Se la prima regola per vincere un Mondiale è sopravvivere, la seconda è come lo fai, nel senso di quante energie spendi e quante risparmi. Con due vittorie ai supplementari l'Argentina ha giocato un'ora in più della Francia, che fin qui ha proceduto dritta per dritta, sempre in sicurezza o quasi (il Paraguay poteva sottrarre tempo, non il pass).
Del torneo dei campioni possiamo invece già montare il docufilm, perché il sospirato 3-2 a Capo Verde, l'elettrizzante rimonta sull'Egitto e l'esecuzione a lungo sospesa della Svizzera in dieci, hanno ormai svuotato il barile della mistica che sempre accompagna la Selección. La stessa Inghilterra, prossima rivale in una semifinale che come narrazione vale mezzo Trono di Spade, è tornata due volte da situazioni di svantaggio, contro il Congo e la Norvegia. E dunque è una Nazionale forte e ispirata, ma verosimilmente un po' stanca.
Come è successo con l'Argentina nel momento in cui Messi è tornato su frequenze umane, anche gli inglesi hanno dovuto surrogare il ritorno sulla terra di Kane: i primi hanno ovviato con una distribuzione delle responsabilità — da Romero a Lautaro, con copertina al prodigioso gol di Julian — i secondi sono stati presi per mano dal magnifico Bellingham. La differenza in loro favore c'è ma è minima. Too close to call.
Inghilterra e Argentina giocheranno mercoledì, 24 ore dopo Francia e Spagna, piccola differenza in vista della finale di domenica, ottava fatica per chi ci arriverà. Se ci aggiungete la divisione dei match in quattro quarti, i cinque cambi ormai istituzionalizzati e un intervallo che in finale viaggerà sui 30 minuti, siamo abbondantemente fuori dalla mappa: la Francia è la corazzata più volte descritta ed è la logica favorita, la Spagna non è bella come due anni fa perché Yamal e Nico non sono sani abbastanza da replicare quella leggerezza. Però ha vinto allo sprint con lo stesso uomo (Merino) per due volte consecutive, e chi trova itinerari alternativi — da vacanze intelligenti — merita sempre attenzione. Ah, sono giunte in semifinale le prime quattro del ranking: il calcio è matto, ma non così matto.