Il Nobel per l’Economia 2026 è stato assegnato agli americani Robert E. Hall e Michael Woodford «per aver posto le fondamenta microeconomiche della stabilizzazione macroeconomica».
I due economisti (Hall è affiliato alla Stanford University in California, mentre Woodford è affiliato alla Columbia University di New York) sono stati premiati per aver sviluppato modelli teorici e soluzioni pratiche che spiegano come gestire le fluttuazioni dei mercati, controllare l'inflazione e guidare la politica monetaria delle banche centrali. Hall e Woodford «hanno messo a punto nuovi modelli macroeconomici che hanno migliorato la nostra capacità di attuare politiche di stabilizzazione efficaci», ha dichiarato il comitato per il Nobel.
In sostanza, i due ricercatori sono stati premiati sia per il significato scientifico dei loro contributi alla comprensione dei fenomeni economici, sia per l'influenza che tali contributi hanno avuto sulle politiche pubbliche globali. Questo spiega il lasso di tempo di 20-25 anni che intercorre tra la pubblicazione dei lavori degli economisti e la loro assegnazione, un periodo che permette di apprezzarne appieno l'impatto, come sottolinea lo stesso comitato.
Hall è nato a Palo Alto, in California, il 13 agosto 1943. È cresciuto lì e a Los Angeles, si è laureato al MIT e ha fatto il dottorato con Robert Solow. Dopo aver insegnato al MIT e a Berkeley, nel 1978 è approdato a Stanford e alla Hoover Institution, a pochi chilometri da dove è nato.
Il suo nome è legato a un’idea che ha attraversato la politica. Nel dicembre 1981 firmò con il collega Alvin Rabushka un articolo sul Wall Street Journal che riaccese l’interesse per la flat tax, da cui nacque il libro The Flat Tax nel 1985. Il suo emblema era la dichiarazione dei redditi su una cartolina. I due hanno poi fatto da consulenti a vari paesi dell’Europa orientale intenzionati ad adottarla.
Ma Hall è anche il custode di un’attività più silenziosa. Presiede il comitato del NBER che tiene la cronologia semiufficiale delle recessioni americane. È un lavoro che per sua natura arriva in ritardo, perché il comitato aspetta di avere dati sufficienti prima di fissare le date. Nel luglio 2021 stabilì che la recessione del Covid era durata due mesi, da febbraio ad aprile 2020, la più breve mai registrata. Il verdetto arrivò più di un anno dopo.
È stato presidente dell’American Economic Association nel 2010, è sposato con l’economista Susan Woodward e vive a Menlo Park. Oggi è professore emerito.
Woodford è nato nel 1955 a Chicopee, nel Massachusetts. Il suo percorso è insolito per un economista: laurea all’Università di Chicago, J.D. a Yale, poi il dottorato in economia al MIT. Ha ricevuto la MacArthur Fellowship, il cosiddetto «premio dei geni», ed è anche Guggenheim Fellow.
Ha cominciato a insegnare a Columbia nel 1984, poi è passato a Chicago e a Princeton ed è tornato a Columbia nel 2004, dove oggi è John Bates Clark Professor di Economia politica. La sua opera principale è Interest and Prices, trattato di teoria della politica monetaria che nel 2003 ha vinto il premio dell’Association of American Publishers come miglior libro scientifico di economia. La Fondazione BBVA l’ha definito la «bibbia» del modello più usato in politica monetaria per oltre quindici anni. Woodford ha anche definito strumenti diventati comuni dopo la crisi del 2008, come la forward guidance: guidare le aspettative sui tassi futuri per influire su quelli di oggi.
Negli ultimi anni ha cambiato direzione. Lavora sulla razionalità limitata, attingendo a psicologia cognitiva e neuroscienze, e studia le conseguenze di decisioni basate su rappresentazioni mentali imprecise. A Columbia dirige la Cognitive and Behavioral Economics Initiative. Nel 2025 aveva condiviso il premio BBVA Frontiers of Knowledge con Olivier Blanchard e Jordi Galí.
Il Nobel per l’economia in memoria di Alfred Nobel, ormai divenuto pietra miliare della riflessione economica moderna, viene assegnato dalla Sveriges Riksbank, la banca centrale svedese, che lo ha istituito nel 1968 in occasione del suo 300esimo anniversario. Il premio tradizionalmente chiude le consegne dei riconoscimenti perché, nonostante risponda agli stessi criteri, è l’unico riconoscimento che Alfred Nobel non aveva previsto nel suo testamento.
Il riconoscimento è accompagnato da un premio di 12 milioni di corone svedesi (poco più di un milione di euro). Quest’anno la cifra è cresciuta di un milione di corone rispetto al 2025. L’importo complessivo viene ripartito fra i vincitori in caso di assegnazione condivisa, secondo le quote stabilite dall’Accademia reale svedese delle scienze.
Il premio Nobel per l’Economia è stato finora assegnato 58 volte a 101 persone. La più giovane è stata Esther Duflo, che ottenne il riconoscimento nel 2019 a 46 anni; il più anziano Leonid Hurwicz, che fu premiato a 90 anni di età, nel 2007, l’anno prima della sua morte.
Nel 2025 è toccato a Joel Mokyr, Philippe Aghion e Peter Howitt «per aver spiegato la crescita economica guidata dall’innovazione»: Mokyr ha ricostruito le condizioni storiche che hanno reso possibile un progresso tecnologico duraturo, mentre Aghion e Howitt hanno elaborato la teoria della crescita attraverso la «distruzione creativa», il processo con cui nuove tecnologie e imprese sostituiscono quelle esistenti. Nel 2024 erano stati premiati Daron Acemoglu, Simon Johnson e James A. Robinson per gli studi su come le istituzioni si formano e influenzano la prosperità delle nazioni.
Nel 2023 il riconoscimento era andato a Claudia Goldin, docente ad Harvard, per le ricerche sul lavoro femminile e sulle differenze di occupazione e retribuzione fra uomini e donne: la prima donna a ricevere da sola il Nobel per l’Economia. Nel 2022 erano stati premiati l’ex presidente della Federal Reserve Ben Bernanke e gli economisti Douglas Diamond e Philip Dybvig per gli studi sulle banche e sulle crisi finanziarie. Nel 2021 il premio era stato diviso fra David Card, per i contributi empirici all’economia del lavoro, e Joshua Angrist e Guido Imbens, per i metodi di analisi delle relazioni causali. Nel 2020, infine, era spettato a Paul Milgrom e Robert Wilson, docenti a Stanford, per i progressi nella teoria delle aste e l’invenzione di nuovi formati d’asta.
Articolo in aggiornamento...
12 ottobre 2026, 11:53 - Aggiornata il 12 ottobre 2026 , 12:17