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Sempre più giocattoli con l'IA, ma con peluche smart a rischio la privacy

Sempre più giocattoli con l'IA, ma con peluche smart a rischio la privacy

A trent'anni dal lancio del gioco digitale giapponese Tamagotchi, arriva una nuova ondata di giocattoli questa volta potenziata dall'intelligenza artificiale. Sono i 'pet robot', si chiamano ad esempio iMoochi o Kumma, alimentano un settore che ha superato i 25 miliardi di dollari e destano preoccupazioni privacy, soprattutto in relazione ai minori, perché ascoltano tutto e simulano l'empatia dei veri animali. I giocattoli basati su modelli linguistici avanzati popolano ormai le fiere tecnologiche, da Las Vegas a Barcellona, e vengono commercializzati a prezzi accessibili come compagni di gioco adatti a partire dai tre anni d'età, in un segmento che però resta largamente privo di una regolamentazione specifica.     

L'ultimo in ordine di tempo si chiama iMoochi ed è distribuito in Cina, al momento non sono previste espansioni commerciali. È peloso, fa le fusa e mima il comportamento di un animale domestico. A bordo del giocattolo c'è un modello di IA che permette di conoscere il bambino con cui interagisce giorno dopo giorno per imparare i suoi ritmi, capire quando è il momento di riposare e quando di giocare. Segna l'ingresso nel settore dell'azienda tecnologia Zte, casa madre del marchio Nubia sotto il cui nome viene commercializzato il 'pet robot'. 

I piccoli automi di compagnia, ora dotati di algoritmi e sensori, non sono più di nicchia visto che il settore ad oggi vale 25,7 miliardi di dollari secondo i dati di Fortune Business Insights, e che potrebbe arrivare a 76,4 miliardi entro il 2034. Una crescita rapida e poco normata che preoccupa. Uno studio dell'Università di Cambridge intitolato 'AI in the Early Years' ha analizzato per la prima volta l'impatto di questi strumenti sui bambini sotto i cinque anni. Secondo la ricerca, i giocattoli intelligenti possono interpretare male i segnali emotivi dei più piccoli o rispondere in modo inappropriato, alimentando quelli che gli esperti definiscono "legami parasociali": relazioni a senso unico con sistemi che simulano empatia senza provarla davvero. 

Un caso è quello dell'orsetto Kumma, prodotto dall'azienda Curio e basato sull'IA di OpenAI, sviluppatore di ChatGpt. Stando ad un'indagine del Public Interest Research Groups, l'organizzazione statunitense per la difesa dei consumatori, il giocattolo ha fornito ai bambini istruzioni per accendere un fiammifero, indicazioni su dove trovare coltelli in casa e, in un altro episodio, ha intavolato conversazioni a sfondo sessuale. Ed è stata la stessa organizzazione a scoprire la semplicità con cui si poteva passare a parlare da Peppa Pig a temi sessuali con Alilo Smart AI Bunny, coniglietto venduto online a meno di 90 dollari. O a stabilire relazioni di dipendenza emotiva con Miko 3, costruito per apparire sempre disponibile e capace di provare sentimenti.

A questi temi si aggiunge il nodo privacy. Sebbene iMoochi, ad esempio, non abbia webcam o videocamere, monta una serie di sensori frontali e sul dorso per riconoscere le carezze, i microfoni che analizzano la direzione da cui proviene una voce. Grazie alla connettività wi-fi e 4G, può inviare e ricevere dati dall'esterno, potenzialmente violabili dagli hacker. "Questi prodotti finiscono per alimentare dipendenza, solitudine e tossicità, sottraendo intanto quanti più dati possibile", scrive la fondazione Mozilla nel suo ultimo 'Toys Data, Security & Safety Report'.

Mentre le associazioni dei consumatori chiedono di normare, il tema è arrivato anche al Congresso Usa. Lo scorso marzo, alcuni senatori bipartisan hanno scritto alla Federal Trade Commission sollecitando un'azione contro i giocattoli con chatbot rivolti ai bambini sottolineando che l'IA alla base non è stata progettata per un pubblico infantile. La stessa Ftc ha già aperto un'indagine formale su diverse aziende che offrono chatbot, per valutarne l'impatto su salute mentale e relazioni dei più piccoli.

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