Lunedì 12 ottobre Assolombarda ha tenuto a Milano la sua assemblea annuale e per l’occasione è stata presente la premier Giorgia Meloni. Il momento che vive Milano è sicuramente complesso e il dibattito che comincia ad affiorare nella campagna elettorale per rinnovare la guida di palazzo Marino lo dimostra. Il presidente Alvise Biffi garantisce che Assolombarda metterà a disposizione dei partiti e dei candidati le proposte per il territorio «e chi le sposerà avrà i nostri applausi». La fase di elaborazione delle proposte è cominciata con l’assemblea e come è nella sensibilità e nell’esperienza di Biffi avrà al centro i temi dell’innovazione. Nel 2025 l’associazione aveva lanciato il progetto ForgIa con l’obiettivo (ambizioso) di aumentare del 10% la produttività delle Pmi e cercare di mitigare il gap che esiste tra grande e piccola impresa. I dati che Biffi potrà sciorinare a valle di quell’impegno sono segnalati come «molto positivi» e saranno presentate 60 case history che lo dimostrano.
Il passaggio successivo — quello che vedrà impegnata Assolombarda nel ‘26 e nel ‘27 — è di incardinare le imprese innovative del territorio nel business della Physical AI. Biffi sostiene che le nostre imprese di macchinari stanno costruendo i nuovi robot che saranno utilizzati dalle start up americane con modelli di AI per automatizzare nuovi settori (l’organizzazione della medicina, per fare un esempio) e ottenere per questa via grandi incrementi di produttività. «La nostra industria è quella che costruisce questi robot», ripete Biffi e quindi può usare lo stesso linguaggio degli americani e può divenirne partner nell’hardware. «L’obiettivo finale è quello di attrarre qui da noi le fabbriche della Physical AI quando saranno aperte. Non è solo un auspicio, il mondo guarda a noi».
Si tratta allora di far sapere che nel territorio lombardo esistono queste competenze e per questo Assolombarda arriva a quest’assemblea dopo un tour che ha visto i suoi dirigenti visitare il Canada, il Sud America, il Middle east e Abu Dhabi.
«La nuova geopolitica — continua Biffi — non può essere solo affidata al tradizionale export, un ruolo decisivo l’hanno le tecnologie. Noi garantiamo la componentistica hardware e ciò ci avvantaggia nell’attrazione dei grandi investimenti». Naturalmente perché questo processo virtuoso, disegnato sulla carta nella relazione che leggerà il presidente, si trasformi in realtà ci vuole (anche) «una legge per le città metropolitane» che tolga di mezzo le barriere allo sviluppo che oggi esistono e condizionano la crescita. Milano deve allargare alla Città Metropolitana tutta una serie di funzioni e deve farlo in tempi stretti.
Nella relazione di Biffi si è parlato anche di casa. L’idea è quella di estendere l’esperienza fatta dalla Edison proprio a Milano e considerare l’abitazione come un bene strumentale che viene fornito ai talenti che scelgono le imprese ambrosiane. «Dobbiamo far rimanere in città i giovani», dice Biffi e spiega come essi vogliano lavorare in aziende che operano sulla frontiera dell’innovazione e quindi compito dell’associazione è spingere le imprese a passare dalla grande tradizione manifatturiera elettromeccanica agli innovation services. E per fare questo passo la ricerca dei talenti è decisiva. Ma come è possibile avere su Milano più unicorni? «Ci vogliono i soldi, tonnellate di soldi. Senza di essi non si costruiscono unicorni. E per averli è necessaria una burocrazia che incoraggia e strumenti come la Zis (Zone di Innovazione e Sviluppo, ndr) che chiediamo a gran voce». Per favorire le start up è possibile però una politica mirata di procurement? «Non credo alle quote — risponde Biffi —. Sono una scappatoia, spesso non meritocratica. Quindi credo che la strada giusta sia indurre i nostri capo-filiera nazionali a trascinarsi dietro i loro fornitori per produrre un tessuto più internazionalizzato e per dare lavoro a tutti, non solo alle start up. I capo filiera sono i nostri ambasciatori».
Ma tornando ai problemi della casa dovremmo sostenere la riconversione dei numerosi uffici spesso vuoti in altrettante abitazioni? «Abbiamo una montagna di edifici da riqualificare. Ben 3,2 miliardi di metri quadrati, 200 volte piazza Duomo. Su questa operazione grava un problema di incertezza, troppe ingerenze si sono frapposte ai processo di riqualificazione». Quindi, aggiunge Biffi, «si può fare tutto, sia uffici sia case, sia edilizia d’èlite sia edilizia per i giovani».
Un’ultima curiosità: ha saputo dell’iniziativa dei cinque assessori regionali del Nord che si sono proposti di costruire un distretto unico della manifattura e che ne pensa? «Purtroppo non sono stato coinvolto per tempo né dall’assessore Guidesi né dal nostro presidente regionale Pasini. Il giorno che vorranno chiedermi un contributo sarò felice di illustrare loro quelle che considero le nostre priorità».
16 ottobre 2026, 13:48 - Aggiornata il 16 ottobre 2026 , 13:48