«Avevamo un accordo triennale con il governo. Io ci ho creduto». Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, entra nel braccio di ferro tra banche e governo sulla prossima manovra e chiama direttamente in causa Giorgia Meloni. Lo fa ricordando un'intesa raggiunta appena un anno fa, che avrebbe dovuto garantire stabilità per tre anni, evitando nuove trattative a ogni legge di Bilancio. E che ora, con la richiesta di altri 5 miliardi di euro al settore finanziario, rischia di essere rimessa in discussione.
Intervenendo al Forum di Coldiretti a Roma, Messina ricostruisce la nascita di quell'accordo. «L'anno scorso, e non è un mistero, mi ha chiamato Giorgia Meloni», racconta, ricordando che la stessa presidente del Consiglio ne aveva parlato in un libro con Bruno Vespa. La richiesta era di collaborare per trovare una soluzione volontaria che consentisse alle banche di contribuire ai conti pubblici.
La trattativa, spiega Messina, si era conclusa con un'intesa triennale siglata con il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e il viceministro Maurizio Leo, insieme ai rappresentanti dell'Abi. Un accordo che, secondo il banchiere, avrebbe dovuto definire il contributo richiesto agli istituti per i successivi tre anni.
Il passaggio più significativo riguarda proprio la durata dell'accordo. Messina rivela che le banche avrebbero preferito un'intesa annuale, da rivedere di volta in volta. Fu invece il governo, sostiene, a chiedere un impegno triennale, per assicurare maggiore prevedibilità sia al bilancio pubblico sia agli istituti di credito.
«Avevamo proposto di farlo solo annuale, ogni anno di rivederlo, e ci è stato chiesto di farlo triennale», spiega. Una scelta che avrebbe dovuto anche evitare alle banche di ritrovarsi ogni anno al centro di quella che Messina definisce una «campagna stampa in cui sembra che siamo dei profittatori di questo Paese».
Il problema è che nel Documento programmatico di bilancio per il 2027, trasmesso a Bruxelles, il governo ha previsto un nuovo contributo di circa 5 miliardi di euro dal settore finanziario, all'interno di una manovra complessiva da 23,5 miliardi.
Non è ancora chiaro come l'onere sarà ripartito tra banche, assicurazioni e altri operatori, né quali strumenti saranno utilizzati. Ma il settore bancario considera la richiesta aggiuntiva rispetto agli impegni già assunti lo scorso anno, quando era stata raggiunta un'intesa triennale per circa 10 miliardi.
Il malumore era già emerso il 16 ottobre nelle parole del presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, secondo cui «nella Costituzione non c'è scritto che alcuni debbono essere mazzolati». Ora Messina aggiunge un elemento ulteriore: la questione della credibilità e della continuità degli accordi tra governo e sistema bancario.
Messina invita poi a guardare anche all'altro lato del bilancio delle banche: non soltanto ai profitti, ma alle imposte che il settore versa allo Stato. «Oggi si parla moltissimo degli utili delle banche», osserva, ricordando che i risultati attesi erano già prevedibili lo scorso anno. «Ma quello che non si dice è che a fronte dei 50 miliardi di utili lo Stato incasserà 25 miliardi di imposte».
Una cifra che, secondo il numero uno di Intesa Sanpaolo, dovrebbe entrare nel dibattito sul contributo richiesto agli istituti. «Quest'anno 25 miliardi di euro di spesa pubblica sarà finanziata dalle banche», sottolinea. Il messaggio è che, prima ancora di qualsiasi prelievo aggiuntivo, il settore contribuisce già in misura significativa alle entrate pubbliche. «Mi piacerebbe che quando si parla di utili si dicesse anche dei 25 miliardi».
Messina allarga infine il ragionamento al ruolo degli istituti nel finanziamento del debito italiano. Secondo i dati citati dall'amministratore delegato, le banche detengono circa 400 miliardi di euro di titoli di Stato italiani e le assicurazioni altri 200 miliardi. A questi affianca i circa 500 miliardi riconducibili alla Banca centrale europea.
Il banchiere sostiene che gli istituti abbiano aumentato gli acquisti di titoli pubblici anche nell'ambito di una più ampia collaborazione con il governo per sostenere il Paese. Un impegno che non sarebbe privo di rischi: quando i tassi salgono, ricorda, il valore di mercato delle obbligazioni scende e chi le detiene può subire perdite.
Il messaggio al governo, dunque, va oltre i 5 miliardi della prossima manovra. Le banche rivendicano di avere già assunto impegni economici e finanziari sulla base di un'intesa pensata per durare tre anni. E chiedono che quella promessa venga tenuta in considerazione prima di aprire un nuovo negoziato.