Mancava solo l’Inter all’appello. E impaurita, bruttina, in 10 per l’espulsione a metà ripresa di Bastoni e sull’orlo di una crisi di risultati in Champions, la squadra di Chivu ritrova la vittoria che le mancava da gennaio a Dortmund, grazie al gol di Carlos Augusto nel finale su palla deliziosa dell’eterno Mkhitaryan. E assieme ai primi tre punti che la rimettono in carreggiata nel maxi girone, improvvisamente contro lo Shakhtar i campioni d’Italia ritrovano soprattutto sé stessi nelle difficoltà, con San Siro che brontola e poi canta felice, al termine di una serata che non sgombra tutti gli interrogativi sulla tenuta europea, ma alleggerisce la pressione sui nerazzurri.
Nel finale il discusso Pepo Martinez, i cui errori avevano avuto un peso decisivo nelle sconfitte con Real e Bruges, è decisivo con due parate sugli ultimi assalti degli ucraini sempre più brasilianizzati: ma la bandiera verdeoro la sventola Augusto, che davanti a Riznyk non sbaglia ed è decisivo come quattro giorni prima a Bologna, da buon gregario di lusso che trascina in volata i suoi compagni più celebrati. A partire da Bastoni, espulso perché spinge Ocheretko, mettendogli le mani in faccia, pochi minuti dopo aver allungato la mano sul collo di Alisson: una doppia leggerezza, francamente imbarazzante, che poteva costare molto caro all’Inter, ma almeno dà la scossa ai compagni, in un finale nervoso e convulso, dove il gesto tecnico che fa la differenza in una serata giocata a lungo con il braccino resta quello di Miki.
Chivu alla vigilia si era lamentato del peso del passato, che grava su una squadra reduce da 7 ko in 8 partite. Ma la sua Inter è zavorrata dal timore di scoprirsi troppo e di alzare la linea difensiva. I cambiamenti ci sono: Bastoni viene dirottato al centro del terzetto difensivo, per fare spazio sul centrosinistra a Augusto senza rinunciare alla balistica di Dimarco. La novità principale è Spence, alla prima da titolare: l’inglese, esterno destro al posto di Diouf, però è impacciato in fase difensiva, si trova poco e male coi compagni e a parte un paio di scatti che lo lasciano senza fiato, non ruba l’occhio.
Ma in generale è l’Inter a giocare frenata, con il pallone spesso tra i piedi (quasi 60% di possesso), ma senza grossi slanci o idee. Con lo Shakhtar che si guarda bene da alzare i ritmi, nonostante il suo allenatore Arda Turan, indiavolato in panchina, fosse uno specialista della materia. Due palle gol nitide nei primi 45’ i nerazzurri le creano comunque: con Thuram, diagonale di poco a lato, e con Bonny che controlla bene in area un lancio preciso di Akanji. Riznyk, il portiere che ha perso un fratello al fronte nel conflitto in corso, non si fa impressionare e trova una parata non facile. Martinez però stavolta non perde il confronto a distanza, perché prima dell’intervallo salva su colpo di testa di Bondar. E nel finale difende il vantaggio su Newertton e su Matviunenko. Come l’Inter, anche lui sa reagire.
21 ottobre 2026, 22:56 - Aggiornata il 21 ottobre 2026 , 23:22