Economia

L’era della povertà «multidimensionale»: cos’è e perché torna a crescere, 600 milioni di bambini senza acqua, sanità e istruzione

L’era della povertà «multidimensionale»: cos’è e perché torna a crescere, 600 milioni di bambini senza acqua, sanità e istruzione

La povertà «multidimensionale» nel mondo torna ad aumentare. È la prima volta che succede dal 2010. Le persone che vivono in questa condizione sono oggi 1,2 miliardi, 51,5 milioni in più rispetto alla precedente rilevazione. È il dato più preoccupante del nuovo rapporto pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) insieme all'Università di Oxford. Ma c'è anche una notizia che lascia spazio all'ottimismo: 33 Paesi sono riusciti a dimezzare il proprio indice di povertà multidimensionale in meno di 15 anni. La dimostrazione che invertire la tendenza è possibile.

Ma che cosa significa esattamente povertà multidimensionale? A differenza delle misurazioni tradizionali, che considerano soprattutto il reddito e quindi quanti soldi una persona ha a disposizione, questo indicatore guarda alle condizioni concrete in cui vive. Perché essere poveri non significa soltanto guadagnare poco. Significa anche non avere accesso all'acqua potabile, all'elettricità, a servizi igienici adeguati, oppure non poter mandare i figli a scuola. Si può avere un reddito superiore alla soglia convenzionale di povertà e vivere comunque in condizioni di grave privazione.

L'indice, introdotto nel 2010, prende in considerazione dieci indicatori raggruppati in tre grandi categorie: salute, istruzione e condizioni di vita. Tra questi ci sono la nutrizione, la mortalità infantile, gli anni di scuola frequentati, la frequenza scolastica dei bambini, l'accesso all'acqua e all'energia elettrica e la qualità dell'abitazione. Una persona viene considerata povera multidimensionale quando le privazioni che subisce raggiungono almeno un terzo del peso complessivo degli indicatori. Non si misura quindi soltanto quante persone siano povere, ma anche quanto siano gravi e numerose le difficoltà che affrontano contemporaneamente.

Il rapporto 2026 prende in esame 108 Paesi delle regioni in via di sviluppo, che rappresentano il 78% della popolazione mondiale. Dei 1,2 miliardi di persone in povertà multidimensionale, ben 617 milioni sono bambini, più della metà del totale. E l'83% vive nelle aree rurali, dove l'accesso a scuole, ospedali e infrastrutture è spesso più difficile.
L'aumento di 51,5 milioni di persone, calcolato su basi confrontabili con la precedente rilevazione, non significa però che ovunque le condizioni di vita siano peggiorate. Una parte della crescita dipende dall'aumento della popolazione. Nei 95 Paesi per i quali non erano disponibili nuove indagini, il semplice aggiornamento delle stime demografiche ha fatto salire di 15,8 milioni il numero delle persone considerate povere. Il resto dell'incremento deriva da una combinazione di variazioni della povertà, cambiamenti demografici e differenze nei dati raccolti.
Nei 13 Paesi per i quali sono disponibili nuove stime, i risultati sono contrastanti. In Egitto, Nepal e Tagikistan sono diminuiti significativamente sia la percentuale sia il numero assoluto delle persone povere. In Angola e Zambia, invece, la quota di popolazione in povertà è scesa, ma la crescita demografica ha fatto comunque aumentare il numero complessivo dei poveri. In Nigeria si è verificato il fenomeno opposto: dopo i progressi degli anni Dieci, nel decennio successivo la situazione è peggiorata sia in termini percentuali sia assoluti.

Il dato più incoraggiante arriva dall'analisi dei progressi compiuti nel tempo. Tra gli 89 Paesi per i quali esistono serie storiche confrontabili, 33 sono riusciti a dimezzare il valore del proprio indice di povertà multidimensionale in meno di 15 anni. Sei si trovano nell'Africa subsahariana, una delle aree più colpite dal fenomeno.
Tra i risultati più significativi c'è quello dell'Eswatini (un tempo chiamato Swaziland), dove la percentuale di popolazione in povertà multidimensionale è passata dal 38,7% all'8% nell'arco di 15 anni. La Cina ha registrato la riduzione più rapida tra i Paesi analizzati: tra il 2010 e il 2014 la quota di persone povere è scesa dal 9,5% al 4,2%, dimezzando il valore dell'indice in appena quattro anni. Anche il Vietnam ha raggiunto lo stesso traguardo in sette anni.

12 ott 2026 | 13:46

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