Sarà un anno positivo, sul fronte delle esportazioni, per gli alimentari, l’industria estrattiva, la gomma e la plastica. Anche per le lavorazioni dell’oro, ancora. Lo sarà meno per tutto il resto o quasi: il tessile, la chimica di base, la meccanica strumentale soffriranno. Un cardine resta, però: la sostanziale tenuta del sistema filiere, che rende concorrenziale l’economia italiana sulla qualità.
Lo dice il Rapporto Export 2026 di Sace presentato il 2 luglio. Rivela un anno ancora complesso e a due velocità, ma sottolinea anche l’importanza delle filiere, chiamate «il cuore invisibile della competitività italiana». Nelle 12 filiere strategiche italiane, nota Sace, l’esportazione pesa per il 32% sul fatturato, il doppio della media dell’economia italiana (15%). Il fatto nuovo è che si sta sviluppando un modello multifiliera, cioè con clienti diversi. È la strada per non soccombere. «Quattro imprese su cinque partecipano a una sola filiera, è un perdita di opportunità — dice Alessandro Terzulli, capo economista di Sace —. Una strategia di coinvolgimento multifiliera aiuterebbe tanti settori, è la leva strategica per aumentare la competitività aziendale».
L’automotive, per esempio, sta iniziando a farlo. I fornitori delle case automobilistiche possono produrre anche per altri settori: la difesa e l’aerospazio, il ferroviario, le energie rinnovabili, la meccanica avanzata.
Dice Terzulli: «Le competenze tecnologiche possono essere usate anche per altri componenti. Chiaro che questo richiede un minimo investimento, ma ci sono potenzialità importanti. Le relazioni di filiera, del resto. stanno cambiando. In passato prevaleva la logica del contenimento dei costi, oggi emergono obiettivi più strategici».
Le prospettive per il prossimo triennio confermano l’urgenza di un rafforzamento e della diversificazione. Sono quattro i raggruppamenti settoriali analizzate da Sace in questa edizione del Rapporto Export: 1) Agricoltura e altri alimentari; 2) Beni di consumo; 3) Beni di investimento; 4) Beni intermedi. Si confrontano con una media generale di crescita delle esportazioni italiane prevista al +2% nel 2026, +2,5% nel 2027 e +2,8% nel 2028. L’assunto generale è che lo stretto di Hormuz riapra e si riduca l’impatto dei conflitti, in particolare in Iran.
Il primo settore, l’agroalimentare, batte la media: si stima che l’export cresca del 3,1% quest’anno, del 2,6% nel 2027 e del 2,5% nel 2028. In particolare, corrono i prodotti agricoli, +3,4% nel 2026. I beni di consumo invece, secondo raggruppamento analizzato, tengono nel 2026 con un +2,5%, trainati dalle lavorazioni dell’oro (categoria «Altri consumi»: +5,2% quest’anno), ma poi rallenteranno: +1,8% l’anno prossimo e +2,2% nel 2028. Il tessile abbigliamento è quasi fermo (+0,3% e qui dentro c’è la moda), dovrebbe riprendersi nei prossimi due anni (+2% l’anno prossimo e +2,2% nel 2028).
Stessa dinamica per i prodotti in legno che quest’anno addirittura perdono export (-0,2%), ma dovrebbero recuperare nel 2027-’28 (+1,6% e +2,3%).
Per i beni d’investimento, terza categoria indagata, il 2026 sarà un anno difficile: +1,3% l’export atteso, molto sotto la media. Qui ci sono le locomotive dell’industria italiana. Frenano infatti la meccanica strumentale (+1,4%), i mezzi di trasporto (+0,6%), gli apparecchi elettrici (+1,6%) che avevano trainato negli anni scorsi. Chi deve investire in nuovi impianti si muove con prudenza. Una riapertura dello stretto di Hormuz darebbe fiato: nel 2028 è attesa una crescita annua delle esportazioni di meccanica strumentale del 3,3%, dei mezzi di trasporto del 2,7% e degli apparecchi elettrici del 2,8%.
Infine i Beni intermedi, cioè i semilavorati o le materie prime usati nei processi produttivi, come l’energia, la chimica, la plastica: segnalano quanto lavorano le imprese. L’export qui è previsto salire del +2,2% quest’anno; del 2,5% l’anno prossimo e del 3,1% nel 2028. Corrono sopra la media gomma e plastica (+3,1% quest’anno, poi +3,5% e +2,7%), mentre l’estrattivo (petrolio, gas, inclusi i raffinati) ha un’impennata nel 2026 (+6,1%) e poi quasi si ferma.
La chimica, specialmente di base, si conferma in sofferenza (+1,2% nel 2026), ma ha delle chance di ripresa (+2,6 nel 2027 e +3,4% nel 2028).
12 luglio 2026, 13:51 - Aggiornata il 12 luglio 2026 , 13:51