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Sinner oggi contro Djokovic a Wimbledon, dalle 16.10. Su Londra c'è l'incognita caldo: «È l’ultima delle variabili che mi preoccupano»

Sinner oggi contro Djokovic a Wimbledon, dalle 16.10. Su Londra c'è l'incognita caldo: «È l’ultima delle variabili che mi preoccupano»

DALLA NOSTRA INVIATA
LONDRA - Due contro uno, nel tennis, non vale. Però è Jannik Sinner a chiederlo ai suoi coach, sul campo 3 di Aorangi Park, l’enclave verde dedicata agli allenamenti. Entri da un cancello, sorridi alla guardia, ti affacci sulle prove tecniche di semifinale di Wimbledon. Fianco a fianco, lontano dagli occhi del pubblico, Sinner e Djokovic, reduce dalla maratona con Auger-Aliassime. Approcci agli antipodi: il Djoker palleggia con figlio e nipote, il numero uno apre angoli sul prato con due sparring partner locali. È mettendo sotto stress la mobilità di un avversario di 39 anni, costretto a rimanere in campo tre ore e 16’ più di lui (5h15’ solo con il canadese), che oggi Sinner proverà ad allungare la difesa del titolo fino a domenica, il giorno del Signore e della gloria nel tennis.

In cinque turni abbiamo visto un Sinner in crescita, mai smagliante: ha esordito cauto con Kecmanovic, ha usato due tie break per spezzare l’equilibrio con Borges, ha sovrastato Brooksby e Mochizuki, ha smontato Struff con cacciavite e olio di gomito. «Ogni giorno va meglio, però bisogna alzare il livello».

Eccolo, il momento. Jannik non affronta un top 10 dal Foro Italico (Medvedev n.9, nella notte della crisi fisica e dei respiri a bocca aperta), un top 5 addirittura da Madrid (Zverev n.3 in finale). Djokovic sposta l’asticella a un’altezza da Sotomayor: servirà ognuna delle virtù del campione. Se il servizio non preoccupa — 97 ace fin qui contro i 62 con cui aveva vinto l’anno scorso — e il rovescio è il colpo naturale di cui può fidarsi ciecamente, è il fronte destro dell’impianto sinneriano ad aver mostrato la crepa più ampia. Nei primi due match di Wimbledon 2025, contro Nardi e Vukic, l’azzurro aveva commesso solo 14 errori gratuiti di dritto; quest’anno sono stati 41, per un totale, in cinque incontri, di 79. È anche a questo dettaglio che Jannik si riferisce quando dice che «certe cose possono essere fatte un po’ meglio».

Dopo aver preferito una sgambata indoor mercoledì, i due palleggiatori di ieri sono serviti ad alzare il ritmo dello scambio perché il più forte ritrovi il suo, quel personalissimo flow che su cemento e terra, due set su tre, gli aveva permesso di centrare il record dei cinque Master 1000 conquistati consecutivamente, fino allo sprofondo parigino. La palla corta è un’altra risorsa da ritrovare. Ne ha giocate pochissime, fino a oggi. «Sull’erba secca è più difficile, questa è una superficie con cui ho meno confidenza — ha spiegato —. Ancora sull’erba mi manca un po’ la mano... Però mi servirà. Non è che fai sempre il punto, è preziosa anche per mettere fuori bilanciamento l’avversario».

Le idee sono chiarissime. Il mantra, il solito: controllare tutto ciò che è in suo potere controllare. Poi c’è un rivale, con cui fare i conti, e non un rivale qualsiasi: si chiama Novak Djokovic, si allenava a Belgrado sul fondo di una piscina vuota sotto le bombe della Nato, si è inserito a forza nel duopolio Federer-Nadal, fino a trasformarlo nella leggenda dei Big Three; e adesso vuole sgambettare quella di Sinner, lanciato verso il quinto Slam, il primo in contumacia di Carlos Alcaraz, la nemesi infortunata che con l’okay dei medici dovrebbe ricominciare a lavorare seriamente da lunedì.

Da Church Road, oggi, dalle 16.10, parte l’ultimo treno per il Djoker: sull’erba, dove — sulla carta — ci si logora meno, avendo di fronte solo uno dei Gen Z che gli hanno guastato il fine carriera. Al vincente di Zverev-Fery, ci sarà tempo per pensare. Sei come Messi al Mondiale, l’altro straordinario classe ‘89 che sta riscrivendo le leggi del suo sport, gli hanno detto. «Magari... Anch’io vorrei giocare solo novanta minuti» ha risposto Belzebù, rosso in volto delle fiamme dell’inferno.

E infine l’incognita meteo. Farà caldo, torrido secondo gli inglesi. «È l’ultima delle variabili che mi preoccupano in questo momento» ha tagliato corto Sinner al centro del toto-malattia: cosa ha avuto a Parigi? Potrebbe ripetersi? L’erba di Wimbledon è come i fondi del caffé: tra i fili, tutte le risposte.

10 luglio 2026, 07:21 - Aggiornata il 10 luglio 2026 , 07:45

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