"Gli 883 hanno conquistato noi e quelli prima di noi perché parlano a tutti, parlano ai sogni di tutti. Perché non sono i fighi, perché siamo noi, perché tifì per gli ultimi, perché sono nati nel posto sbagliato, nel momento sbagliato, quindi non puoi che tifare per loro". Lo dicono all'ANSA Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli che interpretano rispettivamente Max Pezzali e Mauro Repetto anche nella seconda stagione della dramedy Sky di Sydney Sibilia 'Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883' che uscirà il 9 ottobre. E che è stata protagonista di un evento speciale al Festival di Giffoni.
Tornano nei nuovi episodi anche Ludovica Barbarito (Silvia), Davide Calgaro (Cisco), Edoardo Ferrario (Pierpaolo), Roberto Zibetti (Claudio Cecchetto), Riccardo Armiento (Nemorino), affiancati dalle new entry Gaia Zampighi (Michela Rossini) e Rosa Barbolini (Caterina).
Sibilia spiega cosa aspettarsi da questo secondo capitolo: "La conclusione della storia, l'epico finale, rispetto alla prima stagione è ancora più divertente, più romantica, fa molto più ridere ed è ancora più punk perché non ci siamo proprio regolati e quindi aspettatevi di tutto...". In fondo come spiega la serie "si racconta il grande romanzo di formazione di questi due ragazzi e la sfida più difficile: diventare grandi dopo il successo". Al regista viene fatta notare la sua grande passione per raccontare storie di underdog: "Mi affascinano i personaggi che lottano contro un destino sfavorevole, contro i mulini a vento e cercano un modo per ribaltarlo. Ancora una volta, come in "Smetto quando voglio" e in "L'incredibile storia dell'isola delle Rose" o in "Mixed by Erry", si tratta di outsider, di persone che trovano un modo geniale e imprevedibile per affermarsi, per "fregare" il sistema. Storie di sogni impossibili". E c'è anche un risvolto personale: "Questa storia parla molto anche del 'mio' diventare grande. Scrivendola mi sono posto domande che ho capito davvero solo dopo averla finita. Sembrava impossibile che un uomo da solo creasse un'isola indipendente, che un deejay nascesse a Forcella o un cantante a Pavia, o anche che un regista nascesse a Pastena nel Salernitano come me...".
La serie in 8 puntate riparte dal 1993, l'anno dell'album che consacrò definitivamente gli 883, e prosegue il percorso iniziato con "Hanno ucciso l'Uomo Ragno - La leggendaria storia degli 883", tra le produzioni Sky Original più viste di sempre.
Al centro della narrazione: il successo, i concerti, i nuovi amori, il sogno americano e le trasformazioni che mettono alla prova il legame tra i due artisti. Un mondo lontano dal vissuto dei due giovani attori protagonisti, a cui un po' nostalgia degli anni '90 è proprio venuta. "C'era - spiegano Nuzzolo e Giuggioli - la possibilità di annoiarsi, di perdersi, di bigiare la scuola senza che i genitori lo sapessero subito dal registro elettronico, di uscire di casa senza che potessero chiamarti, un po' più di libertà, in generale un po' di lentezza e di dubbio.
Anche solo l'idea di uscire di casa ritrovarsi in un punto con gli amici per caso, invece oggi ti scrivi e sai già che ti incontrerai. Ecco questo un po' ci piacerebbe viverlo oggi".
Nuzzolo e Giuggioli, che vivendo 24 ore al giorno sempre assieme per 7 mesi sono diventati anche grandi amici, pensano che "Non me la menare" sia la canzone più rappresentativa e emblematica degli 883.
Tra le sequenze più complesse da girare, il regista ha indicato la scena in cui i protagonisti si perdono prima di andare a una festa: "Era molto didascalica, dura un quarto d'ora, fa molto ridere, ma è stata per me la più difficile". Per Elia Nuzzolo, invece, la prova più impegnativa è stata la scena in cui Max vede un fantasma: "Ci sono molte scene divertenti, ma in quella dovevo reagire all'apparizione di un fantasma, una difficoltà oggettiva per l'attore".
Tanti anche gli anedotti divertenti dal set. Sibilia ha ricordato con ironia il primo provino di Matteo Oscar Giuggioli: "Quando gli venne chiesto di cantare, il risultato fu così poco convincente da fargli pensare, scherzando, che forse la serie non si sarebbe più fatta. Grazie anche al lavoro con Ciro Caravano dei Neri per Caso, però, l'attore è riuscito a costruire un'interpretazione molto convicente". E come le riprese coincisero con l'attesa della nascita del figlio: "Giravo di notte a Pavia e ogni giorno telefonava alla moglie, rimasta a Roma, per sapere se il parto fosse iniziato prima di rimettersi in viaggio verso il set. Alla fine sono arrivato in tempo".
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