Se l’obiettivo di Unicredit, lanciando l’Ops su Commerz a marzo, era quello di avviare «un dialogo costruttivo» con l’istituto tedesco «e con tutti gli stakeholder», be’ c’è da dire che è stato raggiunto. Alle parole distensive di mercoledì del cancelliere tedesco Friedrich Merz, ora seguirebbero i fatti. Berlino, infatti, azionista con il 12,7% dell’istituto di Francoforte sul Meno, dopo mesi di ostilità starebbe ora predisponendo le richieste fondamentali da mettere sul tavolo con la banca italiana, il che evidenzia come l’attenzione del governo tedesco si stia spostando dal bloccare la proposta di acquisizione al definirne le condizioni a cui potrebbe avvenire. Unicredit ha chiuso l’offerta di pubblico scambio il 3 luglio portandosi al 47,59% di Commerz (senza contare l’11,48% in derivati) che ne fanno il socio controllante con il 49% dei diritti di voto in assemblea. Un peso tale da permetterle di cambiare la governance.
Tra le due parti, tuttavia, non sarebbero stati ancora programmati colloqui in merito, ma si prevede che vengano avviati a un certo punto, spiegano alcune fonti contattate da Bloomberg. Secondo indiscrezioni l’esecutivo Merz avrebbe già messo all’ordine del giorno alcuni punti imprescindibili: tra le richieste principali figurerebbe quella di mantenere il ruolo di Commerzbank come partner finanziario delle piccole e medie imprese tedesche, il cosiddetto Mittelstand; particolare attenzione sarebbe rivolta alla rete internazionale della banca e alle sue attività di finanziamento commerciale. Berlino inoltre chiederebbe garanzie affinché Commerzbank continui a rimanere quotata in Borsa in modo indipendente e che Francoforte rimanga una sede importante dell’istituto anche dopo l’acquisizione. Quanto alla forza lavoro, Merz insisterebbe affinché la banca guidata da Andrea Orcel escluda licenziamenti per motivi operativi.
Piazza Gae Aulenti nel suo piano di combinazione tra Commerz e la controllata Hypovereinsbank aveva stimato fino a 6.000 esuberi spalmati su cinque anni. A maggio 2021 l’istituto di Francoforte aveva raggiunto un accordo per 10.000 fuoriuscite, pari a un terzo del proprio organico tedesco, e lo scorso anno aveva annunciato il taglio di altri 3.900 dipendenti mentre a primavera la ceo Bettina Orlopp aveva aggiunto un’ulteriore sforbiciata di altre 3.000 persone.
Tra le altre possibili richieste di Berlino figurerebbe un prezzo di offerta più elevato. In passato il governo federale aveva respinto quello di acquisizione offerto da Unicredit ritenendolo troppo basso, poiché non offriva praticamente alcun premio agli azionisti. Non è ancora chiaro, però, se e quando la Germania sarebbe disposta a cedere la sua quota.
La strada per Orcel per completare la scalata è ancora lunga: prima di convincere Berlino serviranno i nullaosta di Bce, Eba e il riconoscimento del Danish Compromise. Passeranno almeno 18 mesi. Ma le nozze con Commerz in Germania creerebbero un polo del credito con 613 filiali e 104mila dipendenti, e a livello europeo una banca da 5,1 miliardi già nel 2028, per una capitalizzazione di oltre 160 miliardi.