La nomina al vertice Consob, seppure con tre mesi di ritardo, è arrivata. Un ritorno, con Guido Stazi, attuale segretario generale dell’Antitrust. Ed è un passaggio interessante. Qualcuno ricorderà come tanti anni fa fu proprio il garante della Concorrenza, che poteva chiedere l’intervento della Guardia di Finanza, a trovare la documentazione sul controllo di fatto sulle Assicurazioni Generali. Accordi che poi vennero valutati dalla Commissione che vigila sulla Borsa.
Ed è questo il primo punto: in un contesto di forti variazioni, la collaborazione tra le autorità indipendenti dovrebbe crescere, perché i profili di intervento sulle materie economiche sono sempre molti, dalla governance alla concorrenza, appunto. Quale presidenza sarà, quella di Stazi?
È considerato uno conoscitore della macchina della Consob, e questo è già un passo nella direzione giusta. Le questioni sono molte. A cominciare dal cosiddetto decreto capitali, che ha ridisegnato gli equilibri tra soci di controllo e soci di minoranza. Le assemblee della stagione 2026 hanno già dimostrato che le società a capitale molto frammentato sono destinate a modificarsi, in qualche caso potranno bastare piccole partecipazioni in via di aggregazione per chiedere cambi di governance. E in questo il ruolo dell’arbitro-regolatore sarà sempre più decisivo.
Nella relazione annuale, che per la prima volta è stata tenuta dalla presidente vicaria, Chiara Mosca, è emerso un numero, tra gli altri: nelle battaglie bancarie ci sono stati almeno 70 ricorsi. Segno che le norme non sono poi così chiare quando i soggetti cominciano a litigare. E in questo un’Autorità nel pieno delle sue forze è decisamente utile.
C’è poi l’aspetto della tutela del risparmio e dell’educazione finanziaria: il fenomeno dei siti abusivi. Sapete quanti ne sono stati messi nel mirino finora? Sono 1.769 quelli complessivamente oscurati dalla Consob a partire da luglio 2019. Cioè da quanto l’Autorità è stata dotata del potere di ordinarne lo spegnimento. All’interno di questi, ce ne sono 219 che riguardano le cripto-attività. Terreno pericoloso per i risparmiatori,che spesso si lasciano sedurre da promesse di rendimenti alti, facili e veloci.
C’è poi la questione della Borsa. Il progressivo impoverimento di Piazza Affari non è una cosa della quale si possa rimanere spettatori. Il mercato azionario non riflette la condizioni di salute della nostra economia e questo, in un tempo di capitali mobili non va bene. Sarebbe quasi necessario una sorta di piano di emergenza per lo sviluppo della Borsa italiana. Non tanto per l’aspetto finanziario, ma per consentire la crescita dell’economia reale. E in questo la Consob potrebbe giocare un ruolo decisivo.