Il titolo è «lì» ma Antonelli non lo nomina mai, ed evita di pronunciare la parola Mondiale. Sono termini vietati nel suo vocabolario, scaramantico com’è. Ha insegnato ai suoi ingegneri in Mercedes cosa sono le «gufate» e quelli lo hanno imparato. A volte, persino in diretta tv, a chi gli ricorda quanto sia vicino al traguardo, risponde con scongiuri e gesti ancora più eloquenti.
È il modo per esorcizzare l’attesa, per continuare a far finta di niente, ma il viaggio che lo porterà ad Austin non potrà essere uguale agli altri. In Texas il primo match point, difficile (dovrà vincere la gara, con Russell nono e Hamilton quinto). Se non sarà negli Usa magari avverrà in Messico la settimana successiva, luoghi dove il suo predecessore in Mercedes, Lewis, era solito far festa all’apice del suo dominio. O magari in Brasile, per l’omaggio ad Ayrton.
Tutti argomenti che il piccolo Kimi finge (giustamente) di ignorare insieme a numeri straordinari e primati accumulati in quest’annata ai confini dell’immaginazione, cominciata in Australia vestendo il ruolo del ragazzo che «deve fare gavetta». In realtà a Melbourne qualcosa diceva: «Con la macchina che ho, ho una grandissima opportunità, tocca a me non sprecarla e giocarmela».
In pochi avevano capito il senso di quel discorso, poi con cinque vittorie di fila è diventato chiarissimo. Ma è in questa fase che Kimi sta dimostrando ancora di più di strameritare di diventare il più giovane campione di sempre della Formula 1. Ha usato la testa e l’istinto per portare il vantaggio a 102 punti in un momento di patemi tecnici per la Mercedes.
Ha compiuto 20 anni il 25 agosto, è destinato a demolire il primato realizzato da Sebastian Vettel ad Abu Dhabi nel 2010 (23 anni, 4 mesi, 11 giorni), una giornata atroce per i ferraristi. Come ricordi atroci evoca Interlagos 2008, il primo titolo di Hamilton (23 anni, 9 mesi, 26 giorni). Ma almeno a quei tempi c’era una Rossa in grado di lottare fino all’appuntamento decisivo, da anni ormai neanche più quello.
Kimi è stato bravissimo all’inizio ad approfittare della superiorità tecnica, dell’assenza di rivali, del buio di Russell, per «sfruttare ogni occasione al massimo», una frase che ripeteva spesso mentre alzava i trofei più importanti per spiegare come le cose in F1 possano cambiare in fretta. La rimonta fuori tempo di Verstappen è la conferma ed è una sveglia per il prossimo anno, quando il confronto fra due generazioni potrebbe andare in scena.
Toto Wolff vede la Red Bull in avvicinamento: «Se metti Max nelle condizioni di guidare come vuole sappiamo di cosa è capace, lo abbiamo visto in Malesia e Singapore, era sempre il più veloce». Il capo della Mercedes, oltre alle preoccupazioni sull’affidabilità, non è soddisfatto dei risultati degli aggiornamenti: «La macchina è veloce quanto ci aspettavamo? No. Ma è comunque un passo nella direzione giusta ed è fondamentale avere risposte ad Austin per il 2027».
A indicare la rotta c’è capitan Antonelli: oltre alla sensibilità tecnica, la sua forza è mantenere la calma, studiare soluzioni, adattarsi. A Baku, dove, a causa di un errore in qualifica, partiva 16esimo, aveva guidato «come sua nonna» per rimontare fino al quinto posto, l’unica volta in cui ha mancato il podio per mancanza di prestazioni (le altre due in 17 Gp sono state causate da guasti).
Da Singapore un’altra lezione: l’arte dei fuoriclasse è infilarsi nelle opportunità create dagli altri, ha imparato a festeggiare anche per un terzo posto. Gli serviranno ragionamenti e calcoli per «diventare uno dei piloti migliori di tutti i tempi», come ha detto di recente gettando la maschera. È la testa che guida i record.
13 ott 2026 | 07:33