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Pioli c.t. dell'Italia? Il rapporto con Maldini e perché potrebbe essere l'allenatore giusto e superare Mancini e Conte

Pioli c.t. dell'Italia? Il rapporto con Maldini e perché potrebbe essere l'allenatore giusto e superare Mancini e Conte

L'11 luglio non è e non sarà mai un giorno qualunque, ragionando di Nazionale. Paolo Rossi, Sandro Petrini, Enzo Bearzot, il Bernabeu e l'Italia Mundial, 44 anni fa e per sempre nei secoli dei secoli. Chissà se il presidente della Figc Giovanni Malagò ha pensato anche a questa ricorrenza per far decollare il nuovo corso azzurro. Un altro 11 luglio, stavolta di ripartenza.

L'inseguimento è andato a buon fine, la pazienza è la virtù dei forti: Paolo Maldini ha detto sì accettando il ruolo di presidente del Club Italia e di direttore tecnico della Nazionale. Vicino a lui, il vero colpo a sorpresa del neo presidente federale, ovvero l'arrivo di Leonardo nel ruolo di advisor. Non una figura marginale, tutt'altro: i due agiranno in coppia come ai tempi del Milan e saranno operativi a 360 gradi. Avranno un contratto di quattro anni: la destinazione, possibile e si spera finalmente non fallibile, è quella del Mondiale 2030.

«Ho pensato da subito che Paolo Maldini potesse essere la persona giusta per il settore tecnico della Federcalcio, che implica non solo la Nazionale maggiore ma tutta la filiera delle selezioni giovanili — ha commentato Malagò —. In due settimane abbiamo portato avanti idee, progetti, Paolo mi ha detto che sarebbe stato non solo felice, ma sarebbe stato giusto coinvolgere Leonardo come consulente, come advisor. Io sono molto contento anche di questo perché ho stima profonda nei suoi confronti. Sono due facce della stessa medaglia. C'è un impegno di quattro anni che ci deve portare al Mondiale 2030, passando per l'Europeo».

Adesso inizia l'altra partita, quella che porta dritta alla scelta del prossimo commissario tecnico. Non prima di una settimana, fanno sapere da via Allegri. La tempistica, non troppo stretta, lascia aperta la porta anche a soluzioni diverse per il finale di una corsa che pareva ristretta solamente a due nomi, Roberto Mancini e Antonio Conte. «Da ora cominciamo a ragionare sul nuovo commissario tecnico — ancora Malagò —. Fino a questo momento non ho parlato con nessuno e non ho voluto sentire nessuno: è giusto condividere con Maldini la scelta, anche se so che l'ultima responsabilità è mia e del Consiglio federale».

È chiaro che i ragionamenti siano già iniziati, però: quando Malagò parla di progetti condivisi con Maldini, non si può pensare che non abbia già affrontato il tema della futura panchina azzurra. Lo scenario è in costruzione. Ed è giusto partire da un fatto: Maldini e Leonardo sono abituati a incidere, lo hanno sempre fatto nella loro carriera da dirigenti. Incidere vuol dire, allora, anche tenere aperta la possibilità di una «strambata» rispetto a Mancini, da sempre il grande favorito, l'uomo che aspetta il ritorno sulla panchina lasciata nel 2023 e che — non è un mistero — ha il gradimento dello stesso Malagò.

Una strambata sarebbe, tutto sommato, anche allontanarsi (meglio, non avvicinarsi) da Antonio Conte, l'uomo che ha il gradimento della Lega di A. Il campo è più largo. C'è chi alimenta la suggestione Carlo Ancelotti, che però non si lasciò bene con Leonardo al Psg e non è intenzionato a tradire il Brasile. Chi ipotizza la sorpresa Andrea Pirlo. Ma il nome in ascesa, in realtà, è quello di Stefano Pioli, che proprio con Maldini vinse uno scudetto con il Milan, ricostruendo una squadra che per 7 anni neppure era riuscita a qualificarsi per la Champions. Una ripartenza dal basso. In fondo, quella che servirebbe a questa Nazionale.

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