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Sara Curtis: «Degli haters me ne frego. La moda appaga il mio egocentrismo, ma guai a chi mi tocca i capelli»

Sara Curtis: «Degli haters me ne frego. La moda appaga il mio egocentrismo, ma guai a chi mi tocca i capelli»

«Guai a chi mi tocca i capelli, solo io posso farlo. Ci ho fatto finalmente pace, li odiavo in passato adesso invece li adoro al naturale».

Niente più treccine?
«Le amo, le rifarò. Ho capito però che erano un modo di nascondere quello che non avevo mai apprezzato troppo. Mi ha ispirato il biopic “Michael”, nelle scene di lui da piccolo insieme ai Jackson 5, io pensavo: ma perché io devo nascondere i miei bei capelli afro?».

Per Sara Curtis la capigliatura è orgoglio, una parte fondamentale della propria identità. Durante l’intervista traffica in continuazione con i capelli, li accarezza, li stropiccia. Ha vissuto l’ultimo anno a mille, ha lasciato Savigliano (Cuneo) ed è volata al college negli Stati Uniti.

È diventata la matricola più veloce di sempre in Ncaa. A fine giugno ha sfrecciato a pancia in su, record europeo 50 dorso, migliorando i primati italiani di 50 e 100 stile.
«Nell’ultimo anno ho cambiato la mia prospettiva sullo sport e sulla vita. Ho intensificato gli allenamenti, i risultati si sono visti. A livello accademico è stata molto dura con momenti davvero stressanti».

Ha patito gli esami per mantenere la borsa di studio?
«Mi sono complicata la vita. Sapendo già di scegliere psicologia come indirizzo, ho evitato gli esami facili del primo anno e ho scelto subito alcuni scogli come statistica e neuroscienze. Un azzardo. Sono riuscita a sopravvivere grazie al supporto della mia squadra e di Todd».

Todd DeSorbo, ex ct della Nazionale femminile Usa, capo allenatore dell’Università della Virginia.
«Mentre preparavo statistica ero tesissima. Un giorno non sento la sveglia delle 7. Apro gli occhi alle 7.07, mi precipito in piscina, Todd mi vede nel panico, mi apro, gli racconto la paura dell’esame. Il giorno dopo mi ha esentato dall’allenamento. Lui e lo staff sono molto esigenti, pretendono il massimo, ma sanno che siamo giovani, periodicamente abbiamo colloqui individuali con una psicologa».

Agli Europei di Parigi, dal 10 al 16 agosto, di pressione ne avrà parecchia. Sarà tra le favorite per le medaglie, a dorso e a stile.
«A livello europeo sono una delle atlete da battere, sono contenta di poterlo dire, è un segno di crescita. In gara sotto pressione riesco a dare sempre qualcosina in più. Ho molta fiducia anche nelle staffette. La 4x100 stile femminile sta diventando super competitiva».

Con anche la quindicenne Alessandra Mao che ha appena dominato gli Europei Juniores.
«Alessandra è andata forte, super contenta per lei e per noi. Ci divertiremo, siamo pronte a fare un bel botto».

Il suo antipasto è stato a fine giugno a Roma, insieme a Gretchen Walsh con la quale si allena.
«Avere in Italia le sorelle Walsh e Todd è stato bellissimo. Ero agitata, volevo che fosse tutto perfetto nel loro soggiorno a Roma. Che emozione sentire Gretchen, dopo il suo record del mondo nei 50 stile, dire che mi stima molto. Proprio per allenarmi insieme a lei mi sono trasferita in Virginia. È un esempio».

Dopo una settimana in Germania, torna in Italia. Ritrova Thomas Maggiora che l’ha cresciuta.
«Thomas mi fa il grande favore di seguirmi con il programma che viene stilato da DeSorbo. Non è scontato da parte sua, anche se è necessario per continuare a lavorare insieme. Mi divido tra la vasca corta di Savigliano e quella lunga di Cuneo. Ho comprato una cassa per la musica, non ce la faccio più a nuotare in silenzio. Mi piacerebbe spronare i più giovani a cambiare l’atteggiamento sbagliato che avevo pure io».

Cioè?
«Lamentarsi sempre: non voglio, non posso, non ce la faccio. In America le lamentele non esistono, anzi ti chiedono pure di stare zitta perché i tuoi pensieri negativi non devono influenzare gli altri. Lo fai e basta. È stato un miglioramento emotivo per me».

Altri insegnamenti?
«Non rimugino più sulle cose. Quando non ero soddisfatta di un allenamento o di una gara, mi portavo dietro la frustrazione per giorni. Ho eliminato tutti quei pensieri negativi che pesano».

Non cambia la sua disciplina, resta ferrea
«Sto leggendo il libro di David Goggins “Niente può fermarti”, lo consiglio. Sono dell’idea che la disciplina batterà sempre il talento. Se il talento non si allena, diventa nullo».

L’ultima volta che ha pianto?
«Ieri in allenamento, stavo facendo una ripetizione di gambe con le calze. Ha presente quella lacrimuccia di fatica che esce perché deve uscire? Ma non verso più lacrime di paura, me lo sono ripromessa dopo i Mondiali del 2025, ho pianto troppo prima della finale».

A Singapore era una tappa importante, prima italiana di sempre in una finale mondiale nei 100 stile.
«Piangevo di disperazione, me la stavo vivendo proprio male. Mai più. So il duro lavoro che ho fatto per arrivare a dove sono, perché devo avere paura? È uno switch mentale importante».

Mamma Helen e papà Vincenzo come vivono la sua trasformazione?
«L’anno prossimo verranno a Charlottesville per le finali Ncaa. Per mamma sarò sempre la Saretta di sei anni che accompagnava all’allenamento. Anche adesso che ho la patente, mi dice: “ti porto io”».

Un regalo per i 20 anni che compirà il 19 agosto?
«La scorsa settimana mi sono comprata una borsa Louis Vuitton, la corteggiavo, era un mio sogno da tempo. Mi sono fatta un regalone con un mese di anticipo».

È vanitosa?
«Il giusto. Posare per scatti di moda o per gli sponsor appaga il mio egocentrismo».

Controindicazioni della popolarità?
«Mi rallegra quando mi riconoscono, soprattutto i bambini. Certo, so che devo stare attenta alle parole che uso e ai pensieri che condivido».

Un anno fa, proprio sul Corriere, si rivolgeva agli haters razzisti. Li invitava a leggere la Costituzione Italiana.
«Dico sempre che gli haters sono i primi fan. Ne spunta subito uno quando stai facendo belle cose, quindi va benissimo così».

Il 2 giugno per la Festa della Repubblica è stata al Quirinale, tra i dieci giovani a colloquio con Mattarella. Ha parlato di multietnicità e di atleti di seconda generazione.
«Il Presidente mi guardava negli occhi mentre parlavo, che onore la sua attenzione. Sentire parlare altri giovani, che sono cervelli nei loro ambiti, è stato prezioso».

23 lug 2026 | 07:10

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