Mancano dieci giorni all’assemblea del Monte dei Paschi di Siena del 29 ottobre. L’esito del voto dei soci, chiamati ad esprimersi sull’ops lanciata sul Banco Bpm, sull’opas lanciata su Banca Generali e sulla fusione di Mediobanca in Mps, sarà la sentenza decisiva sulle ipotesi alternative ancora in gioco nel generale riassetto in atto della finanza italiana. Unico ostacolo a oggi visibile all’avanzata dell’opas di Intesa Sanpaolo su Mps.
Come davanti al banco dei bookmakers, in queste giornate di vigilia, si sprecano le previsioni e i consigli. Su tutti, i più citati provengono dagli analisti delle società di investimento e dai proxy advisor, aziende private che lavorano a favore degli investitori istituzionali, consigliando il comportamento da tenere in assemblea. Si tratta di qualificate opinioni, non scevre da interessi di parte, che già in passato, come è accaduto nella assemblea del Monte dei Paschi di Siena del 15 aprile scorso, hanno visto il loro parere superato dalla prova dei fatti. Per fortuna, infatti, vince l’azionista. E qui il sentiero che attende il ceo di Mps, Luigi Lovaglio, è impervio.
Per sciogliere il vincolo della passivity rule e sminare l’attacco di Intesa Sanpaolo, Lovaglio deve portare a casa il 66,7 per cento dei voti. Il fronte contrario, a oggi formato dalle dichiarazioni di voto di Delfin, Caltagirone, Benetton e qualche altro azionista rilevante come Fondaco, legato a filo triplo a Intesa Sanpaolo, portano la somma dei voti vicino al 34 per cento. Game over.
L’aumento del 25 per cento della componente cash da parte di Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, nella revisione dell’offerta approvata dal cda il 3 ottobre scorso, unitamente alle clausole accessorie contenute nella delibera del consiglio, ha convinto i grandi azionisti di Mps e probabilmente anche quelli meno grandi.
Lovaglio, coerentemente, va avanti per la propria strada, che però rischia di trasformarsi in un vicolo senza uscita. Deve fare i conti, oltreché con l’indiscutibile forza dell’avversario, anche con la mancanza di tempo per realizzare il proprio piano. Fra 10 giorni vedremo l’esito della conta dei voti.
È un gioco miliardario, come da cover story de L’Economia della scorsa settimana. Risulterebbe però importante che in un qualche momento le parti in gioco si focalizzassero anche sulla clientela, non solo sugli azionisti. Soprattutto quella di minor impatto singolo, ma rilevante per numero assoluto. Le operazioni di fusione e acquisizione che si stanno mettendo a punto hanno rappresentato, nei casi simili del recente passato, un vero e proprio incubo per moltissimi clienti. Dossier spariti e solo più tardi ritrovati, funzionalità soppresse, aumento dei costi, diminuzione dei benefit, sono solo alcuni dei capitoli di insoddisfazione che la grande massa dei clienti ha riversato al telefono e alle email di redazione. Ci sono stati ricorsi anche alle autorità di tutela dei consumatori.
Unire milioni di clienti, con rapporti ramificati, a piattaforme che già gestiscono ampi volumi, sono operazioni di grande complessità che talvolta han fatto venir meno – e non poteva essere altrimenti – il rapporto di fiducia che necessariamente lega un cliente, specie se piccolo, alla propria banca. L’idea di cambiare bandiera, abitudini, modalità d’uso, non piace a tutti, specie a chi è avanti con l’età e rischia di sentirsi isolato, incapace, rifiutato.
Nel piano industriale in essere, Mps ha allocato oltre un miliardo di euro di investimenti da qui al 2030 per il pieno sviluppo di una piattaforma tecnologica digitale e potenziata dall’intelligenza artificiale. Un progetto ambizioso, che ricuce lo strappo del 2013, quando vennero cedute, esternalizzate, gran parte delle proprie strutture informatiche e di back office. Un investimento per gran parte ancora da realizzare e che guarda al futuro.
Sostanzialmente diversa la situazione di Intesa Sanpaolo, che con il progetto IsyTech, che è alla base della banca digitale del gruppo, isyBank, ha già investito oltre 650 milioni di euro in una piattaforma nuova, scalabile, su cui da quest’anno sono confluiti tutti i clienti di Intesa Sanpaolo, praticamente senza accorgersene. La nuova piattaforma, che gestisce tutti i conti dei clienti del gruppo Intesa, comprese Fideuram e il Private banking, è stata studiata e realizzata da Antonio Valitutti, un passato in Sella, dove ha contribuito a creare Hype e un presente da amministratore delegato di isyBank, con la spinta di Stefano Barrese e di Massimo Proverbio. Nella tecnologia applicata all’industria bancaria isyTech rappresenta, oggi in Italia, un punto di riferimento e garanzia.
In attesa del voto del 29, queste sembrano le indicazioni più significative: la volontà dei grandi azionisti, la necessità di tutelare la vasta massa dei piccoli clienti. Per come si sono messe le cose la partita sembra già conclusa, salvo colpi di scena nelle prossime 240 ore.
21 ott 2026 | 12:10