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Inter, lo sfogo di Lautaro: «Nel 2022 qualcuno pensava più al Mondiale che al club. Io ho giocato anche da infortunato»

Inter, lo sfogo di Lautaro: «Nel 2022 qualcuno pensava più al Mondiale che al club. Io ho giocato anche da infortunato»

Quando parla, Lautaro Martinez non sceglie mai la via dell’ipocrisia. Il capitano dell’Inter, attualmente out per un infortunio che lo terrà lontano dai campi per più di un mese (e salterà anche il derby con il Milan del 31 ottobre), ha rilasciato un’intervista ai canali ufficiali dell’Afa, la Federazione argentina. Al centro del discorso c’è la gestione delle energie fisiche nel tardo autunno del 2022, alla vigilia dello storico Mondiale poi vinto dalla sua Argentina in Qatar: «In quel periodo c’erano tre o quattro compagni dell’Inter che avevano dei fastidi sul piano fisico e pensavano più al Mondiale che al club. Io sono diverso — le sue parole —. Sono una persona fedele a chi mi apre le porte, a chi mi tratta in maniera incredibile. Sono responsabile nei confronti del mio lavoro, è una cosa che sento dentro. In quel momento sentivo che non potevo abbandonare la nave, lasciare il club. E, quindi, ho continuato a giocare. Non voglio mai saltare nessuna partita».

Sebbene Lautaro non faccia nomi, ricostruire il contesto di quella stagione — culminata poi per l’Inter con la finale di Champions League a Istanbul persa 1-0 contro il Manchester City — porta direttamente ad alcuni profili ben precisi. Il pensiero va subito a Romelu Lukaku, fermato in quell’autunno da noie muscolari alla coscia e rientrato a pieno regime solo per la rassegna qatariota. Analoga sorte toccò a Marcelo Brozovic, che prima della sosta iridata collezionò appena una manciata di minuti, per poi riprendersi il posto da titolare direttamente con la Croazia. Un altro elemento sotto la lente potrebbe essere Denzel Dumfries, protagonista di una gestione particolarmente prudente nelle ultime uscite pre Mondiale di quel periodo.

Tra l’altro, l’attaccamento viscerale alla causa Lautaro lo ha mostrato anche nell’ultimo percorso con la Seleccion al Mondiale 2026, fermatasi solo in finale contro la Spagna: «Avevo avuto un infortunio al soleo che mi aveva tenuto fuori due mesi. Parlai con il preparatore e gli dissi che avevo bisogno di giocare. Anche quello è stato un rischio che ho deciso di assumermi. Ho giocato con l’Inter fino all’ultima partita». Un’impronta da leader vero, capace di stringere i denti anche quando le forze vengono meno, come accaduto nel penultimo atto del torneo: «Contro l’Inghilterra in semifinale abbiamo lasciato in campo anche quello che non avevamo. In finale c’erano giocatori che non riuscivano quasi più a camminare, ma continuavano a correre. Fa male perdere così. Fa male il doppio. Ti lascia una ferita importante». 

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