andare avanti ad oltranza: è una battaglia per tutti i cittadini». Ma aumentano i disagi per negozi e supermercati dove le merci non arrivano e gli scaffali restano vuoti.

Però da oggi partiranno i pagamenti dei crediti d’imposta destinati agli autotrasportatori finalmente sbloccati dopo mesi di attesa. Si tratta di 480 milioni di euro per le domande fino ad agosto cui si aggiungono altri 60 milioni per settembre ed ottobre. E dal prossimo gennaio ce ne saranno altri 590 per il rinnovo dei veicoli. Risorse che il ministro Salvini e il suo vice Edoardo Rixi hanno promesso ieri alle associazioni nazionali dell’autotrasporto e alle sigle autonome nei due incontri a Milano. Cifre che hanno consentito di revocare almeno i blocchi dei camion in Sicilia e anche in parte della Puglia, dove però rimarranno dei presidi «finché non ci saranno soluzioni concrete». Ecco perché il viceministro Edoardo Rixi ha parlato di «soddisfazione parziale»: «Abbiamo chiesto di allentare la tensione perché il governo deve lavorare, ma deve avere una certa tranquillità. Dopodiché ognuno si prende la responsabilità di quello che fa. Quello che chiede il governo in questo momento è di darci il tempo di poter fare i provvedimenti». Rixi ha poi ricordato che in Italia «oggi rimborsiamo il 70% sugli aumenti del carburante avvenuti da febbraio, è il massimo concesso dell’Europa», poi però «vogliamo creare un nuovo strumento che consenta di adeguare i costi del gasolio all’andamento dei costi e delle tariffe sui trasporti». L’autotrasporto invoca il modello spagnolo con l’adeguamento automatico sulle variazioni del prezzo e un tetto al gasolio con la differenza affidata alla committenza. I consumatori però lo bocciano temendo ulteriori rincari. Se ne parlerà ad un nuovo incontro fissato il 27 ottobre. Anche per Salvini quello di ieri «è l’inizio di un percorso, non pretendo di avere la bacchetta magica: sbloccare un miliardo abbondante e cercare altri 100-150 milioni aggiuntivi sono una prima risposta».

Le associazioni nazionali - Unatras, Anita, Legacoop, Fai, Cna Fita, Sna, Confartigianato Trasporti, Fiap, Fedit, Confcooperative, Assotir- giudicano «positivi gli impegni assunti dal ministro Salvini» e però precisano: «Proseguiamo nella vigilanza affinché si trasformino immediatamente in provvedimenti concreti». La prima verifica avverrà il 27.

Nel frattempo il prezzo dei carburanti non cala. Ieri il prezzo medio del gasolio al self service in autostrada, secondo i dati del ministero delle Imprese, ha sfiorato i 2,3 euro al litro (2,292 €/l), sempre sopra i 2 euro la benzina (2,045), nonostante i tetti messi dalle compagnie. «Sono la nostra tachipirina», ha detto l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi: «Siamo in un’emergenza profonda e la nostra tachipirina sono i price cap, la riduzione delle accise e i sussidi, misure necessarie per curare gli effetti della malattia ma non le cause». 

Ieri il Brent è arrivato a 111 dollari al barile, il livello più alto da 5 mesi, per poi assestarsi in chiusura a 108,4 dollari. Il gas Ttf ad Amsterdam ha toccato quota 90,1 euro/MWh (+2,4%), ai massimi dal dicembre 2022. Alla chiusura dei mercati è sceso a 85,5 euro/MWh. Oscillazioni che riflettono le alte tensioni in Medio Oriente, mentre in Europa le scorte di gas sono inferiori alla media storica con stoccaggi pieni al 74,6%, sotto di quasi 16 punti percentuali alla media quinquennale del 90,4%. L’Italia ha raggiunto l’89,86%. E l’amministratore delegato di Ryanair Michael O’Leary, prevede per il 2027 «il più grande aumento delle tariffe aeree nella storia d’Europa». Le compagnie aeree scaricheranno i costi sui consumatori che pagheranno fino al 20% in più per i biglietti. «La domanda è - dice O’Leary -: questo incremento sarà sufficiente a coprire i costi petroliferi drasticamente più elevati? Non credo lo sarà».

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