Il suo banchetto di lavoro non è più nel piccolo laboratorio fronte strada a contatto diretto con clienti e turisti, ma nella stanza da letto. Eppure anche da lì Raffaele Apicella, per tutti Filuccio, a dispetto dei suoi 94 anni, continua a modellare piccoli capolavori, con quelle mani che resistono alla prova del tempo. E' lui, a Vietri sul Mare, il ceramista più anziano, anzi 'torniante', perché, spiega, il suo lavoro è sempre stato sul tornio, strumento per dar forma all'argilla; prima quello a pedali, poi elettrico.
Un lavoro di puro artigianato, perché "dalle mani parte tutto", dice Filuccio, consapevole che oggi molti "non usano più il tornio ma si affidano a prodotti semilavorati"; e abbozza una smorfia di disappunto, poi però, seguito con occhi pieni di amore dalla moglie Antonietta, torna a fare ciò che ha imparato quando aveva 10 anni, e che ha reso l'arte ceramista vietrese apprezzata ovunque, tanto che oggi Vietri sul Mare e la sua ceramica si preparano ad ottenere il riconoscimento europeo del marchio Igp No Food, fondamentale strumento di promozione e argine contro le frodi e le imitazioni.
E' proprio per difendere il lavoro manuale di Filuccio che il figlio Benvenuto, che dal padre ha raccolto l'eredità di torniante-ceramista, ha creato con altri 13 produttori di ceramica un'associazione che sta portando avanti la procedura di riconoscimento del marchio Ceramica di Vietri. "Senza le mani di Filuccio e di tanti vietresi appassionati e talentuosi come lui, forse - chiosa Benvenuto - non saremmo mai arrivati al livello di eccellenza che ci permette di proiettarci nel mondo".
Suo papà ricorda bene quanto ci è voluto per arrivare così in alto: "Fino ad alcuni anni fa quando si parlava di ceramica si nominava solo Faenza, Vietri quasi non esisteva, sebbene la ceramica qui si producesse da secoli". Filuccio, come tanti giovani vietresi, iniziò a lavorare la ceramica per non finire in mezzo alla strada; una storia, la sua, iniziata in pieno secondo conflitto mondiale, nel 1943.
"Mio padre - riannoda la memoria Filuccio - mi mandò dal maestro torniante Vincenzo Procida, che faceva soprattutto vasi. Fu lui ad avviarmi all'arte del tornio, che allora era a pedali, ad insegnarmi la tecnica e ad aprirmi al mondo della ceramica. In un ambiente pieno di invidia, il maestro mi voleva bene. Allora producevamo, oltre ai vasi, soprattutto pastori, ciucci e caprette per i presepi, ma anche doni per Pasqua e Natale. Si lavorava tutto il giorno". Con la morte del maestro Procida, aprì il suo laboratorio, un piccolo locale dove creava le proprie opere e cuoceva la creta per i negozi, trasformandola in pezzi di ceramica: "negozi che poi - ricorda con irritazione - si attribuivano la paternità del prodotto".
Filuccio ha formato tanti maestri ceramisti, come Lucio Ronca - in quasi trecento sono passati al suo laboratorio - e con lui iniziò presto a lavorare anche il figlio Benvenuto, appena adolescente. Formazione ma anche innovazione creativa; fu proprio Filuccio a portare la ceramica in una dimensione più artistica, alcuni suoi vasi di grandi dimensioni furono acquistati da monarchie del Nord Europa. Così, laddove prima si facevano soprattutto stoviglie in ceramica, si iniziarono a produrre vere e proprie opere d'arte, come il vaso che raffigura le quattro stagioni, che lui custodisce gelosamente in casa, una sorta di piccolo museo dove il tempo sembra essersi fermato, ma che racconta il forte legame tra la città di Vietri sul Mare e l'arte della ceramica.
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