Economia

Paolo Savona sul palco di Disclaimer: «Chi studia l’AI ha il futuro assicurato». Renato Soru: «L’Italia può ancora competere»

Paolo Savona sul palco di Disclaimer: «Chi studia l’AI ha il futuro assicurato». Renato Soru: «L’Italia può ancora competere»

«Chi studia l’intelligenza artificiale ha il futuro assicurato. Non esiste la disoccupazione. Le opportunità che stanno nascendo in questo settore sono sconfinate. Abbiamo bisogno però di gente preparata». Paolo Savona, economista, due volte ministro, ex presidente della Consob è intervenuto oggi all’Università degli Studi di Cagliari, a DisclAImer, il format del Corriere della Sera in collaborazione con Cineca ed EY e che porta il dibattito sulll’AI nelle università italiane.

A 90 anni compiuti, Savona ha creato la Fondazione Aval, una fondazione per la validazione degli algoritmi. «Alla Casa Bianca, il 29 settembre, è uscita la cosiddetta White House Regulation, che all’articolo 3 dice: prima di usare un algoritmo devi validarlo, possibilmente all’esterno. Io cancellerei il “possibilmente”». Il riferimento è all’accordo della Casa Bianca sulla superintelligenza (White House Accord on Super Intelligence), firmato da Trump e dai vertici delle principali aziende di AI, che prevede la verifica dei sistemi da parte di un revisore esterno indipendente.
Indossa una cravatta rosa e un Apple Watch al polso, parla veloce, si ferma, guarda il moderatore Riccardo Luna e dice: «Sto parlando troppo?». Racconta del suo nuovo saggio sulla moneta fiduciaria e di un nipotino di 4 anni che si chiama Paolo come lui. «Litighiamo su chi sia Paolo Savona. Io, no io, io! Insomma di Savona non vi disferete mai...».
Poi aggiunge una precisazione per chi verrà dopo. «Lascerò scritto che quando muoio non ci sia scritto “Morto Paolo Savona, contrario all’euro”. Non ero contrario all’euro, ero contrario al modo in cui l’euro è stato fatto. E se l’Europa arrivasse all’unione politica, l’euro probabilmente potrebbe diventare la moneta più importante».

Poi torna a parlare di AI. Abbiamo bisogno di una scuola che ti insegni a usare bene gli algoritmi. «Tutti dicono di conoscere l’intelligenza artificiale, ma non è così». E sulle banche: «Quando leggo che le banche dicono di aver investito 100 milioni nell’intelligenza artificiale mi domando dove finiscono quei 100 milioni. Se prendi un giovane, gli stai a fianco, bastano 300.000 euro per avere un algoritmo serio». E poi aggiunge. «I consigli di amministrazione non hanno le informazioni per capire».

Più che di etica e di previsioni catastrofiste, secondo Savona dobbiamo investire sulla capacità di capire le risposte. «Io uso ChatGPT. Cerco di non esserne dipendente: a un certo punto mi sono cancellato perché altrimenti finivo per interpellarlo tutti i giorni. Poi un mio collega di università ha preso il mio ultimo lavoro e l’ha mandato a ChatGPT, che ha risposto che c’erano otto errori. Mi aveva beccato anche su un numero che per me, 1870 o 2000, era indifferente ma per la macchina era rilevante. Allora mi sono rifatto l’abbonamento, ma ogni volta che ottengo una risposta la ragiono».

L’ultima domanda è sulle criptovalute. «La criptovaluta è una moneta fiduciaria, ma priva di un debitore». E chi è allora il debitore? «Il mercato. Tu la compri nella speranza di trovare un acquirente, ma se arriva una crisi l’acquirente non lo troverai mai». Savona si è sempre battuto perché non venissero collocate ai piccoli risparmiatori. «Fatelo tra professionali, tra banche che si scornino tra di loro. Appena sono andato via dalla Consob, l’Europa ha deciso diversamente. E io sono contrario».
Nel 2018 la sua nomina a ministro dell’Economia saltò. «Col senno di poi, ho pensato: meno male che non mi hanno nominato, perché probabilmente non sarei riuscito a fare niente». La chiave, per Savona, resta la politica. «Dobbiamo trovare un’unione politica più stabile, è fondamentale per la stabilità monetaria e finanziaria». 

