Economia

Family office, perché aumentano gli investimenti «a misura» dei ricchi? Ecco la mappa delle grandi famiglie italiane

Family office, perché aumentano gli investimenti «a misura» dei ricchi? Ecco la mappa delle grandi famiglie italiane

«La ricchezza dei poveri è rappresentata dai loro figli, quella dei ricchi dai loro genitori». Oggi la battuta di Massimo Troisi andrebbe forse aggiustata, ma non più di tanto. Anche se oggi la maggior parte delle famiglie «ricche» affida ormai il suo patrimonio a un Family office.
Ma cos’è questo strumento? Occorre premettere che è un fenomeno piuttosto recente in Italia. A giugno dell’anno scorso, l’Osservatorio del Politecnico di Milano ha censito oltre 240 strutture, con una crescita del 10,4% rispetto all’anno precedente. È questo il sesto anno consecutivo di espansione, al traino delle famiglie imprenditoriali del Nord. La ricchezza complessiva gestita supera i 200 miliardi. La maggior parte sono in Lombardia e sono così suddivisi: oltre 100 sono Single Family office caratterizzati dalla circostanza che c’è un’unica famiglia controllante e destinataria dei servizi. Poi ci sono i Multi family office; infine, quelli di origine bancaria (Mps, Pictet o J.P. Morgan, hanno sviluppato strutture interne) che si distinguono per l’alto livello di professionalizzazione. Per quanto riguarda la forma societaria la maggior parte è costituita da società a responsabilità limitata; seguono le spa e, infine, altre forme giuridiche.

Se alcuni Family office nascono dalla volontà di un nucleo familiare imprenditoriale ancora attivo, altri sorgono dopo la cessione dell’attività di impresa e devono affrontare la gestione del patrimonio diventato liquido. Vi sono, poi, altre realtà che non sono legate all’attività dell’impresa familiare classica, ma che hanno origine come veicoli di investimento personale dell’imprenditore o, ancora, come strumento per l’amministrazione della ricchezza personale derivante da un’attività professionale, per esempio, Bayshore Global Management del co-fondatore di Google, Sergey Brin.
Uno studio Magstat precisa che ci sono oltre 40 operatori di private banking che offrono questo servizio. Vengono poi censiti 44 grandi Family office esteri che fanno riferimento a famiglie italiane. Si trovano principalmente in Lussemburgo, ma ce ne sono anche in Svizzera, Paesi Bassi e poi, con uno a testa, Inghilterra e perfino Stati Uniti e Principato di Monaco. Merita particolare attenzione Fedesa Sam che gestisce la ricchezza della dinastia imprenditoriale Ferrero. Secondo il Sovereign Wealth Fund Institute è il più capitalizzato d’Europa e settimo al mondo. Ma tornando alla distribuzione geografica, come prevedibile la mappa italiana rispecchia la distribuzione della ricchezza nel Paese. La Lombardia conta oltre il 40% degli uffici distribuiti sul territorio nazionale e all’estero e più di un terzo fa capo alla sola città di Milano. Il secondo posto nella classifica regionale spetta al Veneto, con circa 60 uffici, il doppio della terza in graduatoria, il Piemonte. Quarta e quinta piazza per il Lazio e l’Emilia-Romagna.

Ma chi sono i grandi nomi dei family office italiani? Per quanto riguarda quelli fondati da grandi commercialisti e figure dell’alta finanza, va ricordato Tosetti Value Sim, con oltre cinque miliardi di masse, creata nel 1997 dal commercialista torinese Dario Tosetti e Corporate Family Office Sim, fondata nel 2000 da Andrea Caraceni.
Tra quelli che gestiscono invece i patrimoni delle grandi famiglie i più rilevanti sono H14 di Luigi, Barbara ed Eleonora Berlusconi, Lir di Mario Moretti Polegato, Laprima Holding che amministra i patrimoni degli eredi di Sergio Loro Piana e Nuova Energia holding di Pierluigi Loro Piana. Degno di nota Lmdv Capital, costituita nel 2022 da Leonardo Maria Del Vecchio che recentemente ha messo mano all’organizzazione e ha chiamato Lorenzo Calì, ex manager di Luxottica e di Moncler. Undici strutture operano come società di intermediazione mobiliare: tra queste Banor, Capitalsuite, Nextam Partners Sim, Scouting Family Advisors, Secofind e Tosetti Value.
Non mancano infine i family office boutique come Lsa Finance Consulting, costituita nel 2002 dal commercialista Luca Del Federico di Pescara, Lenzi Associati dell’avvocato patrimonialista Roberto Lenzi di Milano e S&O Multi Family Office di Bologna.

In una simile varietà di offerta potevano mancare le università? No. La scorsa settimana Bnp Paribas ha costituito il suo strumento in partnership con la Sda dell’università Bocconi. Si chiama Diamond tower family strategy.
Ma dove investono i family office? L’asset allocation sta cambiando. L’intelligenza artificiale si conferma il primo tema di investimento. Il conflitto geopolitico è il principale fattore di rischio sia nel breve che nel lungo termine mentre aumentano le preoccupazioni legate al debito globale. In questo contesto, si sta adottando un approccio prudente e orientato al medio periodo, puntando soprattutto sulla diversificazione tra attivi, valute e aree geografiche, più che su cambiamenti radicali dell’allocazione. Allo stesso tempo, i gestori si stanno orientando verso aggiustamenti che puntano alla diversificazione. Sebbene i mercati occidentali rimangano la spina dorsale dei portafogli, le allocazioni si stanno gradualmente spostando verso le azioni dei paesi emergenti e investimenti alternativi come le infrastrutture, riducendo al contempo l’esposizione al settore immobiliare. Infine, molta attenzione all’andamento dei tassi americani, alla crescita del dollaro, al calo dell’oro e del petrolio. Certo la prudenza resta la parola d’obbligo per i family office come dovrebbe essere anche per il semplice risparmiatore.

10 lug 2026 | 19:55

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