Economia

Giancarlo Giorgetti: «Con la manovra misure per i redditi medio-alti. Elezioni anticipate? Sono contrario»

Giancarlo Giorgetti: «Con la manovra misure per i redditi medio-alti. Elezioni anticipate? Sono contrario»

«Già è complicato fare il ministro dell’Economia nell’ultimo anno prima delle elezioni, se poi si anticipa il voto diventa ancora più complicato. Quindi io sono contrario alle elezioni anticipate». Non usa giri di parole il ministro Giancarlo Giorgetti, intervistato dal direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, nella sala Ciampi del dicastero, davanti a una folta platea di manager delle principali imprese italiane, in occasione della settima edizione dell’Advisory board day organizzato dalla Rcs Academy.

Del resto, dice Giorgetti, gli spazi per la prossima legge di Bilancio già sono ristretti e quindi sarebbe meglio evitare «assalti alla diligenza». Lui comunque è pronto a resistere. Come? «Basta non leggere i giornali, non stare sui social e non guardare la tv — risponde con una battuta — Si resta così nella diligenza e non ci si accorge degli apache. Se poi mi catturano... spero non mi facciano lo scalpo».

Battute a parte, Giorgetti ha spiegato che gli spazi «ordinari» della manovra verranno usati per fare un «altro passo della riforma fiscale» questa volta a vantaggio dei «redditi medio-alti», dopo i tagli fiscali e contributivi degli anni passati andati a beneficio dei redditi fino a 35-40 mila euro. Non scende nei dettagli, («ho le mie idee, ma devo mettermi d’accordo con gli altri») ma potrebbe essere questo il cuore del manovra, insieme agli interventi sugli spazi «straordinari» aperti dalla deroga al Patto di stabilità, ottenuta «miracolosamente» da Bruxelles anche sulle spese per l’energia, oltre che su quelle per la difesa. 

Le misure sull’energia si concentreranno sugli interventi a sostegno della produzione di energia da fonti sostenibili: «Penso a come funziona ora il riscaldamento e il condizionamento in scuole e ospedali». Sulla difesa, dove si aumenterà la spesa dello «0,3% del Pil nel 2027 e dello 0,6% nel 2028», circa 19 miliardi, si potenzierà non solo la difesa in senso stretto, ha spiegato il ministro, ma anche la cybersecurity. Il tutto, ha aggiunto, «a beneficio, se possibile, dei campioni nazionali» come Leonardo e Fincantieri, che sono stati «sollecitati a cambiare velocità in termini di capacità di offerta». 

L’Italia, però, nei prossimi anni non potrà più contare sull’emissione di nuovo debito comune europeo, dopo il Next generation Eu: «In Europa la considerano una bestemmia». E quindi, finito il Pnrr, gli investimenti saranno finanziati con risorse nazionali, tanto più che «abbiamo dimostrato di tenere il mercato del debito pubblico senza grandi difficoltà», risparmiando sulla spesa per interessi. Un risultato, questo, sottolineato dal presidente e amministratore delegato di Rcs MediaGroup, Urbano Cairo, nel saluto introduttivo: «Se pensiamo che quando il governo ha cominciato lo spread era a 236 punti e oggi è a 77, significa un calo, rispetto al Bund tedesco, di 159 punti, che vale 15-20 miliardi». È questa la «vera sovranità», ha detto Giorgetti.

«Un sovranismo realista» che offre una boccata d’ossigeno in un mondo sempre più complicato, con l’Europa stretta da una parte dall’imprevedibilità del presidente Usa, Donald Tramp, «un personaggio che non ragiona con le categorie della politica ma dell’uomo d’affari», ha osservato il ministro, e dall’altra dalla Cina che, passo dopo passo, «con la sua overcapacity sta distruggendo in modo competitivo l’industria europea». Per questo, secondo Giorgetti, Europa e Stati Uniti, invece di farsi la guerra commerciale tra loro, dovrebbe unirsi per «riscrivere le regole del Wto che hanno spalancato le porte del commercio internazionale alla Cina», col rischio di perdere le ultime due manifatture in Europa, quella tedesca e quella italiana. 

In questo contesto, per l’Italia restano i problemi della bassa crescita («che però dipende anche dal declino demografico e dal fatto che abbiamo rinunciato alle forniture di gas dalla Russia e ora compriamo a prezzi più alti da altri Paesi»), e dei bassi salari, dove Giorgetti da una parte ha rivendicato le misure di detassazione (aliquota al 5%) degli aumenti contrattuali e dall’altra ha chiesto alle imprese di fare la loro parte, perché «se i giovani vanno all’estero, il mea culpa deve essere collettivo e non solo del governo». Infine, il ministro ha rinnovato l’invito alle banche di «fare le banche», cioè di non far mancare credito e sostegno sul territorio alle imprese, in particolare alle piccole e alle start up, superando la pura logica degli algoritmi e valutando la bontà dei singoli progetti. Concetti che Giorgetti ribadirà oggi all’assemblea generale dell’Abi, l’associazione bancaria italiana.

14 lug 2026 | 23:01

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