Capolavoro da Tresoldi. E l’Inter resta a zero punti dopo due partite: stavolta, a differenza di Madrid, non ci sono dubbi che sia meritata, anche se i nerazzurri cercano fino all’ultimo il gol del 4-4. Ma quando si comincia a giocare a chi segna di più, difendendo come nel torneo dei bar, è sempre dura fare calcoli, progetti e previsioni. Così anche l’asticella dei 16 punti per arrivare agli ottavi senza passare dei playoff, delineata da Chivu, qui e adesso sembra troppo alta per questa Inter indifesa. Inutile fare paragoni col passato, resta il fatto che nella gestione Chivu in 12 partite di Champions l’Inter ne ha perse 7 (nelle ultime 8): se non è mal d’Europa, questo, allora che cos’è, visto che si manifesta con le big ma anche con Bodo e Bruges, l’orgogliosa classe media del torneo, con un quinto di monte ingaggi rispetto ai nerazzurri.
Il pallone se lo porta a casa un ragazzo nato a Cagliari, 22 anni fa, Nicolò Tresoldi, milanista sfegatato che segna la tripletta che lo lancia tra gli attaccanti adulti: Nico è figlio di Emanuele, campione d’Europa nel 1994 con l’Italia U21, ma a 13 anni si è trasferito ad Hannover per il lavoro nell’aviazione della madre Barbara, diventando una presenza fissa nelle giovanili tedesche, a due gol dal record segnati con l’U21, con cui giocherà l’Europeo 2027, per poi decidere tra Klopp (con cui ha parlato) e Mancini (che anche ieri aveva un osservatore).
Il rischio che diventi la punta titolare della Germania è elevato e nell’attesa il ragazzo dà qualche saggio delle sue qualità, prima centrando lo spigolo dell’incrocio dei pali con una girata in area e poi trasformando con un gran tiro il rigore del vantaggio belga, concesso per fallo di Calhanoglu su Potts, al termine della cavalcata dell’esterno inglese, partita da un calcio d’angolo interista. Che l’Inter soffra le ripartenze e i lanci che colpiscono alle spalle la difesa si è già visto. E in assenza di un marcatore puro, qualche prudenza in più non farebbe male, senza perdere la spinta di Bastoni e le incursioni di Bisseck. Soprattutto se dalle sue folate offensive l’Inter ricava poco, per la destrezza di Sommer (in uscita su Diouf, poi nella ripresa di piede su Lautaro), per sfortuna (traversa piena di Calhanoglu con botta dal limite) e anche per imprecisione di Lautaro (che segna anche di testa, ma in fuorigioco), di Dimarco e di Zielinski, anticipato da Vetlesen dopo che Lautaro lo aveva catapultato in area. Senza contare le occasioni e di Thuram e Sucic nella ripresa.
Il pareggio del Toro poco prima dell’intervallo sembra spezzare questo circolo vizioso: la discesa sulla sinistra è di Thuram, il tacco è di Dimarco, ma la costruzione del gol è del capitano argentino, che si gira e scarica in rete con rabbia. Come a Madrid l’equilibrio lo rompe Pepo Martinez con un’uscita assurda fuori area che manda in gol a porta vuota ancora Tresoldi, che fa tripletta ribattendo da pochi passi una respinta del portiere interista. Il Bruges lascia il segno ogni volta che si affaccia in area (c’è anche un palo) e non basta il 3-2 di Lautaro, dopo la parata di Sommer su Sucic. Anche senza Tresoldi, il Bruges va in buca con Vermant, che brucia Akanji. Il terzo gol interista, di Bonny nel recupero, aumenta i rimpianti. Ma anche i dubbi: 14 gol subiti in 8 gare tra serie A e Coppa sono da Inter?
13 ottobre 2026, 22:56 - Aggiornata il 13 ottobre 2026 , 23:32