Economia

Rendere l’elettricità economicamente più conveniente del gas: così Bruxelles punta a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili

Rendere l’elettricità economicamente più conveniente del gas: così Bruxelles punta a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili

Più che un piano per promuovere l’elettricità, un cambio di strategia energetica. La Commissione europea vuole fare in modo che usare elettricità costi meno che continuare a dipendere dal gas. È questo il cuore dell'Electrification Action Plan presentato oggi insieme alla revisione dell’Ets, il mercato europeo della CO2: un pacchetto che lega sicurezza energetica, competitività industriale e decarbonizzazione. Un’accelerata dovuta anche al contesto geopolitico. Dall’inizio della crisi in Medio Oriente, l’Ue ha speso oltre 50 miliardi di euro aggiuntivi per importare combustibili fossili. Una dimostrazione, secondo la Commissione, di quanto l’Europa resti vulnerabile finché oltre metà del suo fabbisogno energetico dipende ancora da petrolio e gas importati.

Sembra paradossale (e lo è), ma oltre il 70 per cento dell’elettricità europea è già prodotta da fonti a basse emissioni, tra rinnovabili e nucleare. Eppure solo il 23 per cento dei consumi finali di energia è elettrico, una quota ferma da quasi dieci anni. Per questo la Commissione introdurrà un obiettivo europeo di elettrificazione, il cui valore sarà definito nel pacchetto legislativo. Il problema è più banale di quanto si pensi: l’elettricità costa ancora troppo, mediamente 2,2-2,5 volte il gas, un differenziale che scoraggia la diffusione di pompe di calore, auto elettriche e processi industriali elettrificati. Un esempio tra tutti, al momento in Italia, l’imposizione fiscale sull’elettricità per le imprese può essere anche 20 volte maggiore rispetto alla tassazione sui fossili, a parità di servizio.
Per questo la Commissione propone un principio destinato a orientare le future politiche nazionali: l'elettricità non dovrà essere tassata più del gas. Senza modificare la direttiva europea sulla tassazione dell'energia, gli Stati membri saranno chiamati a riequilibrare tasse e oneri affinché il vettore elettrico non sia penalizzato rispetto ai combustibili fossili.

Oltre il problema del costo, il Piano individua altri quattro grandi ostacoli. La carenza di infrastrutture, reti, accumuli, colonnine di ricarica e sistemi vehicle-to-grid, la necessità di accelerare l’innovazione nelle tecnologie ancora immature, il rafforzamento della manifattura e delle competenze dei lavoratori, e infine gli elevati costi iniziali di tecnologie come pompe di calore e veicoli elettrici.
Per superarli Bruxelles prevede nuovi strumenti finanziari, maggiore sostegno agli investimenti e una riforma delle regole per le connessioni alle reti.

Le misure riguardano tutti i principali settori. Per l'industria sono previsti accordi di acquisto di energia rinnovabile (Ppa), una pianificazione delle aree industriali e un collegamento con il sistema Ets, il Fondo Innovazione e la futura Banca europea per la decarbonizzazione industriale. Nel settore degli edifici, responsabili di circa metà dei consumi europei di gas, il piano punta sulla diffusione delle pompe di calore, che secondo la Commissione possono ridurre i costi energetici tra il 20 e il 60 per cento. Per quanto riguarda i trasporti, invece, Bruxelles vuole accelerare la diffusione dei camion elettrici attraverso incentivi, corridoi di ricarica, riduzione dei pedaggi e strumenti di leasing sociale per le automobili elettriche.

La revisione dell’Ets accompagna il Piano per l'elettrificazione mettendo al centro gli investimenti. La Commissione propone che almeno la metà dei ricavi del mercato europeo della CO2 venga reinvestito nei settori che sostengono il costo delle emissioni, finanziando elettrificazione, innovazione e decarbonizzazione dell'industria. In più, le quote gratuite saranno sempre più condizionate alla realizzazione di investimenti in tecnologie pulite, mentre una nuova Banca europea per la decarbonizzazione industriale dovrebbe mobilitare fino a 100 miliardi di euro a sostegno della competitività delle imprese.

Una strada giusta, ma che dovrà essere accompagnata da politiche coerenti: «La revisione dell'Ets dovrà introdurre le flessibilità necessarie per i settori industriali più difficili da decarbonizzare, senza però indebolire il segnale di prezzo della CO2 né penalizzare chi ha già investito in tecnologie pulite», osserva Davide Panzeri, responsabile Politiche Italia-Europa di Ecco, il think tank italiano per il clima.
Sul piano dell’elettrificazione, Ecco sottolinea che il problema principale è economico. Le tecnologie elettriche sono molto più efficienti di quelle alimentate a combustibili fossili, si pensi al risparmio energetico nei sistemi di riscaldamento e in molti processi industriali (fino a tre-quattro volte), ma questa convenienza viene spesso annullata da tasse e oneri.
«L’elettrificazione è il percorso di decarbonizzazione più efficiente in termini di costi», spiega Francesca Andreolli, ricercatrice senior Energia ed Efficienza di Ecco. «Ridurre la differenza di costo tra elettricità e combustibili fossili è una delle azioni più efficaci che l’Europa possa mettere in campo per rilanciare un processo fermo ormai da anni».

17 lug 2026 | 18:48

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