L'obiettivo della resilienza economica «richiede una maggiore diversificazione delle fonti energetiche e delle catene di approvvigionamento nel medio termine». Questo lo statement del ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, al comitato internazionale monetario e finanziario del Fmi. Rispetto allo shock energetico legato alla guerra all'Iran è intervenuta anche la presidente della Bce, Christine Lagarde «è troppo grande per essere ignorato» dalla politica monetaria, ma «una risposta misurata resta quella giusta per mantenere l'inflazione sotto controllo». Lagarde ha spiegato che la `funzione di reazione´ della Bce si basa su tre criteri: la valutazione delle prospettive dell'inflazione e dei rischi che la circondano; la dinamica dell'inflazione di fondo; e la forza della trasmissione della politica monetaria. «Le prospettive dell'inflazione indicano un'inflazione più elevata in futuro, soprattutto nel breve periodo, dati gli ultimi sviluppi nei mercati energetici. Tuttavia, in questa fase non vediamo prove di un significativo passaggio dei prezzi dell'energia ad altri prezzi e ai salari, al di là di quanto già incluso nelle nostre proiezioni».
Sul debito Giorgetti aggiunge: «La politica fiscale dovrebbe ricostruire i margini di manovra e salvaguardare la sostenibilità del debito attraverso quadri credibili di medio periodo (come il quadro fiscale dell'Ue), proteggendo al tempo stesso gli investimenti che favoriscono la crescita e la spesa sociale essenziale, riducendo i rischi di contagio esterno e migliorando la qualità e l'efficienza della spesa pubblica e delle entrate». Il ministro parla poi di innovazione e produttività. «La diffusione dell'innovazione tecnologica, anche attraverso l'Ia, offre significative opportunità per aumentare la produttività e rafforzare la crescita di lungo periodo, insieme a rischi che dovranno essere gestiti con attenzione», prosegue il documento ufficiale.
In queste ore Mateusz Szczurek, direttore del dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale, ha ricordato che «l'Italia ha compiuto progressi significativi, compresa la riduzione del deficit previsto sotto il 3% già quest'anno. Ma il debito pubblico è elevato e questo significa che qualsiasi nuova voce di spesa permanente - e purtroppo difesa e transizione energetica non sono spese una tantum, ma esigenze destinate a restare — richiede risparmi o nuove entrate per compensarla e mantenere il debito sotto controllo».