«L’ industria dei computer è la sola a subire l’influenza delle mode più della moda femminile», ebbe a dire Lawrence “Larry” Ellison nel 2008, rispondendo a chi continuava a domandargli se Oracle sarebbe passata dalla gestione dei database al cloud. «Forse sono un idiota, ma non ho la più pallida idea di cosa si stia parlando — aggiunse —. Che cos’è il cloud? È incomprensibile». Quasi 20 anni più tardi, Ellison ha trasformato Oracle in uno dei più grandi operatori di data center e cloud, nonché in una delle cinque aziende americane più indebitate. Piazzando, a 82 anni, una gigantesca scommessa sull’intelligenza artificiale, dal cui successo dipende anche la tenuta finanziaria del secondo gruppo al mondo dei media: Skydance.
Ellison è uno dei più longevi titani della Silicon Valley. Cresciuto a Chicago da genitori adottivi, ha fondato Oracle nel 1977 a Santa Clara, in California, con l’idea di sviluppare software per imprese. L’azienda riuscì presto a conquistare molti clienti, inclusa la Cia, ma affrontò anche diversi scandali: dai sospetti di gonfiare i ricavi alle accuse di spionaggio nei confronti dell’arcirivale Bill Gates. Di lì a poco sarebbe esplosa la bolla delle dotcom, travolgendo tutti. Il titolo Oracle impiegò 13 anni per tornare ai livelli del 2000 e non cavalcò con prontezza la prima ondata del cloud, perdendo terreno su Amazon, Google e Microsoft.
Fu l’avvento di ChatGpt nel 2022 — e la sua repentina crescita — a svegliare Ellison dal torpore: secondo il New York Times, l’imprenditore si rese conto che l’intelligenza artificiale di OpenAI avrebbe presto reso obsoleti i software di Oracle, spazzando via la fonte principale del suo patrimonio. Il gruppo si imbarcò così in un monumentale piano di investimenti per la costruzione di enormi magazzini per l’archiviazione e l’elaborazione di dati, pieni dei costosissimi chip di Nvidia. Per agganciare il treno dell’Ai e la sua locomotiva, poi, nel 2024 Ellison decise di stringere un’alleanza di ferro proprio con OpenAI. E con la seconda amministrazione Trump.
I due sodalizi si sono rivelati molto lucrosi. Quando Washington ha obbligato la cinese Bytedance a vendere le sue attività americane, Oracle è diventata uno dei principali azionisti di TikTok Usa, oltre che uno dei suoi maggiori fornitori cloud. Quando Sam Altman ha presentato alla Casa Bianca il progetto Stargate da 500 miliardi, a settembre del 2025 Oracle ha ottenuto un contratto da 300 miliardi in cinque anni per la costruzione dei data center necessari a nutrire la fame di potenza computazionale di OpenAi.
Mentre l’annuncio della maxi-commessa spingeva il titolo Oracle con un rialzo del 37% in una sola seduta di Borsa — e rendeva di nuovo Ellison, azionista al 40%, l’uomo più ricco del mondo con un patrimonio di oltre 350 miliardi — sul mercato iniziavano a fare capolino i primi dubbi sulla sostenibilità della corsa delle azioni della società e, soprattutto, del suo debito che, nel frattempo, ha superato i 160 miliardi. Incurante di queste perplessità, Larry Ellison si stava già imbarcando in un’altra avventura molto dispendiosa: aiutare il figlio David, già proprietario di Paramount, a conquistare anche Warner Bros Discovery per creare un colosso dell’intrattenimento e del cinema.
Da superare c’era la concorrenza di Netflix, partita col favore del pronostico e del cda di Wbd. Grazie a un’offerta da 110 miliardi e dopo un lungo negoziato con una dozzina di Stati Usa, alla fine la famiglia Ellison è riuscita a prevalere, portando a termine in settimana la fusione di Warner Bros Discovery e Paramount nel nuovo gruppo Skydance. E aggiungendo il potere di influenza dei media e di Hollywood sull’opinione pubblica a quello del denaro sulla finanza.
Il difficile per Larry Ellison e per il figlio David, però, viene ora. Skydance partirà con un palinsesto senza pari (Harry Potter, Top Gun, Cnn, Hbo), 200 milioni di abbonati streaming e 69 miliardi di ricavi (inferiori solo ai 94 miliardi di Disney). Ma anche con un debito di 87,5 miliardi che, complice il recente rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato Usa, è molto costoso. Ellison ha investito 17 miliardi nell’affare, a cui hanno preso parte anche il fondo Redbird con 4 miliardi e i fondi sovrani di Arabia Saudita, Qatar e Dubai con un contributo complessivo di 24 miliardi.
Soprattutto, però, l’imprenditore ha garantito con il suo patrimonio personale anche gli investitori nei 52 miliardi di prestiti collocati da Skydance. Il problema è che, rispetto a quando la trattativa per Wbd ha avuto inizio, questo paracadute appare meno solido. Tale è il legame con OpenAi e con la sua capacità di generare ricavi sufficienti a far fronte agli impegni di spesa che le azioni di Oracle sono di fatto diventate una sorta di specchio della fiducia degli investitori nel futuro del creatore di ChatGpt e nel successo dell’Ai che, a differenza di Oracle, non è quotato. E non lo sarà ancora per qualche tempo. Da alcuni mesi, l’orientamento è piuttosto negativo. Dopo aver toccato a settembre del 2025 un massimo di 922 miliardi di dollari, la capitalizzazione di Oracle è precipitata a 411 miliardi, con un calo del 53% che ha fatto precipitare a 190 miliardi anche il patrimonio di Ellison.
Una fortuna ancora enorme che, però , appare non facile da smobilizzare. Ellison ha già impegnato come garanzia per i debiti personali circa un terzo della sua quota in Oracle. A inizio settembre, poi, l’imprenditore ha annunciato l’intenzione di vendere gradualmente 50 milioni di azioni del gruppo, con l’obiettivo di incassare all’incirca 7 miliardi che, con ogni probabilità, sarebbero serviti a finanziare l’operazione Skydance. Il piano di cessioni è stato però immediatamente cancellato, anche per evitare di appesantire ulteriormente l’andamento del titolo Oracle che dall’inizio dell’anno ha perso il 27% a Wall Street. Trasformare la ricchezza sulla carta delle azioni in denaro sonante, insomma, non è una passeggiata neanche per l’ottavo uomo più ricco del mondo.