Cultura

Shlomo Venezia ad Auschwitz, le parole mai lette sulla Shoah

Shlomo Venezia ad Auschwitz, le parole mai lette sulla Shoah

Il ricordo è netto ed è legato all’atroce periodo in cui Shlomo Venezia, ebreo sefardita di nazionalità italiana nato in Grecia (a Salonicco), tra l’aprile 1944 e il gennaio 1945, è costretto a lavorare ad Auschwitz nel Sonderkommando, il reparto speciale di internati addetti al lavoro di ripulitura delle camere a gas e dei forni crematori. Un incarico inumano: un prigioniero ebreo che deve ripulire i luoghi di morte di altri ebrei. Shlomo, uno dei rarissimi sopravvissuti del Sonderkommando di Birkenau (uno dei tre campi principali che formavano il complesso concentrazionario di Auschwitz, in Polonia), sarà poi l’autore di Sonderkommando Auschwitz (Rizzoli, 2007), tradotto in venti lingue nel mondo.

La cronaca è agghiacciante nella sua asciuttezza. Nell’intestazione si legge: Birkenau, Krematorio n° 3. Il racconto, riportato integralmente in questa pagina, è l’ennesima testimonianza della folle crudeltà dell’ideologia nazista e delle tragiche tappe della Shoah: «Abbiamo incominciato a sentire un vagito, dopo aver atteso ancora un po’, questa vocina diventava più limpida e insistente, uno di noi si è incamminato sopra i cadaveri per arrivare al punto da dove proveniva il lamento scorgendo subito quel piccolo esserino di appena due tre mesi. Era ancora attaccato al seno della mamma, si vede che il latte non usciva più ed il bambino protestava piangendo. Solo il boia nazista SS ha saziato questa piccola creatura innocente con un colpo di fucile alla nuca».

Una esecuzione in piena regola di un «piccolo esserino» che era riuscito a sopravvivere attaccato al seno della madre.
Di neonati uccisi dai nazisti nei campi di sterminio sono piene le memorie di tanti sopravvissuti, ma questa sequenza ha una sua particolare, intollerabile violenza. Accanto, un altro inedito, l’incontro finale con un cugino di suo padre.

I due appunti appartengono alle carte del fondo «Shlomo e Marika Venezia», donate dalla famiglia all’Archivio storico della Fondazione Museo della Shoah nel 2009. Durante il riordino degli scritti di Shlomo (nato a Salonicco, in Grecia, nel 1923 e scomparso a Roma nel 2012) sono apparsi suoi documenti mai resi pubblici, che ora verranno esposti per la prima volta dal 13 al 25 ottobre a Roma a Palazzo Braschi (sede del Museo di Roma) nella mostra «Memorie di famiglia nei documenti della persecuzione antiebraica», curata da Marco Caviglia, responsabile dell’Archivio della Fondazione Museo della Shoah.

Shlomo, in quindici anni di attività come testimone della Shoah nelle scuole e in incontri pubblici, ha risposto a molte lettere e a numerosi quesiti che gli arrivavano dopo quegli appuntamenti. È probabile che questi due testi appartengano a quei materiali, appunto inediti.

La mostra (realizzata in collaborazione con l’assessorato alla Cultura e con la Sovrintendenza di Roma con la società Zètema) esporrà documenti originali provenienti da dieci fondi familiari acquisiti dall’Archivio della Fondazione Museo della Shoah nell’ambito del progetto Dalle case alla storia, lanciato nel gennaio di quest’anno. L’obiettivo è non far disperdere materiali preziosi per la memoria delle future generazioni. 

BIRKENAU KREMATORIO N° 3
Un giorno, mentre si estraevano i cadaveri dalla camera a gas per poi caricarli sul montacarichi per essere cremati al piano superiore, ci si è presentata una cosa insolita. Dal fondo della camera sentivamo provenire oltre ai soliti rumori qualche cosa di diverso. Ognuno di noi diceva una cosa diversa, non era possibile pensare che ci fosse qualcosa di vivo, dopo un po’ questa cosa diversa è diventata realtà. Abbiamo incominciato a sentire un vagito, dopo aver atteso ancora un po’, questa vocina diventava più limpida e insistente, uno di noi si è incamminato sopra i cadaveri per arrivare al punto da dove proveniva il lamento scorgendo subito quel piccolo esserino di appena due tre mesi. Era ancora attaccato al seno della mamma, si vede che il latte non usciva più ed il bambino protestava piangendo. Solo il boia nazista SS ha saziato questa piccola creatura innocente con un colpo di fucile alla nuca.
Shlomo Venezia
P.S. Superstite del campo
di sterminio di AUSCHWITZ

BIRKENAU KREMATORIO N° 3
LEONE VENEZIA primo cugino di mio papà:
era già arrivato ordine da Berlino di non uccidere più in massa quando una mattina portano dei prigionieri malridotti dello stesso campo, tutti erano consci che sarebbero stati eliminati, si poteva notare sul loro viso l’espressione di liberazione. Mentre questi giovani si stavano spogliando mi sento chiamare con una voce irriconoscibile da Leone. Si trovava con loro perché anche lui era ricoverato al lazzaretto solo perché aveva un ginocchio gonfio. Dopo tre giorni di permanenza al reveu (ospedaletto) venivano selezionati per essere eliminati. Potete immaginare cosa può provare uno a incontrarsi in questo posto con uno di famiglia. Non si poteva fare nulla per salvarlo, una volta entrato in questo luogo eri condannato, la contabilità era sacra, i pezzi dovevano sempre combaciare. L’unica cosa che ho potuto fare è stato di dargli da mangiare fino a saziarsi. Alle altre richieste ho dovuto mentirgli dicendogli che non avrebbe sofferto e che non durava più di qualche minuto, ci siamo baciati e abbracciati senza dire una parola. L’ho rivisto per dirgli il kaddish che è valso anche per i miei familiari, fatto questo, i miei compagni mi hanno portato via per non farmelo vedere bruciare.
Shlomo Venezia
P.S. Superstite del campo
di sterminio di AUSCHWITZ

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