Economia

Vetagro, da Reggio Emilia al Maryland: l’agritech made in Italy apre in America con le microcapsule per animali

Vetagro, da Reggio Emilia al Maryland: l’agritech made in Italy apre in America con le microcapsule per animali

Che cosa c’è di particolare in una microcapsula di integratori alimentari per mucche che sorpassa intatta il sacco del rumine e lo stomaco per arrivare dritta nell’intestino, dove rilascia le sostanze nutrienti lentamente e senza diluizioni? C’è che la mucca è meglio alimentata, il suo latte è più proteico e abbondante, si riduce l’uso di antibiotici. E c’è che questa capsula, tecnologica, ha aperto il mercato americano a una media impresa del made in Italy, la Vetagro di Reggio Emilia. Il 7 ottobre Vetagro ha inaugurato uno stabilimento nel Maryland, alla presenza delle autorità americane. Il caso è interessante perché rivela investimenti in un momento d’incertezza, quando molti frenano. E perché dietro lo sbarco negli Stati Uniti c’è Simest, la società di Cdp per l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese, guidata dalla ceo Regina Corradini d’Arienzo.
Negli Stati Uniti Vetagro ha investito nel complesso 40 milioni, di cui 20,8 da Simest: risorse proprie e del Fondo 394/81, quello per l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese, che Simest gestisce in convenzione con il ministero degli Affari esteri. Grazie anche alla nuova fabbrica, da dove produrrà sia per il mercato interno sia per Brasile e Messico, l’azienda prevede di raddoppiare i ricavi entro il 2030 superando i 100 milioni.

Controllata al 100% dalla famiglia Piva attraverso Vetagro International, Vetagro è pioniera nella produzione di integratori in microcapsule per animali, su brevetti propri. Per ora, sono destinati agli animali da allevamento: mucche, suini, polli, pesci. «A breve saranno disponibili anche per la salute del cane», dice Andrea Piva, amministratore unico e azionista. Significa entrare nel grande affare del pet food.
«Vetagro è una piccola-media impresa che ha avuto il coraggio di raddoppiare la capacità produttiva fuori dall’Italia — dice Vera Veri, responsabile degli investimenti partecipativi di Simest —. Ci ha colpiti per la specificità del prodotto, per la ricerca, perché è anticiclica come una farmaceutica e per le potenzialità del settore: il mercato dei prodotti per animali cresce».
Il progetto nasce nel 2023, quando Simest entra direttamente, con dieci milioni, nel capitale di due società costituite da Vetagro per produrre negli Usa, una immobiliare per il terreno (Apeg International, dalle iniziali di Andrea Piva e della moglie Ester) e una produttiva, Apeg 2023. A queste risorse si aggiungono oltre dieci milioni dal Fondo 394/81. Insieme, Simest e il fondo hanno il 49% di ognuna delle due società americane. In sostanza, metà dell’investimento (40 milioni) di Vetagro negli Stati Uniti è coperto dai finanziamenti pubblici, l’altra metà dagli azionisti, che dovranno restituire il prestito a Simest entro il 2030.

Nel 2025 Vetagro International ha visto salire i ricavi consolidati a 51,96 milioni (+63% dal 2024, diverso perimetro), il margine operativo lordo a 10,39 milioni (da 1,98 milioni) e l’utile netto a 5,31 milioni (da 0,83 milioni). Ora cerca il raddoppio. «Per quest’anno stimiamo un incremento del giro d’affari intorno all’8-10% — dice Piva —. Prevediamo di toccare i 100 milioni nel 2030. La capacità produttiva sarà per un terzo negli Usa e per i due terzi in Italia. Vendiamo in 50 Paesi, abbiamo brevetti da 20 anni e siamo valutati positivamente dall’Efsa», l’autorità europea per la sicurezza alimentare. Nella squadra dei ricercatori ci (l’investimento in ricerca è il 3% dei ricavi) sono biologi, chimici, biotecnologi. «Molti vengono dalle università di Bologna e Roma, alcuni erano miei studenti», dice l’imprenditore, ex professore ordinario di Nutrizione e alimentazione animale all’Università di Bologna, corso di laurea in Biotecnologie.

Piva era un consulente di Vetagro, che acquisì nel 2008.«L’ho portata «da 15 a 100 dipendenti», dice e spiega così il prodotto: «Rendiamo disponibili agli animali nutrienti e proteine che altrimenti non potrebbero avere in forma piena. Siamo stati i primi a sviluppare questa tecnologia, nel 1982. L’anno prossimo lanceremo un prodotto a base botanica, Aviplus, per ridurre le infiammazioni dell’intestino. Può combattere l’aviaria nei polli e sarà disponibile anche per i cani».
Negli Usa Vetagro ha una base commerciale dal 2018. «Abbiamo voluto rafforzarci per essere flessibili di fronte alle variazioni del mercato — dice Piva —. Qui l’agroalimentare preferisce il made in Usa, quando hanno visto lo stabilimento ci hanno preso sul serio». Quanto a Simest, ha aperto il 21 settembre un ufficio a New York. Dice Veri: «Nel complesso prevediamo d’investire quest’anno 220 milioni, in tutto il mondo, nel capitale delle piccole e medie imprese: +10% dal 2025. La metà di questi investimenti è negli Usa».

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