Dopo Savona, le applicazioni pratiche dell’intelligenza artificiale. Sul palco salgono Battista Biggio, che all’Università di Cagliari, co-dirige il sAIfer Lab ed è tra i pionieri della sicurezza del machine learning. Studia come si inganna un’intelligenza artificiale e lo spiega con i deepfake. «Esistono rilevatori basati su AI che cercano di capire se un’immagine è vera o falsa, ma «quello che si può fare è modificare queste immagini false per far credere ai rilevatori che invece siano immagini vere. E questo sostanzialmente permette di bucarli tutti».
Gian Luca Marcialis, che guida l’unità di biometria del PRA Lab e ha ideato BullyBuster, l’app dell’Università di Cagliari contro bullismo e cyberbullismo, che nel 2023 l’Unesco ha inserito tra i 100 migliori progetti di intelligenza artificiale al mondo per gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu. E ha spiegato come funziona l’app.
Poi la parola alle aziende. Gian Amedeo Deplano di EY Studio+ ha spiegato. «L’AI sta ridefinendo il modo in cui le aziende competono e innovano. Il vero fattore distintivo non sarà l’accesso alla tecnologia, ma la capacità di adottarla in modo sicuro, governato e orientato alla creazione di valore».
Andrea Pili, fondatore di Xference, è alla sua settima startup. « Noi siamo cresciuti, tecnologicamente parlando, con quelle big tech fantastiche, eccezionali. Ma a quale prezzo? Siamo rimasti a guardare. In Europa, con il web nato al CERN di Ginevra, eravamo sovrani, digitalmente parlando. Però abbiamo perso tutto, Ci hanno insegnato come si fanno le infrastrutture ma oggi dobbiamo tornare noi europei a fare infrastrutture. Dobbiamo riuscire a dare il massimo dall'AI con le risorse che abbiamo»
Infine Samuel Aldo Iacolina del centro di ricerca CRS4 che ha raccontato come il centro di ricerca sia da sempre aperto alla multidisciplinarietà. «Il CRS4 dispone di un centro di calcolo ad alte prestazioni con infrastrutture dedicate all'intelligenza artificiale. Su questa base costruiamo modelli specializzati su archivi culturali e interfacce interattive, che si adattano all'utente e al contesto per promuovere il territorio, in una logica di sovranità digitale».

A chiudere la mattina, il dialogo tra Riccardo Luna e Renato Soru, fondatore di Tiscali e di Istella, che parte ricordando la grande rivoluzione del Web, arrivata in Italia proprio dalla Sardegna. «Noi eravamo isolani, cresciuti con questa narrazione della sfortuna: l’isola mal fatata, con il destino cattivo di essere isolati, fuori da tutto, lontana da ogni cosa. E poi arriva la Rete, non conta più dove sei. Tutti erano liberi di partecipare. Sembrava fatta apposta per noi. C’era un coinvolgimento emotivo fortissimo».

In questa rivoluzione in tanti ci siamo innamorati del Web- commenta Luna- ma poi quella promessa si è incrinata. «Lo slogan all’epoca era che i governi e la politica non dovevano occuparsi del web. Quello è stato il virus», dice Soru. «I monopoli sono cresciuti talmente tanto che sono diventati intoccabili. Hanno trasformato non solo l’economia e la società, ma ormai anche la politica».
E ora sta succedendo la stessa cosa con l’AI. «L’intelligenza artificiale nasce dentro i monopoli del web, dentro i motori di ricerca. Perché è basata sulla raccolta dei dati, e i dati ce li hanno loro». E chi sono i padroni di questi dati? «Società americane e società cinesi, nessun altro».
Dal tentativo di contrastare il monopolio di Google prima a quello degli LLM oggi, Soru con Istella non ha cambiato idea. «Dobbiamo accettare che il mondo finisca così, oppure possiamo ritagliarci degli spazi di autonomia, di sovranità, di indipendenza tecnologica? Io lo credevo e lo credo ancora. Vedo dei segnali europei, sia negli investimenti infrastrutturali sia in una regolazione che non è un eccesso di regolazione. Perché abbiamo visto dove ci ha portato la mancanza di regole, ci ha portato ai problemi del web e delle big tech».
L’ultima domanda di Luna è personale: un rimpianto, un rimorso, una speranza. «Sono una persona serena, diciamo risolta» conclude Soru. «Ho avuto più sconfitte che vittorie. Ma ho fatto tante cose di cui sono orgoglioso. Non ho rimpianti. Rimorsi? È inutile averne. Mi sveglio pieno di cose da fare, quasi vicino alla gioia. Ieri ho avuto la notizia dell’arrivo di un sesto nipotino. E ho una speranza: spingere gli innovatori (sardi e italiani) e l’industria verso l’idea che si può ancora competere. Che c’è una partita nuova che sta nascendo e che va giocata».

15 ottobre 2026, 15:10 - Aggiornata il 15 ottobre 2026 , 15:11

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