Luigi Lovaglio alza le barricate contro Intesa Sanpaolo, ma dopo il no del Crédit Agricole su Banco Bpm e l'opposizione di Delfin, Caltagirone e Benetton alla doppia manovra difensiva, il banchiere ha preso atto che al momento non ci sono alternative all’orizzonte. Ieri al consiglio della banca, Lovaglio ha ribadito i suoi dubbi sull’offerta lanciata da Carlo Messina. Obiezioni che lasciano tuttavia trasparire la sensazione che a questo punto al banchiere non resti che cercare di massimizzare il valore di Mps. Dopo una riunione terminata in tarda serata il cda ha approvato – con i voti contrari di sei consiglieri indipendenti - l’analisi sui nuovi elementi dell’Opas di Intesa Sanpaolo.
La banca guidata dal ceo Carlo Messina il 3 ottobre ha rivisto al rialzo da 1 a 1,25 euro per azione la componente cash portandola in tutto da 3 a 3,8 miliardi. E ha anche posto come condizione che i soci boccino la doppia Ops su Banco Bpm e su Banca Generali. Non c’è stato alcun rinvio dell’assemblea quindi, né è emersa una nuova mossa. Ma secondo il board presieduto da Cesare Bisoni restano numerose le incertezze. Lovaglio è tornato sul prezzo che non riflette il valore del Monte e il cambio di controllo. «Sulla base del prezzo ufficiale delle azioni Intesa del 5 giugno, il corrispettivo esprime una valutazione pari a 10,341 euro e un premio del 15,3% rispetto al prezzo ufficiale del Monte registrato in tale data, che si confronta con un premio del 12,5% espresso dal corrispettivo originariamente offerto da Isp». Ma, secondo il Monte «resta inferiore a quello osservato nelle offerte comparabili del settore bancario, pari a circa il 30%».
Proprio ieri gli analisti di Kbw, advisor della stessa Mps, avevano rimarcato a inizio ottobre, prima del rilancio, che «Intesa abbia spazio per aumentare la componente cash fino a 2 euro». Messina nei giorni scorsi aveva anche lasciato spazio a un ritocco dell’interim dividend di novembre e ai nuovi azionisti di Siena offrirà titoli Intesa che lo contengono.
I consiglieri sono tornati sul break-up delle attività del Monte i cui sportelli finirebbero per metà a Intesa e per l’altra a Unipol-Bper ma senza sapere quali. Da qui la difficoltà per gli azionisti di capire anche come si sviluppano le sinergie. Una criticità che si amplia – dice la banca - perché mancano ancora il documento di offerta, il via libera di Bce (atteso tra il 20 e il 25 ottobre) e Consob e c’è l’incertezza Antitrust.
Quanto a Mediobanca – che Intesa vuole integrare secondo schemi e procedure proprie per non sovrapporre la cose - non sarebbe chiaro come verrebbero integrate le sue attività all’interno dell’investment banking. «La fusione con Mediobanca è funzionale alla semplificazione della struttura e contribuisce a combinare attività complementari nella banca commerciale, nel private, corporate e investment banking, nel wealth management e nell’advisory», si legge nel comunicato. Che aggiunge: «Le operazioni su Banco Bpm e Banca Generali completerebbero tale disegno».
La conclusione è che il progetto del Monte «valorizza l'identità e l'integrità della Banca, accresce il valore per gli azionisti attraverso una maggiore scala, la diversificazione delle fonti di ricavo e la loro partecipazione al capitale e al valore futuro». Giovedì è atteso un nuovo confronto in cda.